Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Delitto di Gemona, uomo fatto a pezzi da madre e compagna: tutti i dettagli e i punti oscuri dell’inchiesta

Il delitto di Gemona: cosa si sa finora sull’omicidio di Alessandro Venier, ucciso e fatto a pezzi da madre e compagna
Il delitto di Gemona: cosa si sa finora sull’omicidio di Alessandro Venier, ucciso e fatto a pezzi da madre e compagna  (getty)
Gemona, uomo trovato smembrato in cantina. Due donne si accusano, ma resta un grande interrogativo: perché?
di Maya Artusi Moro

Confessione shock a Gemona del Friuli: un uomo di 35 anni, Alessandro Venier, è stato trovato smembrato e nascosto in un bidone nella cantina di casa. A ucciderlo sarebbero state la madre e la compagna, che hanno ammesso tutto. Ma il movente resta un mistero. Le indagini puntano a capire cosa sia successo davvero in quella casa e se la morte sia stata premeditata, accidentale o frutto di una lite degenerata.

Delitto di Gemona, uomo fatto a pezzi e ricoperto di calce in un bidone: la scientifica al lavoro nella villetta dell'assassinio

Cosa è successo a Gemona, Friuli: uomo ucciso e smembrato da madre e compagna

Il corpo di Alessandro Venier, 35 anni, è stato ritrovato tagliato in tre parti e nascosto in un bidone colmo di calce viva nella cantina di casa, a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. A indicarne la posizione e ad assumersene la responsabilità sono state la madre, Lorena Venier, e la compagna, Marylin Castro Monsalvo, che convivano con la vittima. Le due donne hanno confessato il delitto al momento dell’arrivo dei carabinieri. Tuttavia, il movente resta poco chiaro e non è ancora stata definita la dinamica precisa dell’omicidio.

Chi era Alessandro Venier

La famiglia: dal padre che non lo riconosce alla madre infermiera

Alessandro Venier aveva 35 anni, viveva con la madre e la compagna in una villetta in località Taboga, alla periferia di Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Disoccupato, con alcuni precedenti minori, era descritto come un uomo dal fisico robusto, appassionato di fitness e di viaggi in America Latina. Proprio durante un soggiorno in Colombia aveva conosciuto Marylin Castro Monsalvo, sua compagna e madre della sua bambina di sei mesi.

Alessandro portava il cognome materno: il padre, cittadino straniero, non lo aveva riconosciuto. A mantenerlo economicamente era Lorena Venier, 62 anni, infermiera e caposala stimata presso l’ospedale locale. Con la nascita della bambina, la famiglia era diventata di quattro persone, ma le condizioni economiche restavano fragili. Marylin Castro era disoccupata.

I fatti del delitto di Gemona: l’uomo ucciso e smembrato in casa

Il delitto, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto la sera di venerdì 25 luglio 2025, ma è stato scoperto solo quasi una settimana dopo, nella mattinata di giovedì 31 luglio. A chiamare le forze dell’ordine sono state le due donne stesse, che hanno ammesso subito le loro responsabilità. Il corpo della vittima è stato ritrovato in tre pezzi, all’interno di un bidone nascosto in cantina, coperto da più strati di calce viva, probabilmente nel tentativo di rallentare la decomposizione e mascherare l’odore.

Nel momento in cui i carabinieri sono entrati nella villetta, non sono state rilevate tracce evidenti di sangue, ma gli accertamenti della scientifica sono ancora in corso. Si ipotizza che il delitto non sia avvenuto nella cantina, bensì in un’altra stanza della casa.

La confessione di Lorena Venier: "Ho fatto una cosa mostruosa"

Lorena Venier ha già rilasciato una confessione dettagliata davanti al sostituto procuratore Giorgio Milillo, ammettendo la responsabilità dell’omicidio e definendo il suo gesto come “mostruoso”. Il suo avvocato, Giovanni De Nardo, ha confermato che la sua assistita era profondamente provata, ma ha rifiutato di rivelare particolari sul movente, protetto dal segreto istruttorio. Ha però precisato che Lorena ha escluso il coinvolgimento di terze persone, oltre a lei e alla compagna della vittima.

L’interrogatorio di Marylin Castro Monsalvo, invece, è slittato. La donna si trova nel carcere del Coroneo di Trieste, ed è stata descritta come molto provata. Il suo legale, Federica Tosel, ha confermato che ancora non ha avuto accesso agli atti dell’inchiesta. Castro è attualmente indagata per concorso in omicidio.

