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Assegno unico 2026, come cambia con la rivalutazione Istat e le nuove fasce Isee: ecco le simulazioni

Assegno unico 2026, come cambia con la rivalutazione Istat e le nuove fasce Isee: ecco le simulazioni
Assegno unico 2026, come cambia con la rivalutazione Istat e le nuove fasce Isee: ecco le simulazioni  (getty)
Assegno unico 2026, aumenti più bassi del previsto: la rivalutazione Istat sarà intorno all’1,4%. Ecco come cambiano importi e fasce Isee, con le nuove simulazioni Inps.
di Maya Artusi Moro

Roma. Nel 2026 l’Assegno unico universale cambierà volto, ma l’aumento atteso sarà più contenuto del previstoA novembre il ministero dell’Economia e quello del Lavoro definiranno nel decreto di perequazione il nuovo tasso d’inflazione Istat, che determinerà la rivalutazione automatica degli importi e delle fasce Isee. Le ultime proiezioni aggiornate parlano di una crescita dei prezzi intorno all’1,4–1,5%, inferiore rispetto all’1,7% ipotizzato nelle settimane precedenti.

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Assegno unico 2026, rivalutazione più bassa del previsto

L’adeguamento all’inflazione sarà effettivo da febbraio 2026, con conguaglio degli arretrati a marzo.
Non sarà necessario presentare una nuova domanda, ma servirà la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) 2026 per calcolare l’importo aggiornato. In assenza di un Isee valido, da marzo l’assegno verrà erogato nella misura minima, per poi essere riallineato con effetto retroattivo se la Dsu sarà presentata entro il 30 giugno. L’aumento dell’1,4% comporterà quindi incrementi limitati: qualche euro in più al mese per figlio, ma anche soglie Isee leggermente più alte. La prima fascia passerà da 17.227,33 a 17.468,51 euro, mentre la soglia massima oltre la quale spetta l’importo minimo salirà da 45.939,56 a 46.582,71 euro.

Le simulazioni Inps: quanto aumenta davvero

Sulla base delle simulazioni preparate dall’Inps, l’assegno massimo per i redditi più bassi crescerà da 201 a 203,8 euro mensili per figlio, con un incremento di circa 3 euro.
Per chi ha un Isee medio, gli aumenti oscillano tra +3 e +4 euro al mese, a seconda della fascia:

  • con Isee di circa 18.100 euro: da 196,5 a 200,3 euro;

  • con Isee di 25.000 euro: da 161,4 a 165,4 euro;

  • con Isee di 35.000 euro: da 111,5 a 115,3 euro;

  • con Isee di 45.900 euro: da 57,5 a 61,2 euro.

Anche le maggiorazioni legate a specifiche condizioni familiari verranno adeguate: per esempio, il contributo per i figli non autosufficienti sotto i 21 anni salirà da 120,6 a 122,3 euro, mentre quello per i figli con disabilità grave da 109,1 a 110,6 euro.

Le nuove fasce Isee e le disuguaglianze tra proprietari e affittuari

Le modifiche all’Assegno unico si intrecciano con la riforma dell’Isee 2026, introdotta con la nuova Legge di Bilancio.
Dal 1° gennaio la franchigia sulla prima casa passerà da 52.500 a 91.500 euro, con un incremento di 2.500 euro per ogni figlio dopo il primo.
Una misura che alleggerisce il peso degli immobili di proprietà nel calcolo dell’indicatore economico, ma che non prevede alcun adeguamento per chi vive in affitto, penalizzando proprio le famiglie più fragili.

La Banca d’Italia, la Corte dei Conti e l’Ufficio parlamentare di Bilancio hanno espresso preoccupazione: secondo gli organismi di controllo, la riforma “introduce un trattamento di favore per chi possiede la casa”, alterando uno dei principi cardine dell’Isee, quello di considerare in modo equilibrato il costo dell’abitare, sia in locazione sia in proprietà.

A essere più colpite, dunque, saranno le famiglie con redditi medi o bassi che vivono in affitto, spesso già esposte a un’incidenza della povertà assoluta più alta (22,1% contro il 4,7% tra i proprietari).

Assegno unico 2026: cosa aspettarsi

In attesa del decreto ufficiale Mef–Lavoro, la certezza è che il 2026 non porterà aumenti significativi per l’Assegno unico, ma piuttosto un adeguamento tecnico legato all’inflazione. L’importo più alto — oltre 203 euro al mese per figlio — continuerà a spettare solo ai nuclei con Isee più basso, mentre per chi si colloca nelle fasce alte la rivalutazione sarà quasi simbolica. Il nuovo Isee, invece, rischia di accentuare le differenze tra chi possiede una casa e chi paga un affitto, riaccendendo il dibattito politico su un modello di welfare che, al netto degli aggiustamenti contabili, dovrà ancora fare i conti con le disuguaglianze reali.