Sacro o profano? Le innumerevoli influenze dell’iconografia religiosa nella moda
Tra l’iconografia religiosa, in particolare cattolica, e la moda, esiste un sodalizio che da tempo ispira gli stilisti e le loro collezioni: alcune volte in versione austera, altre volte in modo opulento e quasi sempre con qualche controversia con cui fare i conti. Ultimamente, mentre il numero di credenti è più che mai in diminuizione, alcuni trend vogliono riportare all’attenzione i simboli chiave dell’immaginario cattolico, ovviamente rivisitati. La domanda che viene da porsi è: che cosa può essere considerato blasfemo? Qual è il limite della creatività oggi? In questo articolo analizziamo come il mondo della moda da tempo dialoga con l’iconografia religiosa e i trend del momento.
Moda e Chiesa Cattolica: storia di una relazione duratura
L’iconografia religiosa ha da sempre affascinato il mondo dell’arte e successivamente anche quello della moda. D’altronde in passato la religione ha esercitato un forte potere nella cultura popolare entrando in un immaginario comune consolidato. Già nel 1939, la stilista surrealista Elsa Schiaparelli, per la collezione estiva, crea un abito color arancio con delle chiavi incrociate ricamate (il simbolo del Vaticano). Nel 1956 sono le sorelle Fontana a lasciarsi ispirare dall’immaginario cattolico e l’allora apprendista Renato Balestra disegna il “Pretino”, un abito lungo e nero, svasato sul fondo e realizzato in lana e seta che prende ispirazione dalle vesti ecclesiastiche. A completare il look, indossato dall’attrice americana Ava Gardner, un grande crocifisso di perle colorate e un cappello da monsignore. Il modello, che fa innamorare Fellini, viene successivamente ripreso dal costumista Piero Gherardi per Anita Ekberg nel celebre film “La Dolce Vita”.
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Dagli anni ’80 a “Heavenly Bodies”, il Met Gala più discusso
Negli esuberanti anni ’80, l’ispirazione ecclesiastica conquista la cultura popolare. Assistiamo così a due fenomeni diversi: da una parte c’è la volontà di provocare attraverso una rielaborazione sensuale e talvolta Camp degli elementi tradizionali religiosi: è il caso della pop star Madonna che accosta ai look sexy rosari e crocifissi, delle sfilate di Thierry Mugler e di Christian Lacroix. Dall’altra parte Dolce & Gabbana e Versace attingono alla tradizione folkloristica e religiosa italiana come ispirazione per le loro collezioni: un ritratto stereotipato delle tradizioni italiane e in particolare del Sud Italia. Con il passare del tempo l’ispirazione religiosa si spinge sempre un passo più in là diventando un elemento costante di ispirazione per i designer: da John Galliano a Jean Paul Gaultier arrivando ad Alexander McQueen che nel 1996 fa sfilare in passerella a New York le modelle con maschere nere decorate da un crocifisso.
Nel 2018 arriva l’evento più dibattuto di sempre, il Met Gala a New York, il cui tema è “Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination”, un’elevazione del dialogo tra la moda e l’iconografia religiosa. Le celebrities e i designer esplorano il tema con la massima creatività e i risultati sono sorprendenti: Rihanna in versione papessa Maison Margiela, Zendaya diventa Giovanna D’Arco e Jared Leto in versione sacerdotale forma un trittico con Lana Del Rey e Alessandro Michele. Inevitabile che dopo un evento di tale portata la fascinazione per l’iconografia cattolica crescesse in popolarità, e così è stato partendo dai “Sunday Service” di Kanye West , degli incontri di preghiera e cori gospel, fino ad arrivare al marchio “Praying” di Alexander Haddad e Skylar Newman, conosciuto e amato dalle celebrities per l’iconica borsa “God’s favourite” e il bikini “Holy Trinity.
Church-core, Convent-core e Catholic-core, gli ultimi trend moda su Tik Tok
L’influenza del cattolicesimo nella moda sembra aver conquistato anche la Gen Z, tanto che il marchio newyorkese Mirroir Palais, fondato da Marcelo Gaia, nelle ultime collezioni propone modelli tipici della tradizione cristiana: abiti bianchi con la scollatura a cuore insieme a top e gonne con inserti in pizzo vengono completati nello styling dall’immancabile rosario.
Un’estetica che rimanda inevitabilmente a quella che viene chiamata sui social “Mexican Girl Aesthetic” (anche questa una stereotipazione dell’America Latina). Le accuse di appropriazione culturale non sono mancate, tanto che Marcelo Gaia ha dovuto chiarire sui social che la collezione non è stata in alcun modo ispirata dal Messico in particolare, ma attinge dal suo background culturale. Nel frattempo su TikTok sono sempre più numerosi i video che romanticizzano l’estetica tradizionale cattolica: #church-core, #convent-core e #catholic-core sono i nuovi trend creati dagli utenti per cercare nuove ispirazioni per i loro look.
Blasfemia o semplice contaminazione?
Contemporaneamente, il dibattito sulla rielaborazione degli elementi religiosi da parte della moda continua: c’è chi sin dagli albori continua a considerare questo fenomeno blasfemo e offensivo, e chi invece non vede nulla di male nella contaminazione tra due mondi così diversi. Il rapporto resta sicuramente complicato ma, quello che è sicuro è che l’immaginario e l’iconografia ecclesiastica fanno parte da sempre del bagaglio culturale.