Garlasco, caso Poggi: la storia di un delitto indagato da 18 anni si infittisce con impronte non identificate e nuovo DNA da raccogliere
Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco si riapre tra nuove tracce di DNA, impronte misteriose e personaggi mai del tutto usciti dalla scena.
Delitto Garlasco, il legale di Stasi: "Questa indagine può riscrivere la storia"
Capitolo I – Una casa, un delitto, un silenzio
13 agosto 2007: la mattina in cui Chiara non rispose al citofono
L’estate era ancora nel pieno. A Garlasco, paese di provincia che sonnecchia tra le risaie, il caldo faceva appiccicare l’aria ai muri. In via Pascoli, tutto sembrava immobile. Quando il fratello di Chiara Poggi citofonò quella mattina, nessuno rispose. Salì. E fu allora che tutto cambiò: il corpo della ventiseienne era riverso sulle scale della taverna, seminudo, con la testa insanguinata. Una scena nitida e disturbante, che da subito spaccò l’opinione pubblica tra chi vedeva in Alberto Stasi, il fidanzato, il colpevole perfetto, e chi intravedeva zone d’ombra, oggetti mai cercati, orari contraddittori.
Una prima condanna, tanti dubbi
Nel 2015 Alberto Stasi venne condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara. Nessuna confessione, solo un mosaico di incongruenze e dettagli. L’indagine, chiusa e riaperta più volte, si era fermata lì. Almeno fino a oggi.
Il ritorno dei fantasmi: perché il caso è stato riaperto
La richiesta della difesa: “le prove dimenticate”
Nel 2024 la difesa di Stasi ha presentato una richiesta: un nuovo incidente probatorio, con lo scopo di analizzare tracce che a suo tempo furono considerate irrilevanti o inutilizzabili. L’obiettivo è chiaro: dimostrare che le prove chiave non raccontavano tutta la verità.
La gip Daniela Garlaschelli ha approvato la richiesta e ha nominato due nuovi periti: Denise Albani e Domenico Marchigiani, entrambi della Scientifica di Milano. Il tempo concesso: 90 giorni.
L’ombra di un altro uomo: le tracce mai identificate, 3 da ben 60 impronte digitali
Sotto le unghie di Chiara fu trovato DNA maschile, all’epoca ritenuto “non utilizzabile”. Oggi, con le tecnologie attuali, si tenta una nuova comparazione. E non è tutto: 60 impronte digitali furono repertate nell’abitazione. Tutte identificate, tranne tre. Le tre sul cartone della pizza.
Il cartone della pizza: una scena del crimine parallela
Venerdì sera: una cena semplice, un dettaglio cruciale
Chiara aveva ordinato due pizze. La cena era stata informale, quasi banale. Eppure proprio quel cartone — con tre impronte sconosciute — è oggi il dettaglio che potrebbe capovolgere la storia. Quelle impronte non appartengono né a Chiara né ad Alberto, né a familiari o amici stretti. Allora, chi c’era con Chiara quella sera?
Il DNA sotto le unghie: una stretta che parla, oggi richiesto alle gemelle Cappa, a Sempio e Marco Panzarasa
La mano della vittima stringe un indizio
Nonostante Chiara, secondo i giudici, non abbia avuto il tempo di difendersi, sotto le sue unghie c’era del DNA. Un profilo maschile, parziale, che oggi torna protagonista.
Il cromosoma Y, emerso nelle nuove analisi, non è un’identificazione univoca: indica una linea paterna, ma non un singolo individuo. Tuttavia, può portare verso un gruppo familiare e aprire nuove piste.
Rileggere i reperti con occhi nuovi
Nel 2007, certi strumenti non c’erano. Oggi sì. E ciò che era definito “non interpretabile” può diventarlo. Ma il tempo non è solo un alleato: la catena di custodia, ovvero il modo in cui i reperti sono stati conservati, è ora al centro delle contestazioni.
Chi sono i nomi sul tavolo
Andrea Sempio, l’amico vicino (troppo vicino?)
Andrea Sempio era un amico di Chiara, spesso presente nella villetta. Fu tirato in ballo anni fa, e oggi è l’unico indagato del nuovo filone. Il suo DNA è stato prelevato di nuovo. Le analisi sono in corso. Non è accusato, ma il suo nome è tornato a circolare soprattutto dopo il blitz della polizia in casa sua.
Le cugine Cappa: vecchie confidenze, nuove attenzioni
Paola e Stefania Cappa, le gemelle cugine della vittima, sono tra i nomi al centro delle nuove verifiche. Il loro DNA sarà acquisito, così come quello di Marco Panzarasa, amico di Stasi. Un vecchio messaggio (“Abbiamo incastrato Stasi”), la ricerca dell'arma del delitto nei pressi della loro casa ha riacceso l’interesse sulle due ragazze.
E se fosse un volto mai indagato?
Il sospetto più inquietante è che nessuno dei volti noti corrisponda alle nuove tracce. Un volto mai indagato, un nome mai emerso. Il DNA anonimo potrebbe aprire una porta rimasta sempre chiusa.
L’incidente probatorio: la scienza risponde
Gli esperti in scena: la Scientifica di Milano all’opera
Gli incaricati dell’incidente probatorio sono Denise Albani, commissario capo, e Domenico Marchigiani, dattiloscopista esperto. Analizzeranno impronte, tamponi, reperti conservati nei laboratori del RIS di Parma e nell’Istituto di Medicina Legale di Pavia.
Il loro lavoro è delicato e complesso, sotto il controllo del gip, della Procura e delle parti civili e difensive.
Il tempo dei risultati: ottobre sarà il mese della verità
La scadenza è fissata: 24 ottobre 2025. In quell’arco di tempo i periti dovranno depositare il loro lavoro. Le attese sono alte, ma anche le tensioni tra le parti: la difesa di Sempio contesta l’estensione dell’incidente probatorio alle impronte digitali, e chiede verifiche sulla conservazione dei reperti.
Un cold case o un colpo di scena?
Se non fu Alberto, chi allora?
La domanda che attraversa questa indagine è una sola: se i nuovi accertamenti portassero lontano da Stasi, chi ha ucciso Chiara Poggi? Il legale di Stasi parla di speranza e paura: “Chi si sente innocente ha paura che non succeda niente”. E oggi, quella speranza si chiama confronto genetico.
Una giustizia zoppa e una ragazza dimenticata
Tra mille dubbi, però, c’è una certezza: Chiara Poggi è stata uccisa brutalmente. Aveva 26 anni. Ogni nuova analisi, ogni polemica, ogni ipotesi deve partire da lei.
“Garlasco è piena di canali. Perché nessuno ha cercato anche lì, attorno alla casa di Stasi?”, ha detto l’avvocato della famiglia, Gian Luigi Tizzoni. Diciotto anni dopo, la verità sembra ancora un’ombra che si sposta un passo avanti a chi la insegue. Ma qualcosa si muove. Forse, stavolta, l’enigma di Garlasco parlerà davvero.