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Aggiornato alle 4 minuti di lettura

La verità dimenticata su Barbara Locci riemerge col figlio Natalino Mele: ecco chi è e cosa fa oggi

Chi era Barbara Locci: la storia con i fratelli Vinci e il presente del figlio Natalino Mele
Chi era Barbara Locci: la storia con i fratelli Vinci e il presente del figlio Natalino Mele  (getty images)

Clamorosa svolta sul Mostro di Firenze: il DNA rivela un segreto rimasto sepolto per decenni. Chi era Barbara Locci, chi è davvero il padre di Natalino Mele e che ruolo avevano i Vinci?

di Maya Artusi Moro

Una svolta nel caso del Mostro di Firenze riporta l’attenzione sulla figura dimenticata di Barbara Locci e su suo figlio Natalino Mele, unico sopravvissuto alla strage del 1968. Oggi, a distanza di quasi sessant’anni, un test del DNA rivela che il piccolo non era figlio del marito Stefano Mele, condannato per l’omicidio, ma di Giovanni Vinci, fratello dei sospettati storici della cosiddetta “pista sarda”. Ma cosa era successo a Barbare, chi erano i Vinci e come erano coinvolti? E cosa fa oggi Natale, che non è più un bambino?

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Chi era Barbara Locci: una vita in fuga dalla noia e dalla provincia

Secondo www.ilmostrodifirenze.com: Barbara Locci nasce l’8 giugno 1937 a Villasalto, in provincia di Cagliari. Emigra con la numerosa famiglia in Toscana da adolescente, nel 1954, stabilendosi tra la provincia di Pisa e poi Scandicci. Sposa nel 1959 Stefano Mele, manovale di vent’anni più anziano. Il matrimonio è segnato da instabilità economica e relazionale. Barbara vive il ruolo di madre e casalinga, ma in un contesto in cui emergono incomprensioni familiari e una profonda insoddisfazione.

Nel corso degli anni intreccia relazioni con diversi uomini, tra cui i fratelli Giovanni, Salvatore e Francesco Vinci, tutti legati alla comunità sarda locale.

Il 25 dicembre 1961 nasce suo figlio Natale (detto Natalino), che sarà al centro della più drammatica delle vicende.

Il delitto di Signa del 1968: il primo tassello dell’incubo

La notte del 21 agosto 1968 Barbara Locci viene assassinata a colpi di pistola insieme ad Antonio Lo Bianco, con cui aveva una relazione. L’auto in cui si trovavano è parcheggiata nei pressi del cimitero di Signa. Nel sedile posteriore dorme Natalino, sei anni appena. Qualcuno lo risparmia. Il bambino viene ritrovato ore dopo, in stato confusionale, a due chilometri di distanza. Le sue parole, “la mamma e lo zio sono morti in macchina”, suggeriscono una frase appresa.

Stefano Mele, marito tradito, confessa e viene condannato nel 1973. Ma gli omicidi con la stessa arma riprendono negli anni successivi, mentre lui è in carcere. È l’inizio della pista sarda.

Chi sono i Vinci? Giovanni, Salvatore e Francesco

Giovanni Vinci: il padre biologico e la figura più defilata

Giovanni Vinci è il primo dei fratelli. Nato a Villacidro, si trasferisce in Toscana nel 1952 dopo uno scandalo familiare. Conosce Barbara Locci all’inizio degli anni Sessanta e diventa suo amante. È oggi identificato come il padre biologico di Natalino Mele, secondo un test del DNA voluto dalla Procura di Firenze.

A differenza dei fratelli, Giovanni non fu mai al centro dell’indagine sul Mostro. Aveva precedenti per piccoli reati, ma nessun coinvolgimento diretto nei delitti. La recente scoperta genetica solleva però interrogativi su quanto sapesse e su quale potesse essere stato il suo ruolo — anche solo indiretto — nell’evoluzione del caso.

Salvatore Vinci: un passato segnato da sospetti e processi

Secondo fratello, Salvatore Vinci ha una storia personale complessa. Dopo la morte sospetta della prima moglie nel 1960 (inizialmente classificata come suicidio), si trasferisce in Toscana. È uno degli amanti di Barbara Locci, con cui convive per un periodo.

