I capelli ricci tra peccato, razza e dive di Hollywood
E sono oltre tre milioni i contenuti sotto l'hashtag #curlyhairidontcare
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Su Instagram l'hashtag #curlyhairdontcare ("cappeli ricci e non mi importa") ha oltre 3 milioni di contenuti associati: donne (pochissimi uomini) di diverse parti del mondo si fotografano orgogliosamente le chiome ricce rivendicando la volontà di mantenerle tali e schierandosi, quindi, contro la cultura che osanna il capello liscio elevandolo a standard di bellezza.
per farla breve: è razzismo
I capelli, la pelle e le caratteristiche del viso svolgono tutti un ruolo nel definire qualcuno come attraente secondo i nostri standard sociali di bellezza. Spesso donne e uomini con la pelle più scura, i capelli con riccioli stretti e i lineamenti afrocentrici restano ancora esclusi da ciò che consideriamo esteticamente attraente: pregiudizi estetici, questi, che originano dal razzismo e di cui abbiamo parlato molte volte rispetto a come si ritorcono nella vita di tutte. Sul sito di The Black Story si parla anche in modo specifico del tema dei capelli ricci e di come una discriminazione rispetto all'intensità del riccio prenda il nome di texturismo. Si legge che "Similmente a come ci viene detto che abbiamo un bel naso quando è sottile e piccolo, i bei capelli sono spesso quelli lisci (con i riccioli più sciolti). Il texturismo è una preferenza per capelli con una consistenza più liscia/sciolta e la discriminazione contro le persone con capelli più crespi e ruvidi, anche all'interno della stessa razza".
gli standard di bellezza non sono un tema superficiale
Quando si tratta di “ricci”, quelli più sciolti e morbidi sono idealizzati per la loro somiglianza agli standard eurocentrici. Che si tratti di pubblicità sui capelli, canzoni, poesie e nelle interazioni quotidiane, i ricci più morbidi, lisci e più lunghi sono ritenuti più belli e sostenuti come lo standard di ciò che consideriamo dei "bei capelli".
Chiaramente, come ogni cosa di questo mondo, le donne con i capelli ricci accusano il texturismo in modo più violento. Partendo proprio dalle donne nere, avere capelli più morbidi e lisci diventa più importante nella costruzione di un’immagine di sé positiva poiché c'è già il razzismo a opprimerle.
Parlare di bellezza da una prospettiva culturale e sociale non è necessariamente un tema superficiale: questioni come il razzismo o il texturismo sono solo due delle moltissime oppressioni radicate nell’ideale razzista di assegnare privilegi a un insieme specifico di caratteristiche fisiche. Ogni comunità e società nel suo complesso deve riconoscere e affrontare questi problemi per evitare di discriminare sé stessa sulla base di pregiudizi che da sola si inventa.
da quando i capelli ricci e crespi sono un problema?
Non è che un'ovvietà ricordare che la discriminazione dei capelli ricci non riguarda solo i capelli: si tratta di razzismo e, lateralmente, di classimo. I capelli ricci sono stati identificati come “difficili" e sbagliati nella società europea sin dal Settecento e Ottocento, guarda caso proprio quando si verifica la più imponente deportazione di persone africane verso l'America (e l'Europa). I capelli ricci, fino a poco prima simbolo di regalità e divinità (lo vederemo tra poche righe) vengono associati alle persone provenienti dall'Africa, quindi nel razzismo imperante dell'epoca, associate a una "razza inferiore". Fu poi l'industria della bellezza a dare il colpo di grazia alle teste ricce, dicendo qualcosa che fino a quel momento veniva solo sussurrato nelle sale da bagno delle signore bianche: i capelli ricci sono un errore che va corretto con l'allisciatura. E solo per guadagnarci, non certo per (sola) ideologia.
Succedeva tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: anche l'industria della bellezza nera era in forte espansione e traeva anche lei profitto dal suo target, quindi le donne nere, con invenzioni come piastre chimiche, pettini liscianti e altre linee per la cura dei capelli che alteravano chimicamente i capelli per conformarli agli standard occidentali.
il privilegio di poter avere i capelli ricci
La storia della discriminazione dei capelli inizia ben prima del razzismo bianco e occidentale. Ma era una discrminazione al contrario: nelle antiche civiltà i capelli ricci avevano, per esempio, un'importanza significativa. Nell'antico Egitto, i riccioli erano apprezzati e adornati con elaborati copricapi e ori e persone di alto rango, compresa e soprattutto la regina Cleopatra, tendevano a sfoggiare parrucche di ricci stretti. Nell’antica Grecia i ricci erano sinonimo di bellezza e grazia. Vediamo nelle statue e nei dipinti dell'epoca che le ninfe e le dee sono sempre raffigurate con i capelli ricci e folti. E anche gli uomini, ispirandosi alle immagini del dio Apollo, portavano i capelli ricci. La cultura di apprezzamento del capello riccio arriva fino al Rinascimento e al Barocco, dove si continuano a coprire di cascate di capelli ricci sia le teste di personaggi di quadri che quelle di persone reali, come i re e le regine (dove, in alcuni casi, si provvedeva con delle parrucche). Non ultimo fu il Re Sole, Luigi XIV, a commissionare pesantissime e lunghe parrucche di capelli ricci e neri da poter indossare ogni giorno.
Ma se non eri una regnante né un'aristocratica, i capelli ricci erano una brutta cosa. Per le persone del popolo e per le persone comuni i capelli ricci andavano contenuti, limitati, tagliati oppure nsscosti in una crocchia perché erano letti come sintomo visibile dei peccati commessi. Quindi, uomo o donna che fossero, le persone con i capelli ricci erano considerate delle peccatrici.
Nel Ventesimo secolo assistiamo a un ritorno di fiamma: alle persone tornano a piacere i ricci naturali. Negli anni Venti, le donne afroamericane come l'attrice, cantante e ballerina Josephine Baker abbracciarono la struttura naturale dei loro capelli e sfoggiarono l'iconico look "flapper" con ricci corti e lucidi. Gli anni Sessanta e Settanta videro l'ascesa dell'acconciatura "afro" un potente simbolo dell'orgoglio e dell'identità nera durante le sommosse dei movimenti per i diritti civili, movimenti come Black is Beautiful. Gli anni Ottanta hanno segnato l'era dei ricci grandi, audaci e voluminosi, con celebrità come Whitney Houston e Julia Roberts che hanno dettato la tendenza. Negli anni Novanta tornano le onde e ricci più morbidi: parliamo per esempio dei capelli di Sarah Jessica Parker nella prima stagione di Sex and the City.
Oggi che siamo negli anni Venti del Duemila i capelli ricci naturali sono di nuovo al centro dell’attenzione. Da una parte per la volontà di abbandonare tutti i trattamenti oppressivi e le sostanze chimiche utilizzate per allisciare i capelli, dall'altra per le campagne di attivismo per la normalizzazione delle acconciature dei capelli ricci. Proprio come quella di #curlyhairidontcare.
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