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Perché Lady D rimane un'icona di stile contemporanea (e immortale)

Il ricordo di Lady D è ancora oggi vivo e nostalgico: è stata la figura più influente della casa reale inglese, nonché uno dei personaggi più incontrastati della storia del costume del XX secolo

Il mito della principessa del popolo ha incantato per anni il mondo, trasformando la percezione fino ad allora avuta della Royal Family, da sempre vista come distaccata ed establishment. Fu la prima, tra i reali, a ridurre le distanze con il pubblico, ad abbracciare le persone e a stringere loro le mani.

Lady D è stata una donna complessa ed incompresa, ma la sua umanità unita alla spiccata empatia l’hanno avvicinata alle masse e ai più bisognosi. Vittima di un matrimonio infelice, assillata dai tabloid e venerata dal pubblico, ha maturato il suo stile nel tempo, trasformando i vestiti nella sua principale arma di comunicazione.

In soli 16 anni a Buckingham Palace, ha rivoluzionato le regole del protocollo reale, diventando una fonte di ispirazione per tantissime estetiche contemporanee: dai look athleisure a quelli casual chic, da quelli old money allo streetwear ante litteram, passando per il mash up tra rigore e spontaneità, Diana è considerata la massima esponente dello stile anni ‘90.

Video/ Diana: la storia segreta di Lady D

Le diverse stagioni di Lady D

Agli albori della sua storia, Diana Spencer era la tipica Sloan Girl londinese: era nobile, ma conduceva una vita semplice, lontana dai balli e dalle battute di caccia. Viveva in un appartamento in condivisione a Londra e lavorava come assistente in un asilo, indossando gilet, gonne lunghe e mocassini. Era molto diversa da come sarebbe diventata e non esattamente un’icona di stile. I giornali presto la ribattezzarono Shy Di, la timida Diana. 

La sua personalità si trasformò nel tempo: da ragazzina diventò una donna e il suo stile subì un’evoluzione. Allora la caratterizzava una immancabile linea di kajal sulla palpebra inferiore e una serie di stravaganze e di errori di stile, che la resero più vera e umana agli occhi del mondo intero.

Dal fidanzamento con re Carlo III nel 1981 al tragico schianto del 1997, la principessa attraversò diverse fasi, etichettate ogni volta dalla stampa con una nomenclatura differente: da Shy Di a Sloane Ranger, da Dinasty Di allo stile più sensuale degli anni ‘90, periodo in cui Diana amava dedicarsi particolarmente a opere umanitarie.

Scardinare i rigidi cerimoniali reali

Quello che negli anni la rese iconica, fu la capacità di opporsi e di scardinare, in alcuni casi, i rigidi cerimoniali e le regole del protocollo di palazzo, sempre pronto a contestare lunghezze, colori e scollature

Dalla prima uscita pubblica, per un evento di beneficenza che si tenne il 9 marzo 1981 alla Goldsmiths Hall di Londra, in qualità di futura sposa dell’erede al trono d’Inghilterra, Diana scelse un abito di due designer emergenti, Elizabeth e David Emanuel, che suscitò l’indignazione di Carlo, perchè nero, che era il colore da utilizzare esclusivamente per occasioni luttuose, e dalla scollatura troppo generosa.

Nonostante i continui richiami da parte del marito e del palazzo, Diana cercò sempre di osare e di sentirsi più se stessa. Quando arrivò la separazione fu tutto più semplice.

Gli abiti come principale mezzo di comunicazione

La sua carta vincente fu rintracciabile nella capacità di affidarsi a designer emergenti, che confezionarono per lei un guardaroba più alla moda rispetto a quelli obbligatoriamente imposti dal protocollo, portando una ventata di innovazione nell’immagine di una famiglia reale compostissima e poco incline a qualsiasi cambiamento. Tra gli abiti più celebri ci sono: il Revenge dress, un tubino nero di seta aderente, firmato dalla stilista greca Christina Stambolian, che indossò dopo le dichiarazioni pubbliche di Carlo che ammise la sua infedeltà; l’abito John Travolta, così battezzato per il ballo che condivise con l’attore durante una cena di gala alla Casa Bianca nel 1985; l'Elvis Dress, un vestito tempestato di perle, realizzato da Catherine Walker. Quest’ultima fu la designer che seguì più a lungo il suo stile.

Dopo la separazione, dotata di maggiore libertà espressiva, fu richiestissima tra i designer che facevano a gara per vestirla: nacque un sodalizio con Gianni Versace, che divenne il preferito di Diana. Per una coincidenza scritta nelle stelle sarebbero morti a pochi mesi di distanza, entrambi prima del tempo, entrando nel mito: uno assassinato nella sua villa, l'altra inseguita dai paparazzi. 

Moderna icona di stile

Sarà sempre ricordata come la pioniera del tartan, degli abiti smodatamente disneyani, delle calze colorate, delle maniche a sbuffo e dei pois, di spalline imbottite e di colli ampi e ricamati, ma anche delle spalle in vista e mise divertenti. 

Ha incarnato tutti i trend contemporanei che si ispirano agli anni ‘90: la letterman jacket, contribuendo all’’intramontabile fama della giacca tipica degli atleti americani; gli off-duty looks: Diana amava indossare i pantaloncini-ciclisti in combo con chunky sneakers e felpa oversize; i western boots da mixare con jeans, blazer, felpa e baseball cap; lo stile boyish, che amava ricreare abbinando giacca e cravatta a dettagli gold e Chelsea boots; l’estetica old money e quella del quiet luxury.

Diana: una reference nostalgica e attuale

Il suo lascito in termini di look è stato così potente da aver influenzato molti designer dopo di lei e spesso anche editoriali di moda, evidentemente ispirati agli scatti dei paparazzi.

Tra le collezioni ispirate a Lady D, la SS 2018 di Virgil Abloh per Off-White decantava nostalgiche reference all’immaginario creato dalla principessa, tra maniche a sbuffo, total denim, pois e mum jeans, declinando i suoi fashion statement al tocco urban tipico di Abloh.

Nel 2019 invece, Vogue France propose un servizio che vedeva Hailey Bieber interpretare stile e movenze di Lady D: lei che si allaccia le scarpe su un campo da tennis, lei che con le chiavi dell’auto in bocca è intenta a cercare qualcosa nella borsa, o ancora lei che infila un paio di jeans dal fit loose dentro a stivali texani. Il suo è stato un codice stilistico riconoscibilissimo e autentico, declinato ora con l’audacia sprezzante di chi sovverte le regole (di palazzo), ora con la sicurezza di chi conosce la moda e l’adatta a sé stessa al di là dell’occasione. 

Sono passati 26 anni dalla morte di lady Diana ma il suo mito è più vivo che mai: dal film Diana - La storia segreta di Lady D con Naomi Watts, a Spencer con Kristen Stewart, fino alla serie tv The Crown, dove è interpretata da Emma Corrin e poi da Elizabeth Debicki, la sua storia continua ad affascinare e a commuovere. I suoi look sono di tendenza perfino tra la famiglia reale: spesso la nuova principessa del Galles, Kate Middleton, ha omaggiato Diana con abiti e gioielli, ma la sua compostezza l’allontana dalla principessa scomparsa, che ancora oggi rappresenta l’autentica guida spirituale allo stile understated.