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Perché da adulti smettiamo di giocare ma in realtà sarebbe la cosa migliore da fare (fa bene alla salute)

Chi ha detto che la dimensione del gioco deve rimanere confinata nell'infanzia ha impedito a generazioni e generazioni di adulti di coltivare questa risorsa che invece fa bene, benissimo, alla salute

Quando parliamo di gioco pensiamo subito all'infanzia ed è questa la ragione per cui, generazione dopo generazione, abbiamo imparato che giocare non fa per gli adulti. Ma è un insegnamento falso e di cui dovremmo liberarci, perché giocare fa bene alla salute fisica e mentale, riduce lo stress, stimola la creatività e rafforza le relazioni. Ma c'è anche dell'altro.

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Molte persone, la maggioranza, a un certo punto smettono di giocare perché considerano lo spazio del gioco una perdita di tempo, e oggi il tempo è una risorsa che scarseggia. Ma in realtà il gioco è un bisogno umano fondamentale, indipendentemente dall'età, e può essere praticato in molti modi che non devono per forza sembrarci ridicoli né forme di pacata auto infantilizzazione: ballare, fare sport, costruire con i "mattoncini colorati", fare puzzle, perfino giocare con gli animali domestici.

l'illusione di dover smettere "perchè giocare è da bambini"

Il benessere psicologico, sociale, relazionale e quello cognitivo vanno coltivati anche in età adulta, non limitatamente all'infanzia ed ecco perché il gicco non è un'attività da lasciare alle spalle quando inizia a mancarci il tempo e aumentano le responsabilità. La ricerca scientifica racconta che giocare è uno sprint per il benessere: le attività ludiche, quali che siano, contribuiscono a ridurre i livelli di stress, favoriscono il rilascio di sostanze legate al benessere, come le endorfine e la dopamina, e aiutano a interrompere il circolo della tensione quotidiana.

Non è solo svago quindi, concedersi momenti di gioco significa offrire al cervello l'opportunità di recuperare energie tanto che gli studi evidenziano anche effetti positivi sulle capacità cognitive. Giochi di strategia, puzzle, attività creative e perfino alcuni videogiochi possono allenare memoria, attenzione, flessibilità mentale e pure il problem solving.

Un altro aspetto confermato dalla letteratura riguarda le relazioni sociali, perché giocare insieme a qualcuno rafforza la fiducia reciproca, migliora la comunicazione e favorisce la collaborazione.

l'importanza del gioco nella salute degli adulti

Non è un caso che molte aziende abbiano "stanze gioco", con altalene o bigliardino, per alimentare il lavoro di squadra e in sede di psicoterapia non è difficile che vengano proposte attività di gioco o simil gioco per facilitare l'espressione emotiva e la costruzione di rapporti tra paziente e analista.

Secondo esperti come lo psichiatra Stuart Brown, fondatore oltretutto del National Institute for Play, il gioco è un bisogno biologico e sociale, non un lusso di chi ha tempo da perdere o una prerogativa di chi ha la sindrome di Peter Pan.

Le sue ricerche hanno contribuito a dimostrare come la deprivazione del gioco incide negativamente sulla creatività, sulla capacità di adattamento e persino sulla qualità delle relazioni interpersonali.

Vogliamo aggiungere un dato culturale per smontare i paletti che a un certo punto abbiamo eretto attorno a noi: giocare non significa sottrarsi ai propri doveri, ma prendersi cura della propria salute mentale, delle proprie relazioni e della propria capacità di affrontare il cambiamento. Smettiamo di pensare che la dimensione del gioco appartegna esclusivamente all'infanzia, perché invece è una risorsa che l'essere umano ha bisogno di coltivare e di cui può approfittare in ogni fase della vita. E merita di essere riconosciuta come tale.