Continue molestie sessuali sul set di "It Ends With Us": Blake Lively denuncia la co-star Justin Baldoni (anche per diffamazione)
Blake Lively denuncia Justin Baldoni per molestie sessuali sul set di It Ends With Us. Una nuova luce sulla vicenda: TikTok l’aveva dipinta come anti-femminista, ma forse stava vivendo una realtà di abuso che nessuno aveva colto.
Blake Lively ha ufficialmente denunciato Justin Baldoni, regista e co-protagonista del film It Ends With Us, per molestie sessuali avvenute sul set. La notizia, riportata da TMZ, aggiunge un nuovo tassello a una vicenda che ha già catalizzato l’attenzione pubblica. Quando il film era uscito, i social – in particolare TikTok – avevano fatto a pezzi l’immagine dell’attrice, accusandola di non aver capito la delicatezza del tema trattato dal film e di promuoverlo in modo inappropriato. Ma ora, le accuse mosse contro Baldoni suggeriscono che Lively, lungi dall’essere superficiale, potrebbe essere stata vittima di una situazione ben più complessa, con dinamiche di abuso e manipolazione che avrebbero influenzato non solo il set, ma anche l’opinione pubblica.
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Blake Lively denuncia la co-star di It Ends With Us, Justin Baldoni, per molestie sessuali sul set
Quando It Ends With Us è uscito nelle sale, Blake Lively è stata travolta da una marea di critiche. I social, in particolare TikTok, l’avevano dipinta come una donna distante dal tema delicato del film, la violenza di genere, accusandola di superficialità e di sfruttare il progetto per promuovere la sua immagine. Ma ora, con la denuncia per molestie sessuali contro Justin Baldoni, regista e co-protagonista del film, emerge una realtà molto diversa. Ciò che sembrava essere il ritratto di una star insensibile e “anti-femminista” potrebbe rivelarsi, invece, il risultato di una campagna per screditarla, proprio mentre stava affrontando una situazione di abuso.
La promozione di It Ends With Us: perché tutti hanno iniziato a odiare Blake Lively (e Ryan Reynolds)
Lo scorso agosto è uscito It Ends With Us, un film in cui Blake Lively non solo era protagonista, ma anche produttrice. E lì, TikTok ha preso fuoco. Improvvisamente, i social sono stati invasi da vecchie interviste in cui usava espressioni ormai impensabili, video in cui sembrava distante o addirittura sgarbata con giornalisti e fan, e dichiarazioni in cui evitava di parlare del tema centrale del film – la violenza sulle donne – preferendo argomenti più leggeri. Come se non bastasse, sono spuntate ricostruzioni su presunti attriti sul set: voci dicevano che avesse imposto al co-protagonista e regista Justin Baldoni un montaggio che “stravolgesse il messaggio” e che si portasse dietro il marito, Ryan Reynolds, anche quando proprio non c’entrava, solo per dargli visibilità. Insomma, l’hanno accusata di aver promosso un film su un tema così serio con l’approccio di chi lancia il prossimo Barbie, vestita di fiori e colori pastello.
Dall’altra parte, Baldoni sembrava quasi diventato la vittima della situazione. Escluso dal press tour e ignorato persino dalla scrittrice del libro da cui il film è tratto, si diceva che volesse mantenere il focus sulla violenza domestica, il tema originale della storia. Sui suoi social, infatti, pubblicava storie vere di donne sopravvissute agli abusi. E poi, colpo di scena: il 21 dicembre, Blake Lively ha denunciato Baldoni (e altre persone legate al film e alla sua promozione) per molestie sessuali e diffamazione. Una vicenda che, a quanto pare, ha due facce ben diverse.
Facciamo un passo indietro, chi è Justin Baldoni?
Justin Baldoni, nato il 24 gennaio 1984 a Los Angeles, è un attore, regista e produttore statunitense. Cresciuto a Medford, Oregon, proviene da una famiglia dalle radici multiculturali: sua madre è di origine ebraica, mentre suo padre ha origini italiane, discendente del senatore Louis Baldoni, immigrato dall’Italia. Baldoni ha iniziato la sua carriera nel mondo dello spettacolo nel 2004, interpretando Ben nella soap-opera Febbre d'amore. Dopo alcuni ruoli minori, è emerso grazie alla sua interpretazione nella serie Everwood, continuando con apparizioni in produzioni come Streghe, CSI: Miami e Beautiful. La svolta nella sua carriera è arrivata con il ruolo di Rafael Solano nella serie di successo Jane the Virgin, prodotta dalla CW. Nel 2019, Baldoni ha esordito come regista e produttore con il film A un metro da te, che ha ottenuto un buon riscontro di pubblico.
Oltre alla carriera cinematografica e televisiva, Baldoni è anche autore del saggio Man Enough (2021), in cui esplora temi legati alla mascolinità. Nella sua vita privata, Baldoni è sposato con Emily Baldoni (nata Foxler) dal 2013. La coppia ha due figli: Maiya Grace, nata nel 2015, e Maxwell, nato nel 2017.
Che cosa è successo sul set di It Ends With Us tra Justin Baldoni e Blake Lively?
Secondo la versione di Blake Lively, le accuse contro Justin Baldoni non sono leggere. L’attore e regista avrebbe cercato più volte di inserire nel film baci e scene esplicite che non erano nel copione, arrivando persino a morderle le labbra durante le riprese, lasciandole lividi. Quando lei si sarebbe opposta, la sua risposta sarebbe stata: "Ma non sono nemmeno attratto da te". Se non bastasse, Baldoni avrebbe avuto conversazioni inappropriate con lei, raccontandole nei dettagli della sua dipendenza dal sesso, dei suoi genitali, e mostrandole persino foto della moglie nuda e mentre partoriva. Inoltre, pare si vantasse della sua vita sessuale mostrando foto dei suoi incontri e che si fosse introdotto nel camerino di Blake Lively senza invito, anche mentre lei si stava cambiando o allattava.