Indagato per i delitti del Mostro di Firenze, riceve un avviso di garanzia nel 1985, ma non viene mai condannato. La sua vita è segnata da instabilità familiare e conflitti: diverse relazioni, denunce, e l’abbandono da parte della seconda moglie. Scompare dopo l’assoluzione per la morte della prima moglie. Secondo alcune fonti, si sarebbe rifugiato in Spagna.

La verità dimenticata su Barbara Locci riemerge col figlio Natalino Mele: ecco chi è e cosa fa oggi
La verità dimenticata su Barbara Locci riemerge col figlio Natalino Mele: ecco chi è e cosa fa oggi  (getty images)

Francesco Vinci: l’ultimo amante e le ombre sull’indagine

Francesco Vinci è l’ultimo dei tre fratelli ad avere una relazione con Barbara Locci, poco prima del delitto del 1968. Figura impetuosa, viene coinvolto a più riprese nell’indagine. Arrestato nel 1984, sarà poi rilasciato per mancanza di prove.

La sua presenza nella rete di relazioni che circondano la vittima ha alimentato per anni l’ipotesi che i fratelli Vinci condividessero più di un legame affettivo con Barbara: forse una rivalità, forse qualcosa di più organizzato. Alcuni investigatori hanno teorizzato una dinamica interna tra i tre, legata alla proprietà dell’arma e a un codice familiare mai del tutto emerso.

E Antonio Lo Bianco?

Antonio Lo Bianco era un autista di origine siciliana, residente a Prato. La sua relazione con Barbara Locci durava da alcuni mesi quando fu ucciso insieme a lei. Non aveva legami con la comunità sarda e sembrava estraneo ai conflitti interni che ruotavano attorno alla donna. La sua morte appare come un effetto collaterale di una dinamica che lo ha travolto.

La scoperta del DNA: la verità sul padre di Natalino Mele

Un accertamento genetico commissionato dalla Procura ha confermato che il padre biologico di Natalino Mele non è Stefano, ma Giovanni Vinci. Il test è stato condotto dal genetista Ugo Ricci, noto per il suo lavoro su casi irrisolti. La comparazione è stata resa possibile anche dalla riesumazione della salma di Francesco Vinci.

La scoperta riapre una pista che sembrava archiviata. Perché il bambino fu risparmiato? Il killer sapeva chi fosse davvero? Un possibile legame tra assassino e vittima, o un segnale interno a una rete di conoscenze familiari più estesa di quanto si fosse immaginato?

Chi è oggi Natalino Mele: tra memoria frammentaria e identità riscritta

Oggi Natalino ha 63 anni e vive in una casa popolare. Non ha mai conosciuto i fratelli Vinci, non ha ricordi nitidi della madre, e ha visto Stefano Mele una sola volta dopo la scarcerazione. Intervistato recentemente da La Nazione ha dichiarato di essere rimasto “spaesato” dalla scoperta del DNA. Ha commentato con amarezza la scoperta di non essere figlio di Stefano Mele: “Quest’uomo non l’ho mai neanche conosciuto”. La domanda che gli è stata rivolta per una vita oggi si trasforma in: “Ma il tuo babbo può essere un assassino? Quale dei due?”.

Di quella notte ricorda solo il buio. Non sa se fu accompagnato o se arrivò da solo a piedi fino alla casa dove fu ritrovato. "Se ricordassi altro lo avrei già detto."

Nel tempo ha preso distanza da tutto: “Se lo sapevo chi era il mostro lo avrei fatto fuori io”. E su Pacciani: “Per me no. Penso ci fosse qualcuno in alto. Uno che si sapeva muovere. Il delitto perfetto non esiste, ma questo ne ha fatti otto”.

Il destino di Stefano Mele

Stefano Mele, marito di Barbara Locci, venne arrestato subito dopo il delitto del 1968. Confessò in modo confuso, accusando in momenti diversi anche i fratelli Vinci. La sua condanna fu motivata da un delitto d’onore, con forti attenuanti. Dopo tredici anni di carcere fu liberato e trasferito in una struttura a Ronco all’Adige. Ebbe pochi contatti con il figlio Natalino, che ha raccontato di averlo rivisto una sola volta. Mele è morto anni dopo in anonimato, senza mai chiarire appieno il proprio ruolo.