David di Donatello 2025: chi sono le tre registe candidate per miglior film e regia e i temi forti dei loro film
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Per la prima volta nella storia dei David di Donatello, tre donne si contendono i premi per miglior film e miglior regia: Francesca Comencini, Maura Delpero e Valeria Golino firmano tre opere profondamente diverse per stile e tematiche, ma accomunate da una forza narrativa capace di incidere nell'immaginario collettivo. Dai traumi privati agli orrori della guerra, fino alla più radicale autodeterminazione femminile, queste registe raccontano, con voce potente, il presente attraverso il passato.
Un’edizione storica per i David: tre donne in corsa per il miglior film e regia
I David di Donatello 2025 si preannunciano come un’edizione memorabile. Per la prima volta nella storia del premio, tre donne si contendono le due categorie più ambite: miglior film e miglior regia. Francesca Comencini con Il tempo che ci vuole, Maura Delpero con Vermiglio e Valeria Golino con L’arte della gioia hanno firmato tre opere che, ciascuna a modo suo, raccontano la vita attraverso la lente potente dell’esperienza femminile. È un momento epocale non solo per il cinema italiano, ma per tutta l’industria culturale: uno spazio in cui le storie raccontate da donne conquistano il centro della scena.
Il tempo che ci vuole, di Francesca Comencini: di cosa parla il film che omaggia il padre
Una storia d'amore tra padre e figlia nell'Italia degli anni di piombo
Con Il tempo che ci vuole, Francesca Comencini firma uno dei suoi lavori più personali, delicati e struggenti. La pellicola è un omaggio al padre, il grande Luigi Comencini, ma anche un racconto di formazione e rinascita. Ambientato negli anni di piombo, il film segue la battaglia di una giovane donna per uscire dalla tossicodipendenza grazie all’amore e alla tenacia del padre, interpretato da Fabrizio Gifuni. La figlia, alter ego cinematografico della regista, ha il volto intenso di Romana Maggiora Vergano.
È un film dove la relazione genitore-figlio si intreccia con la storia d’Italia, tra la paura del fallimento, l’abbandono e la possibilità di redenzione. “Sempre tentare e sempre fallire, e fallire sempre meglio”, è la lezione che Luigi Comencini lascia alla figlia. Il cinema è una cura, ma la vita – come ricorda il padre in una scena memorabile – “viene prima di tutto”.
Vermiglio, di Maura Delpero: la sposa di montagna e la dura vita di tre sorelle
Vermiglio è il film che ha emozionato Venezia e convinto la giuria degli Oscar. Diretto da Maura Delpero, ha vinto il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema. Ambientato in un villaggio alpino durante l’ultimo anno della Seconda Guerra Mondiale, racconta una famiglia che viene sconvolta dall’arrivo di un soldato. Il set, definito dalla regista un “paesaggio dell’anima”, si è trasformato in un microcosmo femminile. Donne di ogni età, attrici e abitanti del villaggio, hanno contribuito alla creazione di un mondo autentico e vibrante. “Vermiglio è un atto d’amore per mio padre e la sua terra”, ha raccontato la Delpero. La commissione dell’Anica lo ha scelto perché capace di rendere universali i sentimenti e le storie della provincia italiana. Un’opera intima, ma dal respiro internazionale.
L’arte della gioia, di Valeria Golino: squisita autodeterminazione femminile come non l'avete mai vista
Valeria Golino torna dietro la macchina da presa con L’arte della gioia, adattamento dell’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza (che sarà protagonista anche del film italiano quest'anno in concorso a Cannes), presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes. La serie Sky Original, in uscita su Sky e NOW nel febbraio 2025, è un ritratto dirompente e moderno della femminilità. La protagonista è Modesta, donna povera, curiosa, scandalosa, libera. A interpretarla è una straordinaria Tecla Insolia, affiancata da Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca.
È un racconto di emancipazione, desiderio e coraggio. “Modesta è oltre la modernità”, ha detto la Golino, “una donna poco edificante, ma potentissima. Raccontare lei significava raccontare un’altra possibilità del femminile”. Ambientata nella Sicilia del Novecento, la serie esplora sessualità, autodeterminazione e potere, rompendo ogni convenzione narrativa. Ogni episodio è una sfida all’immaginario: qui l’antieroina è una donna, e non chiede scusa per esserlo.
Perché contano: tre sguardi diversi, ma tutti necessari
Comencini, Delpero e Golino non raccontano lo stesso mondo, ma lo attraversano con la stessa urgenza. I loro film parlano di ferite, famiglia, desiderio, ribellione. Di vite vissute o negate, di ruoli imposti e identità cercate. Sono storie diverse, ma tutte necessarie: perché mostrano che lo sguardo femminile non è un tema di genere, ma una ricchezza di sguardi, di linguaggi, di verità.
Cosa aspettarsi ai David 2025?
I riflettori sono puntati su queste tre opere che hanno già conquistato festival e pubblico. La sfida ai David sarà serrata, ma a prescindere da chi alzerà la statuetta, sarà una vittoria del cinema italiano, della narrazione sensibile, del coraggio creativo. È l’anno delle registe, e non è una coincidenza: è il frutto di un lavoro lungo, ostinato, finalmente riconosciuto.
Mostra(mi) Venezia: immergiamoci nel Festival
Tutto è iniziato dalla Mostra del Cinema di Venezia, dove Vermiglio e Il tempo che ci vuole hanno debuttato tra entusiasmo e commozione. Il Lido ha fatto da trampolino a due film che oggi dominano la scena dei David. Un segnale importante: la rinascita del cinema passa dalle storie vere, forti, umane, e sempre più spesso ha il volto e la voce delle donne.
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