La legge spara-tutto sulla caccia: una ferita alla natura e alla democrazia
La nuova legge sulla caccia voluta dal governo Meloni apre a spari nei parchi, uso di richiami vivi e caccia notturna. Ambientalisti e opposizione: “È bracconaggio legalizzato”.
Quattro giovani lupi se la spassano nella pozza d'acqua al riparo dalla calura estiva
Una legge contro la natura, le regole e il buon senso: cos'è la legge spara-tutto del governo Meloni che riscrive le regole sulla caccia
Caccia libera, ovunque, quasi sempre. È questo, in estrema sintesi, ciò che prevede il nuovo disegno di legge sulla caccia che il governo si prepara a far approdare in Consiglio dei ministri. Una norma che, secondo esperti, ambientalisti e parlamentari dell’opposizione, rappresenta una svolta radicale e pericolosa: una deregulation che cancella tutele, spalanca le porte al bracconaggio e stravolge l’equilibrio tra uomo e natura.
L’iniziativa, pur nata formalmente dal ministero dell’Agricoltura, ha un’origine politica chiara: Giorgia Meloni e il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ne sono i principali sponsor. Il primo obiettivo? Fare contento un elettorato chiave – il mondo venatorio – e rinsaldare l’asse con la potente organizzazione agricola. Il secondo? Liberalizzare la caccia in nome di una discutibile “difesa della biodiversità”. Il risultato? Una legge che solleva uno tsunami di critiche, dentro e fuori il Parlamento.
Sì alla caccia in spiaggia, nei parchi e di notte: cosa prevede il ddl
Le modifiche contenute nel disegno di legge sono molte e tutte nella stessa direzione: meno limiti, più libertà di fuoco. Sarà possibile sparare nelle aree demaniali, comprese spiagge, praterie, foreste e parchi naturali. Sarà consentita la caccia notturna, anche durante i periodi di nidificazione, e addirittura oltre la chiusura della stagione venatoria, sfruttando alcuni escamotage burocratici.
La norma prevede inoltre l’uso di richiami vivi: gli animali catturati legalmente (oggi sono sette specie, domani potrebbero diventare 47) potranno essere tenuti in gabbia per tutta la vita. I controlli diventano praticamente impossibili. Aumentano anche le specie cacciabili e vengono eliminate le restrizioni per costruire nuovi appostamenti fissi.
Il ruolo di Coldiretti e l’asse con il governo: chi ci guadagna davvero
Dietro il provvedimento c’è l’ombra visibile di Coldiretti. Il presidente Ettore Prandini, sempre più vicino a Giorgia Meloni, è il principale ispiratore del testo. L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare l’influenza delle aziende faunistico-venatorie, dall’altro creare delle “aree franche” per la caccia privata, dove i controlli vengono ridotti al minimo e la logica del profitto prende il sopravvento su ogni altro principio.
In queste zone, la caccia sarà permessa anche a stagione chiusa e senza obbligo di scegliere la modalità di caccia, aprendo la strada a ogni tipo di abuso. Le licenze di caccia ottenute all’estero verranno automaticamente riconosciute, attirando cacciatori stranieri spesso abituati a standard ancora meno restrittivi. Il messaggio è chiaro: in Italia, con qualche euro e un contatto giusto, si potrà cacciare tutto l’anno. Come in un parco giochi.
Fauna privatizzata e bracconaggio legalizzato
Con questo disegno di legge la fauna selvatica smette di essere un bene comune per diventare un bottino di caccia. Le associazioni animaliste e ambientaliste – tra cui ENPA, LIPU, LAV, WWF e LAC – sono unanimi: la norma rappresenta una legalizzazione del bracconaggio.
“È un inaccettabile atto di arroganza che calpesta la Costituzione e apre a inaudite forme di violenza sugli animali” si legge nel comunicato congiunto. “Chi voterà questa legge sarà responsabile del peggior attacco mai inflitto alla fauna selvatica”.
L’Europa non ci sta: la legge viola le direttive ambientali
Ma non è solo una questione morale. Il disegno di legge, secondo esperti del ministero dell’Ambiente e diversi giuristi, viola la direttiva Uccelli e più in generale le normative ambientali europee. Un rischio concreto di nuove procedure di infrazione che si sommano a quelle già aperte contro l’Italia.
L’esperto Eugenio Dupré, dirigente del ministero, ha parlato chiaramente di articoli “in contrasto con il diritto comunitario”. Eppure il governo tira dritto, spinto da calcoli politici e interessi privati. Poco importa se saranno poi i cittadini a pagare le sanzioni.
Una pioggia di critiche: ambientalisti, opposizione e scienziati in rivolta
Le reazioni non si sono fatte attendere. Per Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente oggi deputato del M5S, “questa è la totale deregulation della caccia. È una pazzia totale. È bracconaggio, e mette a rischio anche l’incolumità delle persone”.
Per Eleonora Evi del Partito Democratico, “questo governo si accanisce contro gli animali selvatici con la sua furia ideologica. Regalano la natura ai cacciatori con una legge vergognosa e grottesca”. E la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Luana Zanella, denuncia “una vendetta politica contro la legge 157 che per trent’anni ha protetto la fauna italiana come patrimonio indisponibile dello Stato”.
Un inno alla crudeltà e al privilegio armato
Nel nome di una presunta tutela della biodiversità, il governo propone una legge che di fatto sostituisce la scienza con la cartuccia. La caccia non viene più vista come eccezione, ma come strumento centrale di gestione faunistica, senza prove scientifiche a sostenerla. A beneficiarne non saranno solo i cacciatori, ma anche le industrie delle armi e delle munizioni: più fucili, più cartucce, più business. Alcuni esponenti della maggioranza hanno rapporti diretti con il settore. E mentre si parla di ambiente, si fa politica con il grilletto facile e i conti in banca gonfiati.
Cosa può succedere ora: le prossime tappe e la mobilitazione
Il testo non è ancora legge. Dovrà passare al Consiglio dei ministri e poi affrontare il percorso parlamentare. Ma il tempo stringe: il governo punta ad approvarlo entro l’estate, prima dell’avvio della nuova stagione venatoria. L’opposizione promette battaglia e le associazioni sono pronte alla mobilitazione. “Ci attendiamo una forte risposta da tutte le forze democratiche” scrivono gli ambientalisti. “Chi ama la natura deve unirsi per fermare questa barbarie”.
Quello che si gioca non è solo il destino degli animali, ma l’idea stessa di convivenza tra uomo e ambiente. E il diritto di tutte e tutti a vivere in un Paese che protegge, non distrugge, il proprio patrimonio naturale.