Divise bianche VS mestruazioni: la richiesta dello sport femminile per l’inclusività
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L’imbarazzo di dover indossare capi bianchi mentre si hanno le mestruazioni è una sensazione conosciuta molto bene da tutte le donne. Pr questo motivo, le calciatrici dell’Inghilterra e le tenniste di Wimbledon hanno fatto richiesta ufficiale alla federazione e al proprio sponsor per poter modificare il colore delle divise total white che sono costrette a indossare e che, all’interno di un campionato che dura tre settimane, sarà sicuramente l’uniforme di almeno una donna con le mestruazioni. Una richiesta solo apparentemente superficiale e che, in realtà, rappresenta un ulteriore step nel rendere lo sport inclusivo al 100% tanto per gli uomini quanto per le donne.
La richiesta delle calciatrici della squadra inglese
Il bianco è solo un colore, ma può rappresentare un ostacolo alla serenità e alla concentrazione di molte sportive che devono partecipare a competizioni e gare durante i giorni del ciclo in cui hanno le mestruazioni. La calciatrice della nazionale inglese Beth Mead è stata la prima a esporre il problema: “Ne abbiamo parlato anche fra compagne di squadra e si è deciso un confronto con l’azienda. Hanno recepito il messaggio ed adesso speriamo che possano cambiare il colore. Sono la prima sostenitrice del kit bianco, lo trovo davvero molto bello ma è altrettanto inevitabile che diventi poco pratico quando arriva quel particolare momento del mese. Sono certa che affronteremo la questione nel miglior modo possibile”.
La Federazione Inglese non si è scomposta davanti alla proposta, ma anzi ha assicurato il proprio completo supporto alle sportive: “Continueremo a lavorare con il nostro sponsor tecnico per risolvere il problema, ma allo stesso tempo seguiremo le indicazioni degli organizzatori del torneo per le scelte dei colori delle divise di gioco”.
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La partecipazione delle tenniste di Wimbledon
Il problema è risolvibile, infatti, se la soluzione viene stesa cooperando con le necessità delle organizzazioni sportive di distinguere le squadre anche attraverso il colore delle divise. Lo ribadisce anche lo sponsor della squadra, la gigantesca azienda sportiva Nike: “Comprendiamo le preoccupazioni delle nostre atlete he indossano divise di colori chiari durante il ciclo, fatto che può rappresentare un serio problema nello sport. Lavoreremo per trovare una soluzione, ma allo stesso tempo sarà necessario seguire i dettami di squadre, federazioni e associazioni sportive he decidono i colori delle loro uniformi”.
Per le calciatrici l’obbligo della divisa bianca è una novità, rispetto alle uniformi blu indossate nel 2015 e nel 2019; non si può dire lo stesso per le tenniste di Wimbledon, invece, costrette dalla tradizione inglese a indossare sempre total white durante i tornei. Perciò alla richiesta del mondo del calcio si è accodato quella delle tenniste, il cui svolgimento delle gare è stato, a volte, bloccato proprio a causa di una violazione (anche involontaria) del dress code: è avvenuto, per esempio, a Venus Williams, il cui match è stato interrotto a causa di una spallina del reggiseno rosa troppo visibile.
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In vasca, sul ghiaccio, in un campo di terra rossa: sono tante le donne che si sono distinte e si distinguono nello sport. In Italia possiamo vantare numerose campionesse in tantissime discipline, ma anche all'estero non mancano esempi importanti.
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Carolina Kostner ha iniziato a pattinare all'età di 4 anni e lei stessa ha affermato: "Metà della mia famiglia, dalla parte di mio padre, è nel mondo dello sport, mentre dal lato di mia madre c'è più affinità con le arti. Per me il pattinaggio artistico era un buon mix delle due cose". Durante la sua carriera ha collezionato numerosi successi e può contare ben 9 ori nei Campionati mondiali di pattinaggio e 5 agli Europei.
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Il gap di genere nello sport
Violare il dress code va contro il regolamento di Wimbledon, così come indossar un pantaloncino di un colore diverso in autonomia durante gli Europei di calcio rappresenterebbe un violamento delle regole. Tuttavia, è necessario farsi carico di queste esigenze specifiche per poter aumentare il tasso di inclusività della dimensione sportiva verso il genere femminile, la cui presenza è spesso considerata superflua, dilettantistica. Ne è un chiaro esempio il fatto che le calciatrici italiane siano state riconosciute solo pochissimo tempo fa come delle vere e proprie professioniste dello sport. Aumentare l’inclusività, quindi, per ridurre le differenze di genere e abbattere gli stereotipi di conseguenza.
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