Il dramma a lieto fine di Anna Safroncik: “Ho aiutato mio padre a fuggire dall'Ucraina”
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Intervistata dalla conduttrice Silvia Toffanin, Anna Safroncik racconta la propria posizione di donna ucraina davanti alle dolorose immagini della guerra tra Russia e Ucraina in questi giorni, le difficoltà di salvare il padre dai bombardamenti e il dispiacere di dover rivivere drammi simili.
[[ge:kolumbus:alfemminile:211342]]L'attrice ucraina Anna Safronick a Verissimo
Anna Safroncik, attrice ucraina nata a Kiev e naturalizzata italiana da ormai trent’anni, è stata invitata questa domenica 6 marzo nel salotto televisivo Mediaset di Verissimo.
La conduttrice Silvia Toffanin l’ha intervistata in merito ai giorni difficili appena trascorsi e a quelli che indubbiamente verranno: nelle ultime ore, infatti, la Safroncik si è battuta per riuscire a far uscire dall’Ucraina il padre settantenne, per salvarlo dai bombardamenti russi.
Con il cuore un po’ più leggero per la sua situazione famigliare ma lo sguardo ugualmente commosso e scioccato per il conflitto tra Russia e Ucraina, l’attrice si confida.
La guerra tra Russia e Ucraina: un conflitto inatteso
L’invasione dell’Ucraina da parte dei militari russi è stato un fulmine a ciel sereno per gli europei: anche l’attrice definisce l’evento come qualcosa “scoppiato in maniera così violenta e inattesa”.
Alla conduttrice Silvia Toffanin racconta che, pochi giorni prima dell'inizio della guerra, le era stato suggerito di far entrare il padre, docente universitario a Kiev, in Italia: ha pensato che si sarebbe organizzata e che l’avrebbe portato con sé nel giro di una settimana, ma quel lasso di tempo di pace non si è mai verificato.
“Ho tirato un sospiro di sollievo soltanto qualche giorno fa, quando è arrivato a casa mia, perché abbiamo vissuto il dramma di farlo uscire dal Paese sotto le bombe”.
Ucraina: le immagini strazianti di chi fugge dalla guerra con animali e bambini
La guerra in corso tra l’Ucraina e la Russia sta causando, come ogni guerra, innumerevoli danni dopo solo una settimana dal suo inizio. Oltre ai soldati anche i civili vengono feriti, e sono moltissimi che in queste ore stanno tentando la fuga per trovare rifugio politico nei Paesi limitrofi. I dati più recenti mostrano come più di un milione di persone abbiano già salutato la propria nazionale; le Nazioni Unite hanno comunicato che si tratta del più grande e del più rapido esodo di rifugiati del secolo. Tra le persone in fuga moltissime donne e bambini; tra quest’ultimi, molti necessitano di cure specifiche poiché nel fuggire della guerra hanno dovuto anche abbandonare le terapie ospedaliere. Tra le immagini scattate dai reporter negli ultimi giorni, moltissime ritraggono giovani famiglie, bambini piccoli e coppie che cercano un supporto insieme ai loro animali domestici.
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Il freddo, un nemico sottovalutato
Anna Safroncik spiega che una delle preoccupazioni maggiori e dei fattori più temuti dagli ucraini è il freddo, spesso sottovalutato: “Una cosa di cui la gente non parla è il maledetto freddo di questo febbraio. Chiunque rimanga fuori casa congela, con meno 15 gradi. Solo al pensiero di dover attraversare la città c’è da congelare. Mio papà, quando lo stavo trasferendo, è rimasto fuori da ogni mezzo per 4 ore, ha seriamente pensato di morire di polmonite lì.”
Coloro che stanno tentando la fuga ammassandosi su treni e pullman diretti nei paesi europei limitrofi che li stanno accogliendo portano con sé sacchi a pelo e borsoni, ma sono costretti a lasciare tutto fuori dai mezzi a causa dei posti limitati: così, oltre che dalle bombe sono perseguitati anche dal freddo.
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L’attrice esprime il proprio cordoglio in merito ai recenti avvenimenti, ma non sembra parlare solo per sé quando racconta le emozioni provate davanti alle immagini del conflitto.
“Tutti parlano russo, e quindi ti vedi persone che hanno parenti sul confine: le persone sono fratelli, non vogliono combattere russi e ucraini. La gente semplice che non fa parte della burocrazia non si vuole uccidere; fin dagli anni in cui ho vissuto a Kiev, nel '92, eravamo fratelli: andare da Mosca a Kiev era come fare Roma – Milano.”
La felicità di aver tratto in salvo il padre, quindi, si scontra con l’amarezza di momenti e sensazioni già vissute dall’attrice, che cita gli anni in cui ha dovuto assistere alle persone in fuga dopo Chernobyl e la Perestroika.
“Vedere che in questi anni sono riusciti a renderci nemici con la propaganda io non lo accetto. Non abbiamo imparato niente.”
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