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La Barbie che non piace a nessuno: il lancio della bambola con autismo non convince (e forse non serve)

Il lancio della Barbie autistica divide pubblico e associazioni: tra accuse di stereotipi e marketing, tutta la storia.

Se c'è qualcosa in cui la casa di produzione di Barbie, Mattel, è storicamente riuscita è stata l'espansione di orizzonti. Lo ha fatto creando bambole nere quando erano solo bianche, astronaute e veterinarie quando erano solo casalinghe e principesse, grasse quando erano solo magre. 

Per lo stesso motivo, pensiamo, lo scorso 17 gennaio ha tirato fuori la prima Barbie autistica, presentandola come simbolo di inclusione e rappresentazione della neurodivergenza. Ma l'idea è stata accolta tutt'altro che bene.

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Nelle intenzioni del colosso dei giocattoli voleva essere un passo in avanti nella diversificazione del modello femminile offerto ai bambini e alle bambine, ma nei fatti l'iniziativa ha sollevato le big polemics. Alcune associazioni di consumatori hanno persino chiesto il ritiro del prodotto dal mercatoInsomma perché questa Barbie, a differenza di altre inclusive lanciate in passato, ha generato questa reazione? La nuova Barbie viene rappresentata con cuffie antirumore, occhiali, un abitino sobrio e un'espressione meno frizzante del solito.

L'annuncio di lancio è questo: "Barbie e ASAN (Autistic self advocacy network) sono orgogliosi di collaborare alla prima Barbie autistica, progettata con connessione e comprensione nel cuore. Creata con la guida della comunità autistica per rappresentare modi comuni che le persone autistiche possono sperimentare, elaborare e comunicare sul mondo che li circonda, questa bambola invita più bambini a vedersi rappresentati in Barbie e aiuta tutti noi a capire i molti modi in cui ognuno può vivere il mondo".

Mattel ha dichiarato di essersi consultata con specialisti del settore e con associazioni che si occupano di autismo, con l’obiettivo di normalizzare anche le differenze neurologiche. Il progetto si inserisce nella linea Barbie Fashionistas, che ha già visto l’introduzione di modelli con disabilità fisiche, differenti tonalità della pelle, body types meno convenzionali e altri tratti realistici.

Ma se la Barbie nera, quella in sedia a ruote o con protesi agli arti erano state accolte con un misto di entusiasmo e consenso (pur con qualche riserva), la Barbie autistica sta suscitando un'onda anomala di critiche.

Le critiche: tra superficialità e marketing

Le associazioni di consumatori italiane mettono in dubbio l’effettiva utilità educativa della bambola. Le critiche si articolano su diversi livelli: stereotipizzazione e ambiguità del messaggio: c’è chi denuncia una rappresentazione troppo semplificata e visivamente codificata dell’autismo e c'è chi si chiede chi è il destinatario reale della bambola. 

Nel senso: per chi è pensata, per bambini e le bambine con autismo per vedersi rappresentati oppure per bambine e bambini neurotipici, perché imparino l’inclusione? Ed eventualmente come la imparerebbero? La risposta educativa della bambola forse non è davvero all’altezza della complessità che la neurodivergenza comporta. 

Anche nei Paesi Bassi, l'associazione per la difesa dell'autismo PAS ha espresso preoccupazione per il design della bambola. Il presidente Guido Hogenbirk, ha detto che «gli arti (articolati) confermano lo stereotipo contro cui ci stiamo battendo. A causa di film come Rain Man molti credono che le persone autistiche agitino le mani costantemente e questa bambola rafforza questa immagine».

Ha aggiunto che lo sguardo laterale della bambola, concepito per evitare il contatto visivo, non si applica a tutte le persone autistiche. «Alcune persone autistiche parlano molto mentre altre potrebbero stabilire consapevolmente il contatto visivo perché sanno che è apprezzato. Ogni persona autistica è diversa».

Ecco il problema: la neurodivergenza non si rappresenta visivamente

Perché le Barbie nere o con disabilità fisiche sono state accettate più facilmente, mentre quella autistica no? La risposta, forse, sta nella visibilità e nella leggibilità sociale della diversità. Il colore della pelle, la sedia a ruote e la protesi sono elementi riconoscibili, facilmente interpretabili anche dai bambini e dalle bambine.

La neurodivergenza, al contrario, può manifestarsi in molti modi. La Barbie autistica semplifica la complessità della neurodivergenza a sguardi e posture. Non tutto, insomma, può essere trasformato in prodotto.