Ugly chic style, quando vestirsi “male” fa tendenza
Uno stile controverso, portato in auge da Miuccia Prada e che da oltre trent'anni non fa che attirare nuovi ammiratori. Si tratta dell'Ugly chic style, uno stile che valorizza il "brutto" e che lo rende chic.
Può sembrare un paradosso, ma il vestirsi male, o con abiti, dettagli e accessori che si possono considerare brutti, fa tendenza e da il nome a uno stile ben preciso, l’ugly chic style. Certo, i concetti di bello o di brutto hanno in sé una certa dose di soggettività. Ma sta di fatto che ci sono particolari o abbinamenti che non hanno nulla di armonioso ma che, nonostante questo, rendono determinati capi super di tendenza e con loro anche chi li porta.
Insomma, l’ugly chic style, non è solo uno stile insolito e chiaramente non per tutti. Ma è anche un trend che non nasce dal buon o cattivo gusto attuale, ma che ha radici molto più profonde che sanno di rivoluzione e di ribellione.
Quando ti prepari, in che ordine fai le cose?
Le origini dell’ugly chic style
Per prima cosa, quindi, occorre dire che l’ugly chic style non ha nulla a che vedere con la casualità, ma è uno stile pensato e a suo modo ricercato, e che nasce durante le sfilate Primavera/Estate di Miuccia Prada del 1996, quando la stilista portò in passerella una collezione che andava oltre i canoni estetici del tempo.
Una sfilata che portò in scena accostamenti in cui i protagonisti erano pezzi come sobri tailleur dai colori quasi sbiaditi, tanto classici da sembrare antichi, abbinati a sandali bassi indossati con calzettoni a vista, privi di qualsiasi tipo di femminilità. Uno stile pieno di dettagli e geometrie anni ’70 e fino alle stampe che riprendevano quell’effetto tweed di Chanel, un tessuto che si associa al lusso ma che in questa chiave ne ribaltava il concetto.
Proposte che riprendevano il concetto di “brutto” come provocazione con la patinata e noiosa borghesia di inizio Novecento, che voleva stupire e anche scandalizzare, più come forma artistica che come semplice contraddizione,
La rivoluzione dell’ugly chic style nella moda
Un concetto, quello del brutto, che nell’arte era già esiste ma che nel patinato e dorato mondo della moda invece no. E che anzi, venne anche molto criticato quando Miuccia Prada lo propose, poiché andava contro all’etichetta messa alla moda per cui ogni cosa doveva essere bella, armoniosa, affascinante, donando una rappresentazione idilliaca e ideale delle cose. Tutti aspetti che nell’ugly chic style vengono completamente stravolte.
Uno stile che di fatto, da quel momento e da oltre trent’anni, continua a piacere e a far parlare di sé. Arricchendosi di dettagli e capi di dubbio gusto (o di gusto insolito e particolare) che non hanno nulla a che vedere con le linee armoniose delicate dei capi considerati belli ed eleganti. Basti pensare, per esempio alle puff shoes o alle scarpe Tabi, calzature dalla forma e dallo stile controverso che vanno tanto di moda ma che a tutti gli effetti si discostano dal concetto di bello esteticamente a cui solitamente si è abituati.
I must have dell’ugly chic style
Ma quali sono i capi proposti da Prada che hanno promosso l’ugly chic style e che sono diventati emblema di questo stile tanto contestato ma che piace e che ha fatto tendenza? Uno fra tutti i sandali con plateau indossati con calze tipicamente maschili, naturalmente a vista, o ancora le camicie dal taglio classico portate abbottonate fino al collo. Anche le stampe che ricordano le geometrie tipiche delle tovaglie anni ’70 rientrano tra i capi che ricalcano l’ugly chic style o i gilet fatti a mano portati sulle pelle nuda o ancora gli abiti a modi uniforme da scolara e le gonne a pieghe.
E fino ai cerchietti bombati. Tutti capi facilmente reperibili e abbinabili se volete ricreare anche voi questo stile nel vostro look quotidiano. Una riabilitazione del brutto che fa tendenza e che, di fatto, rappresenta un vero e proprio mood, fatto di pezzi iconici per lo stile stesso e di altri dettagli che potete inserire nel vostro ugly chic look e che lo renderanno assolutamente personale, ribelle ai canoni estetici più classici e senza dubbio che non passerà inosservato.