Chi è Marylin Castro Monsalvo, la compagna della vittima

Marylin Castro Monsalvo, 30 anni, è una cittadina di origine colombiana. Aveva conosciuto Alessandro Venier alcuni anni fa in Sud America, durante uno dei suoi viaggi. I due si erano poi trasferiti in Italia, dove avevano una figlia di sei mesi, ora affidata ai servizi sociali. Marylin è disoccupata, ma ha lavorato in passato come operatrice socio-sanitaria. Secondo fonti investigative, stava affrontando un periodo difficile, segnato anche da una possibile depressione post partum per la quale erano presenti in casa farmaci specifici.

Nel momento del ritrovamento del corpo, era presente in casa e ha ammesso la responsabilità dell’omicidio assieme alla suocera. Tuttavia, non ha ancora reso dichiarazioni ufficiali davanti al magistrato. Il suo avvocato ha descritto una donna “molto provata”, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Chi è Lorena Venier, la madre di Alessandro

Lorena Venier, 62 anni, è una infermiera caposala stimata presso l’ospedale di Gemona. È la madre di Alessandro, che portava il suo cognome poiché non era stato riconosciuto dal padre. Lorena viveva con il figlio e la compagna in una villetta nella periferia del paese e, secondo le prime ricostruzioni, era anche l’unica persona con un reddito fisso in famiglia.

È stata la prima a confessare, dichiarando al magistrato: “Sono stata io, so di aver fatto una cosa mostruosa”. Il suo legale ha parlato di una confessione dettagliata e ha affermato che non ci sono altre persone coinvolte. La donna ha avuto un malore subito dopo l’arresto ed è stata assistita dal personale sanitario prima di essere trasferita in carcere.

Ipotesi sul movente, ecco come stanno le indagini: “una lite per futili motivi”?

Il movente del delitto resta ufficialmente incerto, e la Procura ha chiesto la massima cautela nel diffondere interpretazioni premature. La procuratrice aggiunta Claudia Danelon ha specificato che finora circolano solo “illazioni”, che potranno essere confermate solo dopo gli interrogatori formali e l’autopsia.

Secondo alcune ricostruzioni, alla base del gesto ci sarebbe stata l’ennesima lite in famiglia, scoppiata per motivi apparentemente banali: Alessandro non avrebbe apparecchiato la tavola o preparato la cena, nonostante le lamentele ricorrenti delle due donne rispetto al suo contributo nella gestione domestica. Questo elemento tuttavia non è stato confermato dagli inquirenti, né dalle dichiarazioni ufficiali.

Cosa è successo a Gemona, Friuli: uomo ucciso e smembrato da madre e compagna
Cosa è successo a Gemona, Friuli: uomo ucciso e smembrato da madre e compagna  (getty)

Alcune fonti parlano di un clima familiare teso da tempo, fatto di incomprensioni, tensioni economiche e accuse reciproche. L’omicidio potrebbe essere maturato in un contesto di conflitto degenerato. Non si esclude che Alessandro sia stato sedato prima di essere ucciso, tramite farmaci presenti in casa, usati da Castro per curare una depressione post partum.

Le modalità dell’omicidio

Non è ancora stata chiarita la sequenza esatta degli eventi. L’unica certezza è che il corpo è stato sezionato probabilmente con un’ascia, e che i resti sono stati sistemati in un contenitore sigillato con calce viva. Secondo una possibile ricostruzione investigativa, l’uomo potrebbe essere stato:

  1. Sedato o reso incosciente

  2. Colpito con arma da taglio o da impatto

  3. Smembrato dopo il decesso

Ma la natura delle lesioni, le cause reali della morte e il possibile uso di sostanze tossiche o anestetiche saranno chiariti solo con l’esito dell’autopsia e dei test tossicologici.

La figlia di sei mesi di Alessandro e Marylin ora sotto la tutela dei servizi sociali

La coppia aveva una figlia di appena sei mesi, che ora si trova sotto la tutela dei Servizi sociali. Al momento non risultano altri parenti prossimi né della madre né del padre in Italia. Il momento del distacco dalla nonna, secondo quanto riportato dagli operatori, è stato molto difficile: la piccola non voleva lasciarla. Dopo molte attenzioni, è stata affidata con cautela agli assistenti.

La prossima fase

Le indagini sono ora nelle mani della Procura di Udine. L’autopsia, attesa nei prossimi giorni, sarà fondamentale per determinare:

  • la causa della morte

  • se Alessandro Venier fosse già deceduto prima dello smembramento

  • eventuali tracce di sedativi o sostanze tossiche

Nel frattempo, si attende:

  • la convalida degli arresti

  • l’interrogatorio formale di Marylin Castro Monsalvo

  • la ricostruzione forense dettagliata della scena del crimine.

Il delitto di Alessandro Venier colpisce per l’atrocità con cui è stato commesso. Il perché resta ancora la vera, grande domanda aperta. Una domanda a cui, forse, solo il tempo e le indagini potranno dare risposta.