Parola alle donne 3 minuti di lettura

Cristiana Capotondi dedica il "Canto alle donne" di Alda Merini a Giulia Cecchettin

Cristiana Capotondi 

Ospite della trasmissione "In altre parole" su La7, l'attrice ha recitato la poesia in ricordo di Giulia e della crudeltà che ha subito.

Da quando, lo scorso sabato 18 novembre, è arrivata la notizia del ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin, si sono susseguiti sui social e in tv gli omaggi in ricordo della giovane 22enne uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta. Sui social, in particolare, si è diffusa la parte finale della poesia dell'attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, "Se domani tocca a me, voglio essere l'ultima". Cristiana Capotondi, invece, ha scelto le parole di Alda Merini per ricordarla.

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Cristiana Capotondi e la poesia per Giulia Cecchettin

L'attrice Cristiana Capotondi è stata ospite di In altre parole, programma di approfondimento di La7 che, alla stregua di molte altre trasmissioni, si è occupata della vicenda di Giulia Cecchettin. La puntata si è aperta con un dibattito sulla violenza di genere e il problema socio-culturale alla sua base. Una discussione durante la quale l'attrice ha lanciato anche un'offensiva alla musica trap, con l'accusa di incitare la violenza e il sessismo tra i giovani che la ascoltano.

Cristiana Capotondi ha poi voluto prendere un momento per ricordare Giulia, dedicandole le parole della poetessa Alda Merini nel Canto delle donne. Una poesia in cui Alda Merini raccoglie le violenze e le crudeltà subite dalle donne che si trasforma in un'ode al loro coraggio e alla resistenza ai soprusi subiti.

Di seguito, il testo integrale della poesia di Alda Merini che Cristiana Capotondi ha recitato per Giulia Cecchettin:

Io canto le donne prevaricate dai bruti
la loro sana bellezza, la loro “non follia”
il canto di Giulia io canto riversa su un letto
la cantilena dei salmi, delle anime “mangiate”
il canto di Giulia aperto portava anime pesanti
la folgore di un codice umano disapprovato da Dio.

Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
il livido delle cosce, pugni in età adolescente
la pudicizia del grembo nudato per bramosia,
Canto la stalla ignuda entro cui è nato il “delitto”

la sfera di cristallo per una bocca “magata”.
Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo
canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
simile ad un corpo d’uomo era il suo corpo salino
ma gravido d’amore come in qualsiasi donna.

Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
e tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione
di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro
la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra,
canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.
Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina
sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
e le velate grazie toccate da mani villane.

Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare
dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
di tribunali di sogno, di tribunali sospetti.
Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
e un faro di marina che non conduceva al porto.
Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
e il simbolo-dottore perennemente offeso
e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.
Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra
canto la mia dimensione di donna strappata al suo unico amore che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada
io canto il miserere di una straziante avventura
dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.

Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti
alla lussuria del vento che violentava le donne.
Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino
e canto il mio dolore d’esser fuggita al dolore
per la menzogna di vita per via della poesia.

La vicenda di Giulia Cecchettin che ha scosso il Paese

Giulia Cecchettin, 22enne originaria di Vigonovo, in Veneto, è scomparsa lo scorso 11 novembre insieme all'ex fidanzato Filippo Turetta. I giorni di attesa e incertezza si sono trasformati nella peggiore delle ipotesi quando, poche ore dopo il ritrovamento di un video di sorveglianza che mostra Filippo Turetta aggredire la giovane, il corpo della ragazza è stato trovato sabato 18 novembre.

Il corpo di Giulia Cecchettin è stato trovato nei pressi del Lago di Barcis, in Friuli Venezia-Giulia: dai primi rilevamenti è emerso come Filippo Turetta l'abbia uccisa con svariate coltellate e percosse, per poi abbandonare il corpo lungo un dirupo.

Il giovane è poi fuggito, prima in Austria e in seconda battuta in Germania, dove domenica 19 ottobre è stato arrestato nei pressi di Lipsia. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale. 

Il caso della giovane ha riaperto il dibattito sulla violenza di genere sollevando l'opinione pubblica, guidata anche dalla fermezza e dal coraggio di Elena Cecchettin, la sorella, che ha fatto parlare di sé dopo l'intervento a Dritto e rovescio e la lettera inviata al Corriere della Sera.