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Close the Gap 2026: quando l’educazione alle relazioni entra nei supermercati e chiede di diventare materia scolastica

La sesta edizione di Close the Gap segna un cambio di passo: dalla sensibilizzazione interna a una mobilitazione pubblica per rendere l’educazione affettiva una materia scolastica obbligatoria. Al centro, il tour di “Dire, fare, amare” con Enrico Galiano nei supermercati italiani e l’avanzamento della proposta di legge per la psicologia pubblica nelle scuole.

L’educazione alle relazioni può nascere tra gli scaffali di un supermercato? Nel 2026 la risposta di Coop è sì. La sesta edizione di Close the Gap, la concreta iniziativa di Coop dedicata alla parità di genereimbocca una nuova direzione: non solo politiche interne e progetti nelle scuole, ma una sensibilizzazione pubblica diffusa che porta il tema dell’educazione affettiva fuori dalle aule tradizionali e lo trasforma in una questione collettiva. L’obiettivo è ambizioso: fare dell’educazione alle relazioni una materia di apprendimento strutturata, riconosciuta, obbligatoria. E farlo coinvolgendo territori, famiglie, lavoratori, studenti e istituzioni.

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Educazione affettiva obbligatoria: Coop rilancia il dibattito pubblico con "Dire, fare, amare"

Il cuore della nuova edizione è chiaro: l’educazione affettiva come materia scolastica. Non più solo progetto pilota, non solo ricerca o dichiarazione d’intenti, ma una campagna culturale che mira a incidere sul dibattito nazionale.

Con “Dire, fare, amare” – giunta alla seconda edizione – Coop mira a riaprire una riflessione pubblica su consenso ed empatia, sull'ascolto e la gestione delle emozioni come prevenzione della violenza di genere, e lo fa trasformando i luoghi quotidiani in spazi di confronto. Perché parlare di relazioni non significa solo affrontare la dimensione sentimentale, ma dotare ragazze e ragazzi di strumenti per riconoscere dinamiche di potere, stereotipi e comportamenti inappropriati. E farlo prima che diventino radicati.

Enrico Galiano nei supermercati di Milano, Firenze, Modena, Genova e Roma per parlare di consenso e rispetto

I punti vendita Coop diventano così spazi di una riflessione aperta al pubblico: dopo Milano, l’iniziativa approda a Firenze, Modena, Genova e Roma con incontri dal titolo “L’educazione alle relazioni, secondo me”. Protagonista è Enrico Galiano, insegnante e scrittore noto al grande pubblico per i suoi romanzi – da Eppure cadiamo felici a La Società Segreta dei Salvaparole – e per l’impegno divulgativo in televisione con programmi come La Banda dei fuoriclasse e, dal 2025, ITACA. Da anni porta nelle scuole e nei teatri un’idea di insegnamento fondata sull’ascolto: “Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti”.

La nuova fase di Close the Gap punta infatti a un linguaggio accessibile, capace di coinvolgere famiglie, giovani, insegnanti e cittadini in un dialogo non ideologico ma concreto. Parlare di intelligenza emotiva, di consenso, di rispetto reciproco, in un supermercato significa sottrarre il tema alla dimensione esclusivamente specialistica e riportarlo nella quotidianità.

Enrico Galiano nei supermercati di Milano, Firenze, Modena, Genova e Roma per parlare di consenso e rispetto 

Psicologia pubblica e scuola: a che punto è la proposta di legge

Accanto all'impegno per la sensibilizzazione, Coop continua a sostenere la Proposta di Legge di iniziativa popolare per istituire una rete di psicologia pubblica gratuita nelle comunità, comprese le scuole. La raccolta firme ha raggiunto 72.000 adesioni anche grazie al coinvolgimento di soci e volontari in oltre 60 punti vendita.

Ora il testo ha avviato il suo iter parlamentare. È un passaggio decisivo: significa portare il tema della salute psicologica scolastica dentro le istituzioni: la prevenzione del disagio e della violenza non può prescindere da professionisti competenti, inseriti stabilmente nei contesti educativi. L’educazione alle relazioni, per diventare davvero efficace, ha bisogno di struttura, continuità e figure preparate.

Parità di genere interna: quali risultati ha raggiunto Coop nel 2025

La sesta edizione di Close the Gap non abbandona la lotta sul fronte interno: i dati mostrano un percorso di consolidamento della parità di genere organizzativa.

Le donne rappresentano il 71% dei dipendenti Coop. Cresce la loro presenza nei ruoli direttivi, oggi al 46%, e nei consigli di amministrazione delle cooperative, dove raggiungono il 49,7%. Si rafforza anche la partecipazione femminile negli organismi territoriali.

Questi risultati si inseriscono nel percorso legato alla Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125 (che richiede monitoraggi costanti su governance, equità salariale, opportunità di crescita, conciliazione vita-lavoro), ottenuta per prima da Coop Italia nella grande distribuzione e progressivamente estesa alle principali cooperative.

Formazione nelle scuole e nella filiera: come cambia la cultura

Cambiare la cultura significa investire nella formazione: dal 2022 a oggi, i progetti educativi Coop sui temi di genere hanno coinvolto oltre 35.000 studenti in più di 1.500 classi. Solo nell’anno scolastico in corso hanno aderito 690 classi, per circa 16.000 studenti, con una presenza significativa anche nella scuola primaria.

Parallelamente, il 66% dei dipendenti è impegnato in percorsi formativi sulla parità di genere. E il lavoro si estende alla filiera: il 20% dei fornitori di prodotto a marchio ha partecipato a un percorso strutturato elaborato con Oxfam e Scuola Coop per aumentare la consapevolezza sui temi di uguaglianza e inclusione.

L’idea è chiara: la parità non si costruisce solo dentro l’azienda, ma lungo tutta la catena produttiva, dai fornitori ai consumatori.

Parità di genere interna: quali risultati ha raggiunto Coop nel 2025 

Il protocollo con la Fondazione Giulia Cecchettin: cosa prevede il modello replicabile

Un capitolo centrale della nuova edizione è il protocollo rinnovato con la Fondazione Giulia Cecchettin. Il progetto pilota, avviato a Padova con Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno, ha coinvolto 145 dipendenti in un percorso formativo dedicato alla violenza di genere.

Il modello prevede una fase iniziale di analisi delle percezioni e delle conoscenze, seguita da incontri di approfondimento per riconoscere comportamenti inappropriati, molestie e segnali di rischio. Un percorso rivolto alla persona prima ancora che al ruolo professionale. E nel 2026 è destinato a essere replicato in altre cooperative, con l’obiettivo di costruire una cultura interna capace di intercettare e prevenire criticità.

Perché Close the Gap 2026 segna un cambio di passo

Se le prime edizioni hanno posto le basi, questa sesta fase segna un’evoluzione: la parità di genere e l’educazione alle relazioni diventano temi pubblici, visibili, discussi in luoghi accessibili a tutti. Non si tratta di numeri, ma di portare l’educazione affettiva fuori dai contesti specialistici e renderla parte della conversazione quotidiana. Coinvolgere voi – cittadini, genitori, studenti, lavoratori – significa riconoscere che la prevenzione della violenza e delle discriminazioni è una responsabilità collettiva.

Close the Gap 2026 prova a fare proprio questo: trasformare un progetto aziendale in un movimento culturale diffuso, in cui formazione, territorio e impegno istituzionale si intrecciano.