Quando l’attrice ha chiesto di avere un intimacy coordinator sul set per garantire la professionalità durante le riprese, le cose non sono migliorate. Testimonianze di altri membri della troupe confermano comportamenti simili. Per esempio, durante la registrazione di una scena erotica (che, tra l’altro, non era nemmeno nel libro originale), Baldoni avrebbe commentato: "È eccitante". La scena riguardava la giovane versione del personaggio interpretato da Blake Lively.
A quanto pare, la presenza costante di Ryan Reynolds sul set e durante il tour promozionale sarebbe stata dovuta a questione di protezione in difesa della moglie. La decisione di Blake, delle altre attrici, e persino di Colleen Hoover (autrice del libro da cui il film è tratto) di tagliare fuori Baldoni dal press tour non è stata ben accolta.
In risposta, Baldoni avrebbe assoldato un’agenzia di PR e gestione delle crisi con un piano preciso: minare la reputazione di Blake Lively e screditare il suo impegno femminista. Il New York Times ha persino ricostruito documenti e messaggi che dimostrerebbero questo intento.
Le richieste di Blake Lively sull’intimacy coordinator
Secondo Blake Lively, l’atmosfera sul set di It Ends With Us era tossica. Tanto che l’attrice aveva deciso di convocare una riunione con Justin Baldoni e la produzione per stabilire delle regole chiare. Tra queste: smettere di parlare dei genitali degli attori e della troupe, non fare più commenti sul suo peso, non aggiungere scene di sesso non previste dalla sceneggiatura originale, utilizzare una controfigura per le scene più violente, e soprattutto avere un intimacy coordinator per quelle girate insieme a Baldoni. Le regole erano state accettate da tutti.
In quella riunione, a cui pare abbia partecipato anche suo marito Ryan Reynolds, Lively avrebbe chiesto espressamente che non le venissero più mostrate immagini di donne nude o ascoltati discorsi sulla passata "dipendenza da pornografia" di Baldoni. Altri punti della lista includevano: niente più racconti sulle sue conquiste sessuali davanti a lei o al cast, niente più battute o commenti sui genitali, e di non toccare argomenti personali come il peso di Blake Lively o la memoria di suo padre, recentemente scomparso. Infine, era chiaro che non dovevano essere aggiunte scene di sesso che non fossero già state approvate e firmate nel contratto.
Nonostante queste richieste fossero state formalmente accolte, il report suggerisce che Baldoni avrebbe poi orchestrato una vera e propria campagna di manipolazione sociale contro l’attrice, con l’obiettivo di distruggerne la reputazione. Questa situazione, secondo Blake Lively, le avrebbe causato un profondo disagio emotivo.
Una campagna di diffamazione contro Blake Lively?
Secondo quanto emerso, Justin Baldoni avrebbe assoldato Melissa Nathan, una PR di alto profilo nota per aver lavorato con figure controverse come Johnny Depp, Drake e Travis Scott. L’obiettivo? Lanciare una campagna mediatica negativa contro Blake Lively, con l’intento di dissuaderla dal portare alla luce le sue lamentele sull’ambiente tossico del set. In un messaggio trapelato, Nathan avrebbe scritto senza mezzi termini: "Possiamo distruggere chiunque".
Poco dopo, infatti, diversi TikTok e thread Reddit critici nei confronti di Blake Lively hanno iniziato a circolare. I pezzi attaccavano sia il suo comportamento sul set sia il modo in cui aveva gestito la promozione del film. Le accuse andavano dal tono troppo superficiale con cui aveva parlato del progetto a una percepita mancanza di rispetto per il tema trattato dal film – la violenza domestica e i rapporti tossici.
Al centro delle critiche c’era il contrasto tra il contenuto serio del film e il modo in cui Blake Lively lo presentava: come se fosse una commedia romantica leggera. Non aiutava il fatto che l’attrice avesse sfruttato la visibilità dell’uscita per promuovere la sua linea di prodotti per capelli, un dettaglio che molti hanno giudicato inappropriato e fuori luogo considerando la delicatezza del tema affrontato dal film.
La replica di Justin Baldoni
L’avvocato di Justin Baldoni, Bryan Freedman, ha risposto alle accuse definendole "false, oltraggiose e mirate a danneggiare pubblicamente" il suo assistito. Secondo Freedman, come riportato da TMZ, la denuncia di Blake Lively sarebbe solo un tentativo di "ripulire la sua immagine negativa". Ora, la questione è nelle mani della giustizia, che dovrà chiarire i fatti.
L'importanza di riflettere prima di prendere posizione sui social
Se le accuse di Blake Lively verranno confermate in tribunale, ci troveremo davanti a un caso che fa riflettere: per mesi i social ci hanno presentato l’attrice come una figura tossica, ma ora emerge che quella narrativa potrebbe essere stata costruita a tavolino per screditarla e renderla meno credibile, proprio mentre cercava di difendersi da un presunto caso di molestia sessuale.
Questa vicenda, però, va oltre il classico scontro tra celebrità fatto di PR, articoli e contro-articoli. Ci invita a interrogarci su come formiamo le nostre opinioni online e su quanto facilmente possiamo essere manipolati da narrazioni sapientemente orchestrate e da impressioni di clip di 3 secondi riprodotti continuamente e iper-analizzati senza contest. Una realtà che richiede più consapevolezza da parte di tutti noi.