Mocassini: le calzature classy casual da sfoggiare tutto l’anno
Storia di una scarpa interpretata continuamente nel corso dei decenni, oggi rivisitata in chiave contemporanea e declinata sia per uomo che per donna come icona di stile senza tempo
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A lungo vituperati dalla critica di moda, perché nati come scarpe comode, informali e prive di lacci da usare per il tempo libero, oggi i mocassini sono le calzature più democratiche del sistema moda, perché le sue declinazioni sono così numerose da adattarsi ai gusti di tutti. Alternativa perfetta a sneakers o ballerine o stringate, i mocassini, anche detti loafers o penny loafers (erroneamente concepiti come sinonimi, ma con delle differenze strutturali che li rendono diversi), hanno quel coté classy casual che li rende perfetti quasi con tutto. Rivisitati in modo edgy, vintage, dark, strong o nerd, si indossano con tutti gli stili e sono un basic irrinunciabile per uomini e donne smart e contemporanee.
Per la Spring Summer 2024, si fanno onnipresenti in passerella, spaziando da modelli essenziali e monocromatici in pelle a modelli colorati o più eccentrici, come quelli impreziositi da audaci stampe animalier.
Prima di giudicare, cammina nei mocassini altrui
Le loro origini primigenie non sono ben definite, ma molti le attribuiscono ai nativi americani, che erano soliti utilizzare la pelle morbida per fasciare e proteggere i piedi. Un motto emblematico degli Indiani d’America recita infatti “Prima di giudicare una persona cammina per tre lune nei suoi mocassini.” Altre ipotesi le attribuiscono ai contadini e allevatori-mungitori scandinavi, pare norvegesi, che nell’800 iniziarono a realizzare delle comode pantofole assemblando pezzi di cuoio.
Un modello più moderno fu creato nel 1926 da Raymond Lewis Wildsmith, un calzolaio londinese che progettò il primo paio di mocassini per re Giorgio VI, che desiderava una scarpa per oziare durante le sue gite in campagna.
La calzatura scansafatiche
La versione contemporanea, come la conosciamo oggi, nacque negli Stati Uniti negli anni Trenta, quando GH Bass, un’azienda statunitense che fabbricava stivali per John R. Bass, lanciò sul mercato i primi loafer, con la tipica striscia di pelle che decora la tomaia. Erano denominati Weejun Loafer: Weejun, abbreviazione di “norvegese” e loafer che indicava letteralmente lo “scansafatiche“. In un’epoca di scarpe stringate lucide, il successo dei mocassini non fu immediato, considerati al pari di semplici ciabatte da indossare in casa, magari in poltrona, ma di certo non un capo sufficientemente elegante per presentarsi in società. Fred Astaire, all’apice della fama come ballerino, ne diventò il principale ambassador, adottando i loafers per ballare il tip-tap e come scarpa da indossare anche con il frac.
In Italia i primi modelli furono progettati dai Fratelli Rossetti, che giocavano con lavorazioni della pelle, applicando un inedito effetto sfumato-anticato, e dettagli metallici. Nel 1968, i Rossetti estetizzarono lo spirito rivoluzionario e lanciarono sul mercato il mocassino yacht, foderato in spugna per essere indossato senza calze, e quello rielaborato a forma di stivale o sandalo.
Preppy style
A contribuire in modo determinante alla diffusione del mocassino, fu l’uso che ne fecero gli studenti universitari dell’epoca, in particolare quelli delle università della Ivy League, che li indossavano per lo più come calzatura comoda e informale nel “Free Friday”, con jeans e giacca. Vennero ribattezzati “penny loafer”, per la consuetudine diffusa tra gli studenti di nascondere un penny all’interno della mascherina a forma di labbra della scarpa, per le chiamate a gettoni.
Divennero l’emblema di uno stile che si diffuse rapidamente anche oltreoceano con il nome di Preppy Style, ancora oggi fonte inesauribile di ispirazione. I preppy look erano ordinatissimi, fatti di camicie stirate, gilet in maglia, giacche e bomber, pantaloni con le pence, gonne sotto al ginocchio e gli immancabili mocassini. Si unisce l’utile al dilettevole; si trasgredisce nella compostezza, ma in un attimo è accessorio di tutti e da una certa agiatezza aristocratica-altoborghese diventa pop.
Antologia del mocassino Gucci
Nel 1953, la storia dei mocassini si tinse di italianità. In quell’anno, Aldo Gucci ereditò l’azienda di famiglia dopo la morte del padre e fondatore Guccio Gucci. Durante una visita a New York, con l'intento di ampliare il mercato, notò come i mocassini fossero così radicati nel modo di vestire americano. Quando tornò in Italia, decise di aggiungere un mocassino in pelle alla linea dei prodotti della casa, adornandolo con un morsetto, ispirato allo stile di vita equestre, poi diventato simbolo della maison. Fu subito un successo e da esperimento, i mocassini Gucci si trasformarono istantaneamente in un grande classico. Il risultato fu rivoluzionario per la sua struttura handmade, senza lacci e senza soletta, per la tomaia morbida e flessibile realizzata artigianalmente. Questo la rese una scarpa confortevole e chic, parte del dna del brand. Alessandro Michele, per la sua prima collezione da creative director della maison, reinterpretò il mocassino in una versione tutta personale, che vedeva l’interno della calzatura rivestito di pelliccia: una proposta che divenne viralissima, nonché fashion item desiderato da tutte le fashion victim del mondo.
Mocassini contemporanei
Nel corso degli anni, i mocassini sono stati continuamente reinterpretati e rivisitati: oggi si indossano in pelle, in camoscio o in tessuti innovativi; puliti e privi di fronzoli o impreziositi di intrecci, dettagli a catena, maxi nappe, stringhe o dettagli scultura; flat, platform o con tacco.
I modelli disponibili sul mercato sono numerosissimi e si adattano a diversi stili e personalità: partendo dal penny loafer, il modello più classico e popolare, si passa ai mocassini Kiltie, conosciuti per la loro caratteristica frangia kiltie, una striscia decorativa di tessuto dai bordi frastagliati, solitamente in pelle, fino alle tassel loafer, caratterizzate dalle nappine, un elemento decorativo aggiunto negli anni ‘50. Il modello originale combinava due stili diversi, quello di Los Angeles e quello di New York.
Non c’è maison che oggigiorno non declini la sua visione del mocassino, da Sebago a GH Bass, da Tod’s a Saint Laurent, da Church's a Fratelli Rossetti, ma tra le rivisitazioni contemporanee più famose, un posto d’onore va sicuramente ai mocassini Gucci e a quelli Prada.
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