La storia delle calze a rete: dal burlesque alla Couture Spring Summer 2024
Punk, poi chic. Oggi couture. Le fishnet stockings incontrano nuovi stili e si trasformano in accessori ultra-versatili
Dallo streetstyle alle celebrities in passerella, le calze a rete ritornano tra le protagoniste della stagione grazie al loro super power: l’effetto vedo non vedo, che dona sensualità estrema se declinato con i giusti mix and match. Sebbene qui nessuno si senta autorizzato a dire cosa sia giusto o meno indossare, è opinione comune considerare alcuni abbinamenti più delicati rispetto ad altri. La verità, nonostante tutto, è che la forza di un look risiede nello stile e nella capacità di indossare gli abiti più appropriati per se stessi. Quindi, l’unica tip che ci sentiamo di condividere è di rispettare sempre il proprio gusto e la propria personalità e di tenere conto delle tendenze, senza però diventarne schiavi. Per questa stagione, le calze a rete si declinano in numerose sfumature con cui osare, da quelle mainstream nere e irriverenti alle versioni girlish in avorio, e si intersecano agli stili più svariati, in un continuo gioco di sperimentazione e tradizione.
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Fishnet Stocking
Il fascino suggestivo della calza a rete, secondo Roland Barthes, è insito nell’abbaglio, in quell’intermittenza delle pelle che luccica tra due capi di abbigliamento. Così scriveva in The Pleasure of the Text del 1973: “rivelazione di carne mascherata da copertura”, alludendo alla connessione di questa tipologia di collant con il capitale erotico delle donne, che nascondono mostrando. L’Oxford English Dictionary le introdusse ufficialmente nel 1933, battezzandole fishnet stockings (in italiano letteralmente calze a rete da pesca, a rievocare appunto le loro origini strutturali), ma fecero la loro comparsa all’inizio del XX secolo o probabilmente già nel 1800 con la moda tardo vittoriana, come ipotizzato dalla storica della moda Valerie Steele. Le prime vere fruitrici di questo accessorio furono probabilmente le protagoniste del burlesque, che, in abiti succinti, si dilettavano in spettacoli disinibiti a intrigare e solo solleticare l’immaginazione, pena il mancato rispetto delle regole di buon costume. Un tipo di spettacolo diffuso soprattutto negli Stati Uniti di inizio Novecento.
C’è chi attribuisce l’origine delle calze a rete alle ballerine del Moulin Rouge, ma secondo Toulouse-Lautrec, cronista di Belle Époque e dintorni, habitué del café chantant di Pigalle, si ballava il can-can in calzette rosse o nere, ma non a rete.
Il potere di Hollywood
Tra le più note danzatrici che le sfoggiarono, c’è l’americana Gipsy Rose Lee, artefice del primo picco di popolarità dell’indumento, tra gli anni Trenta e Quaranta. Il secondo, invece, lo si deve alle pin-up di metà secolo, come Betty Page, che attingeva dall’immaginario peccaminoso del burlesque per posare in foto ammiccanti con l’accessorio retato. Hollywood, da capo licenzioso, lo trasformò nel dettaglio più sensuale che una diva potesse indossare, rendendolo il simbolo di una femminilità tanto emancipata, perché esibita, quanto schiava della sua stessa oggettivazione. Le fishnet stockings, indossate da Marilyn Monroe a Audrey Hepburn, da Ava Gardner a Sophia Loren, da Elizabeth Taylor a Brigitte Bardot, incarnavano una sensualità impudica e provocante, che con gli anni si tradusse nell’innesco perfetto per una moda più sovversiva e ribelle.
Così negli anni Settanta, le calze a rete si ersero a emblema dell’estetica punk guidata da Vivienne Westwood, che con le calze strappate si opponeva agli stereotipi della sessualità femminile esorcizzata dai benpensanti. Negli anni ‘80, star come Madonna e Cindy Lauper, Loredana Bertè e Anna Oxa perpetuavano la sexiness più audace e sovversiva, indossandole spesso insieme a bustier e body, abiti succinti e short. Nell’immaginario collettivo, le calze a rete vengono spesso associate alla fotografia estremamente sensuale e non sempre politically correct di Helmut Newton, che curò a lungo le campagne pubblicitarie del brand di collant Wolford.
Riletture contemporanee di un accessorio nato sensuale
Oggi le sperimentazioni sono infinite e le fishnet stockings non si addicono a un solo ed esclusivo stile, ma spaziano dall’estetica punk a quella più glamour e/o bon ton. Un continuo stop and go tra rimandi ai look del passato a nuovi modi di concepire la contemporaneità, tra sexiness e romanticismo, tradizione e avant-garde.
Le ultime stagioni le hanno viste protagoniste di riletture ribelli e girlish, che le preferiscono in colori tenui come l’avorio, panna, azzurro o sfumature più accese e meno convenzionali. Da Valentino a Victoria Beckham, da Chanel a Tory Burch, le calze a rete sono l’accessorio complementare e indispensabile dei look di questo inverno, in una continua possibilità di nuove contestualizzazioni. Ad amarle, Lady Gaga, Beyoncé e Rihanna, ma anche Carla Bruni e Anna Dello Russo.
L’universo maschile non è immune al fascino sensuale che conferiscono le fishnet stocking e non è raro vederle da loro indossate. Un esempio? Harry Styles per la copertina del giornale inglese Beauty Papers, in cui appare seduto con le gambe incrociate su una piccola poltrona in legno, mentre indossa solo un paio di calze a rete nere e mocassini con il tacco Gucci, in uno scatto realizzato in bianco e in nero da Casper Sejersen. O Law Roach, che in occasione degli ultimi CFDA, ha indossato un completo-trench decostruito e calze a rete visibilmente in vista.