Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Passione gilet: il capo genderless più amato del 2023

Passione gilet: il capo genderless più amato del 2023
(getty images)

Dalla corte del Re Sole allo street style, storia ed evoluzione di una giacca a cui son cadute le braccia

di Arianna Chirico

Tra i trend più in hype del 2023, il gilet, anche detto panciotto, androgino ed elegante, mono o doppiopetto, è il protagonista dei look street style per tutto l’anno. Decontestualizzato dal completo tre pezzi e già apprezzato d’estate come top chic, grazie alla sua linea sofisticata e alla vestibilità pratica e veloce, diventa un must have per la stagione autunnale.

La sua fattura sartoriale, costruita, decostruita, rinnovata, lo rende un capo perfetto per l’ufficio, ma anche per il tempo libero e il suo stile mannish permette di coniugare il maschile con il femminile e di giocare in infinite combinazioni di styling.

Match day superstitions: che cosa fanno le Bianconere prima di scendere in campo?

Uniforme del gentiluomo

Sebbene il gilet sia ritornato in auge negli ultimi anni come trend moda genderless, la sua storia inizia qualche secolo fa come parte essenziale dell’abbigliamento maschile. Viene realizzato per la prima volta su richiesta di Luigi XIV, che desidera per i propri cortigiani di palazzo un abbigliamento sfarzoso che possa distinguerli dalla borghesia.

Nasce così l’habit à la francaise, composto da tre pezzi: giacca justacorp, pantalone a culotte e gilet, che diventa immediatamente l’uniforme del gentiluomo o homme de qualité. Questo completo si diffonde rapidamente in tutte le corti d’Europa, grazie alla forte influenza francese sulle mode dell’epoca. 

Lungo per sfidare il freddo invernale, corto nelle stagioni più calde, il gilet persiste per oltre un secolo adattandosi all’evoluzione del concetto di eleganza, che dalla sfarzosità dei tessuti broccati si riversa su un gusto più sobrio e austero.

Lord Brummel, icona di stile dandy, è stato un grande estimatore del gilet nella sua forma più semplice e raffinata - corto all’altezza della vita, monopetto e con una fascia rigida come colletto -, sostenendo che il segreto dell’eleganza fosse appunto non farsi notare.

media_alt
(getty images)

Colori e sperimentazioni

La silhouette dei messieurs, con la Grande rinuncia maschile, volge alla semplificazione e si sposa con una palette colori neutra e priva di stampe. Ma gli anni Venti del Novecento stravolgono le tendenze. Con l’avvento del pensiero Futurista, figure geometriche, patch di stoffe, eccentrici decor e colori primari vengono introdotti nell’abito maschile, con l’intento di provocare emozione e liberare la creatività. Così i gilet realizzati da Giacomo Balla o da Giacomo Depero diventano assemblage di panni colorati, proponendo modelli in stoffe colorate raffiguranti motivi naturalistici e arabeschi, indossati sotto abiti comuni da molti futuristi. Questa versione combina il desiderio di rendere anche l’abbigliamento un fattore artistico, nonché espressione di una provocazione sociale.

media_alt
(wikipedia)

Nuovi orizzonti 

Negli anni Cinquanta, il gilet viene adottato come parte dell’uniforme del gruppo giovanile dei Teddy Boys, il cui abbigliamento era caratterizzato da elementi stilistici estrapolati dall’epoca edoardiana. I loro gilet erano piuttosto austeri, appesantiti dal tessuto broccato, e, insieme ai pantaloni skinny con risvolto, andavano ad inserirsi  nel classico look dell’eleganza inglese. Ispirati al rock and roll, capace di risuscitare gli animi dei giovani, i Teddy Boy contrapponevano al loro modo di vestire serioso un’attitude interiormente ribelle.

Con gli anni Sessanta, finalmente il gilet viene indossato anche dalle donne e Yves Saint Laurent è stato uno dei primi stilisti ad esplorarne la versatilità. In tessuto, in maglia, intero, abbottonato, svasato, acquista un’aria iperchic grazie anche al look alla Twiggy: bermuda, camicia bianca da uomo, maxi cravatta nera, e gilet lungo in macramè. 

media_alt
(getty images)

Durante gli anni Settanta, come riflesso del movimento hippy e attraversando numerose fasi di sperimentazione, il gilet si trasforma per adattarsi al gusto boho, impreziosito di frange, ricami, perline o realizzato all’uncinetto. Un’icona dello stile selvaggio e disinibito di quegli anni che durante le sue performance indossa spessissimo questo capo è Janis Joplin. Memorabile, il gilet all’uncinetto in lamè dorato nel video di Tell Mama.

media_alt
(getty images)

Passato e futuro del gilet

Al di là delle collezioni moda che riconoscono nel capo un’allure sbarazzina e allo stesso tempo bon ton o alla garçonne, negli anni contribuiscono alla popolarità del gilet anche il cinema, i video musicali e i performer, e gli stili diventano infiniti.

Nel film Io e Annie, di Woody Allen del 1977, Diane Keaton veste perfettamente il ruolo di Annie con uno stile androgino, composto da gilet, camicia, cravatta e pantaloni. Così anche Madonna negli anni successivi. Peter Lindbergh, fotografo di moda, segna gli anni Novanta immortalando donne di spettacolo con il gilet gessato, camicia da uomo e cravatta. 

media_alt
(getty images)

Reinterpretato in chiave glamour, old school, strong, iperchic, da Moschino a Yves Saint Laurent, da Roberto Cavalli ad Etro, da Givenchy a Giorgio Armani, il gilet viene oggi destrutturato e mixato con dettagli di altre epoche, in un gioco di rimandi tra passato e futuro.

media_alt
(getty images)

Sull'onda Y2K, nel 2023 il gilet classico torna a far parlare di sé ma questa volta è solista perché considerato proprio come una una camicia; è a contatto con la pelle nuda proprio come un qualsiasi top. Le passerelle e lo street style lo propongono in diverse combinazioni: da quello in maglia a quello sartoriale da indossare in un matchy matchy con pantaloni da completo; da quello lungo e leggermente over in perfetta sincronia con l’estetica minimalista anni ‘90 a quello dal fit perfetto; da quello austero e semplicissimo ai modelli più eclettici.