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Il sospettato di Villa Pamphili segnalato più volte, ma "è americano": il caso solleva dubbi sulla gestione della polizia

Il caso Villa Pamphili al centro di Chi l’ha visto? 25 giugno 

Un cittadino americano, una bambina morta, segnalazioni ignorate: a Chi l’ha visto? emergono dubbi pesanti sul comportamento delle forze dell’ordine.

Nella puntata del 25 giugno di Chi l’ha visto?, Federica Sciarelli ha ricostruito l’oscura vicenda di Villa Pamphili: il duplice omicidio di Anastasia e della piccola Andromeda. Ma al centro del dibattito non ci sono solo i crimini, bensì le omissioni da parte delle forze dell’ordine italiane. Perché Rexal Ford (vero nome: Francis Kaufmann), segnalato più volte in evidente stato di alterazione, non è stato fermato? Cosa c’entrano l’aspetto, il passaporto e l’accento dell’uomo nella valutazione del rischio?

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Il caso Villa Pamphili al centro di Chi l’ha visto? 25 giugno

Il caso Villa Pamphili è tornato al centro del dibattito pubblico grazie alla puntata del 25 giugno di Chi l’ha visto?. Federica Sciarelli ha acceso i riflettori su un duplice omicidio che scuote le coscienze, ma che rivela anche un inquietante cortocircuito istituzionale. La vittima è Anastasia Trofimov, giovane madre russa, trovata morta con la figlia Andromeda. L’uomo accusato dell’omicidio è Francis Kaufmann, cittadino americano e presunto regista, con un passato segnato da arresti negli Stati Uniti, precedentemente noto ai media con il nome di Rexal Ford (che poi si è scoperto essere falso).

L’intervista alla madre di Anastasia Trofimov, Tatiana: “Mia figlia viveva come un fantasma”

Nella trasmissione, Chi l’ha visto? ha raccolto la toccante testimonianza di Tatiana, madre di Anastasia. La donna ha raccontato l’inizio della relazione tra la figlia e Kaufmann: un incontro in spiaggia a Malta, l’isolamento progressivo della ragazza, l’interruzione dei contatti, la nascita della nipotina. Secondo Tatiana, l’uomo avrebbe manipolato Anastasia fino a farle tagliare ogni legame con la famiglia: “La faceva vivere come un fantasma”, ha detto, rivelando una situazione di controllo psicologico e isolamento totale.

Tre interventi della polizia e nessuna misura: le segnalazioni ignorate su Kaufmann

Kaufmann era stato fermato almeno tre volte dalla polizia italiana, ma ogni volta è stato lasciato andare. Il primo episodio è datato 20 maggio: ubriaco, con ferite alla testa, in compagnia di una donna e una bambina, aveva dichiarato di essere un turista americano. Nessun provvedimento. Anche in occasione di un’aggressione il 3 giugno, seguita da altri comportamenti sospetti il 5, nulla è stato fatto. Le autorità non hanno attivato il codice rosso, né verificato approfonditamente lo stato della donna e della bambina.

La testimone che venne definita “stalker” dai poliziotti

Una cittadina romana, ancora non identificata pubblicamente, ha visto Rexal Ford (alias Francis Kaufmann) aggirarsi con la bambina in braccio tra Piazza Cairoli e Largo Argentina il 5 giugno e ha immediatamente chiamato il 112 per segnalare una situazione sospetta: la neonata senza cappellino, l'uomo visibilmente agitato e ubriaco che apriva una bottiglia di vino mentre entrambi attraversavano strade trafficate senza precauzioni. Quando sono arrivate le volanti, la donna è stata accusata da un agente di “fare la stalker” semplicemente per aver seguito la coppia e aver insistito sulla segnalazione, mentre Kaufmann – definito “cittadino americano benestante, regista famoso” – veniva considerato non pericoloso. È una parte controversa della puntata, che solleva interrogativi sui pregiudizi – forse razziali o culturali – che hanno portato le forze dell’ordine a dare credito alla versione dell'uomo e a ignorare l’allerta lanciata da una cittadina italiana coraggiosa.

Tre interventi della polizia e nessuna misura: le segnalazioni ignorate su Kaufmann 

Kaufmann bianco, americano, benestante: i sospetti su bias razziali e privilegi culturali

Nel corso della puntata, molti telespettatori e opinionisti hanno sottolineato una questione spinosa: Francis Kaufmann era bianco, americano, apparentemente benestante. Bastava questo a renderlo, agli occhi delle forze dell’ordine, un soggetto “non pericoloso”? Una testimone ha raccontato in diretta che la polizia, invece di darle retta, le ha chiesto se fosse una “stalker”. È emerso il sospetto che pregiudizi inconsci e bias razziali e culturali abbiano condizionato il modo in cui le forze dell’ordine hanno valutato la situazione.

Il questore ammette criticità nell’operato degli agenti: “Serve una riflessione profonda”

In studio, il questore di Roma Roberto Massucci ha difeso l’operato degli agenti, pur riconoscendo che l’uomo aveva una “personalità manipolatrice” e che “una riflessione va fatta”. Ha ammesso che la valutazione fatta in quel momento può apparire oggi criticabile, anche alla luce dei tragici sviluppi. Ma ha escluso mala fede, parlando piuttosto di una scelta che non ha retto alla prova dei fatti.

Chi l’ha visto? ricostruisce i fatti meglio della polizia: le reazioni indignate sui social

Non è la polizia ad aver ricostruito il puzzle: è stata la redazione di Chi l’ha visto?. I commenti sui social non si sono fatti attendere. “Alla fine ha fatto tutto Chi l’ha visto: trovata la madre, i testimoni, i video. Uno scandalo assoluto”, ha scritto su X Silvia. Altri utenti hanno sottolineato come “mezza Roma aveva segnalato quell’uomo”, ma l’aspetto “da americano perbene” l’avrebbe protetto. Le accuse alla polizia sono dure, così come al silenzio che il governo Meloni, spesso schierato a favore di forze armate sempre più politicizzate (pensiamo alle molteplici volte in cui hanno identificato cittadini pacifici che esponevano la bandiera della Palestina), ha voluto dedicare alla questione.

Serve un’indagine profonda e una revisione dei protocolli

Il capo della Polizia ha avviato un’indagine interna. È necessario comprendere se i protocolli per i casi di violenza di genere siano stati applicati correttamente. Il caso Villa Pamphili non è solo una tragedia familiare: è anche un test per il nostro sistema di tutela e ascolto. Perché, come ha ricordato Sciarelli, “i cittadini che segnalano devono essere creduti”. Soprattutto quando a essere in gioco è la vita di una bambina.