Caso Poggi, tornano le gemelle Cappa: nuova pista per l'arma del delitto, vecchi sospetti
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Le gemelle Cappa, cugine di Chiara Poggi, tornano al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco. Le ricerche attuali puntano a un martello gettato in una roggia vicino alla casa della loro nonna. Nuovi testimoni, intercettazioni e 280 sms accendono i riflettori su una possibile nuova verità.
Garlasco: le novità sul caso Chiara Poggi, tra le testimonianze ignorate, i messaggi, il martello (l'arma?) e le cugine gemelle Cappa
Un colpo di scena a Tromello: il martello ritrovato e la pista mai seguita prima
Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, un nuovo colpo di scena scuote il caso di Garlasco: un martello è stato rinvenuto in una roggia a Tromello, vicino a una casa di corte che un tempo apparteneva alla nonna delle gemelle Cappa, cugine della vittima. Gli inquirenti erano partiti alla ricerca di un attizzatoio da camino, compatibile con le ferite riportate da Chiara, ma il ritrovamento di un martello a "coda di rondine" potrebbe riscrivere la storia del delitto. Si tratta, forse, dell’arma scomparsa di cui la famiglia Poggi denunciò la mancanza proprio quel 13 agosto 2007.
Chi era il supertestimone: una vecchia testimonianza ritrattata
Al centro di questo sviluppo ci sono due testimonianze: una vecchia, quella del tecnico del gas Marco Demontis Muschitta, che disse di aver visto una ragazza bionda allontanarsi da via Pascoli in bicicletta con un attizzatoio in mano. In seguito ritrattò, dicendo di essersi inventato tutto, ma in una telefonata intercettata confessò: “Mi hanno chiesto di ritrattare”. L’altra è più recente e arriva da un testimone che avrebbe sentito – da due persone nel frattempo decedute – un racconto su Stefania Cappa: la giovane sarebbe stata vista arrivare a Tromello con una borsa pesante, entrare in casa, e poi si sarebbe udito un forte tonfo, come di un oggetto gettato in acqua.
I nuovi elementi: tra messaggi, intercettazioni e frasi sospette: "Mi sa che abbiamo incastrato Stasi"
A rafforzare i sospetti, i 280 messaggi recentemente depositati dalla procura: sarebbero stati inviati da Paola Cappa a un amico di Milano nei giorni successivi al delitto. Tra questi, uno in particolare ha attirato l’attenzione: “Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”. Un messaggio che – se autentico – metterebbe in discussione l’intero impianto accusatorio che nel 2015 portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi, dopo due precedenti assoluzioni. Tuttavia vi comunichiamo che non ci sono informazioni certe e confermate che questo sia davvero il testo del messaggio.
Chi sono le gemelle Cappa, le cugine di Chiara? La convalescenza e quell'accenno all'anoressia...
Stefania e Paola Cappa sono le figlie della sorella del padre di Chiara Poggi. All’epoca, Stefania studiava giurisprudenza, mentre Paola era convalescente. Sembra che una delle due soffrisse di anoressia, ma il dettaglio non è mai stato confermato.
Oggi: Stefania avvocata, Paola food blogger. Ma tornano nel mirino
Oggi Stefania è un avvocato specializzato in diritto sportivo, con incarichi nelle commissioni del CONI, e Paola è una food blogger, collaboratrice de La Cucina Italiana. Nessuna delle due è mai stata indagata, ma ora il loro legame familiare e la vicinanza del luogo del ritrovamento le riportano sotto i riflettori.
Le stranezze mai chiarite: la foto in rosso, la bicicletta, il Suv
Tra gli elementi controversi che riemergono, c’è la famosa foto delle tre cugine vestite di rosso, portata dalle gemelle davanti casa Poggi nei giorni successivi al delitto. In realtà, si trattava di un fotomontaggio: uno scatto simile non esiste. Inoltre, una bicicletta nera da donna fu vista nei pressi di via Pascoli la mattina del delitto. Alcuni testimoni, tra cui un commerciante, riferirono anche della presenza di un Suv scuro riconducibile alla madre delle gemelle.
Alcuni post social non sono passati inosservati: nel 2013, Paola pubblicò una foto dei propri piedi con calze a quadretti e al centro un’impronta a pallini, simile a quella trovata sul pigiama di Chiara. Il tutto accompagnato dalla frase “Buon compleanno sorellina”. Più recente, una storia Instagram di Stefania con la scritta “Fruttolo” tra delle biciclette, lo stesso alimento trovato in casa Poggi e ora sottoposto a nuove analisi genetiche.
Le frasi captate: odio verso gli zii e tensioni familiari
In un’intercettazione ambientale del 2007, Paola confida alla nonna: “Odio gli zii, non li sopporto più… ci hanno rotto i coglioni, basta!”. Frasi che si aggiungono alla testimonianza di Francesca, amica di Chiara: “Mi parlò di una festa in una villa con piscina e di tensioni familiari. Una delle cugine era anoressica, e la situazione pesava”. Quella festa si sarebbe svolta a fine luglio 2007, poco prima dell’omicidio.
Tromello, Voghera, Garlasco: i luoghi del nuovo filone investigativo
Le perquisizioni non si sono fermate a Tromello. I carabinieri sono entrati anche a Voghera, casa di Andrea Sempio, ex amico del fratello di Chiara, e a Garlasco, dove abitava la nonna dell’indagato. Sono stati sequestrati dispositivi elettronici, chiavette USB, quaderni, diari e perfino atti giudiziari. Tutti elementi ora al vaglio degli inquirenti.
I nuovi testimoni: Capra e Freddi, tra alibi incerti e telefonate scomode
Tra i nuovi nomi spuntano Mattia Capra, parente del genetista di parte Poggi, e Roberto Freddi. Entrambi dicono di essere rimasti a casa quel 13 agosto 2007. Ma le celle telefoniche smentiscono. E fu proprio Andrea Sempio a informarli della morte di Chiara. Anche qui, le versioni vanno verificate.
Un nuovo volto al centro: Andrea Sempio
La figura di Andrea Sempio è di nuovo centrale: amico intimo del fratello di Chiara, è tornato nel mirino degli inquirenti. La riapertura del caso e le nuove perquisizioni, compresi dispositivi e documenti a lui appartenenti, segnalano un cambio di rotta netto nell’approccio investigativo.
Il futuro dell’inchiesta: DNA, oggetti e incognite
Alla vigilia dell’incidente probatorio sul DNA sotto le unghie di Chiara, ogni elemento sembra avere un nuovo peso. Dal Fruttolo alle impronte, dai social agli oggetti sequestrati. Gli investigatori sembrano determinati a seguire le piste ignorate nel 2007. E ora, forse, sarà davvero possibile un riesame totale. Con una domanda ancora irrisolta: chi ha davvero ucciso Chiara Poggi?
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