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La pelle intrecciata di Bottega Veneta è la signature di un lusso che non ha bisogno di loghi

Storia e segreti di una lavorazione diventata iconica dagli esordi, oggi emblematico segno distintivo della maison e delle sue borse

Se Bottega Veneta oggi si può considerare una maison dell’high e del quiet luxury, è perché è guidata da una filosofia astuta, discreta e raffinata che trova nell’assenza di logo la sua forza. La maison infatti, ha sposato l’apparente anonimato e un’eleganza senza tempo, riconoscibile nella sua alta qualità artigianale. A siglare il suo successo fin dalle origini, fu senza dubbio la trama intrecciata, che iniziò a coincidere con il mondo Bottega, facendo della pelletteria artigianale un segno di riconoscimento. La sfacciata discrezione del brand fu parte della sua comunicazione fin da subito, tanto che in una campagna pubblicitaria degli anni Settanta, che invitava i clienti a personalizzare le borse con le proprie iniziali, lo slogan recitava “When your own initials are enough”.

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La trama Intrecciata di Bottega Veneta

La pelle intrecciata è diventata così iconica che le borse Bottega Veneta sono dappertutto. Pizzicate con due dita oppure strette sotto braccio meritano tutto il successo che hanno. A volte, sono oggetto di dupe che ne emulano il design, facilmente smascherati da una qualità che non può essere minimamente eguagliata a quella degli accessori della maison, realizzati da artigiani altamente qualificati.

La trama intrecciata fa da sempre parte del Dna e dell’identità della maison, nata come azienda di pelletteria e fondata nel vicentino nel 1966 da Michele Taddei e Renzo Zengiaro, che da subito puntano sulla qualità e sull’artigianalità dei loro prodotti. 

Il controllo della produzione viene lasciato a Laura Moltedo, ex moglie di Taddei, che trasforma quello che crede essere un ostacolo per la produzione nel più grande innesco per il successo del brand. L’assenza di macchinari adatti ad assemblare i pellami spessi delle borse, per via di sole cucitrici dotate invece di aghi per la cucitura di tessuti, porta l’azienda a sperimentare nuove tecniche: tagliare la nappa a strisce, tra i pellami il più morbido, per poi intrecciarla in un pannello unico, consente di aggirare l’ostacolo e aprirsi a lavorazione esaltatrici naturali del valore dell’artigianalità. 

Da allora la pelle-tessuto, il celebre Intrecciato di Bottega Veneta è la silenziosa signature della maison.

La trama che contraddistingue il marchio è formata da morbidi tasselli in pelle, intrecciati manualmente da due persone, di solito, che seguono un preciso schema diagonale, che va a formare un vero e proprio tessuto, resistente e uniforme. Due giorni di lavoro, cento tasselli in pelle lunghi 1 metro e 60, e la magia dell’Intrecciato prende vita.   

Tomas Maier

Ripercorrendo però la storia della maison e dell’Intrecciato, con i suoi fashion items senza tempo, non si può non citare la direzione creativa di Tomas Maier dal 2001 al 2018, che attraverso un’estetica in apparenza sobria si concentra sul core-business di Bottega Veneta. Tra gli accessori più famosi realizzati, crea la borsa Cabat, una shopper a due manici, con una struttura rigida, che non richiede l’utilizzo di una fodera, perché caratterizzata sia all’interno che all’esterno dalla pelle intrecciata. Due giorni di lavorazione per assemblarla per 500 esemplari all'anno in vendita, solo in boutique.  Nasce poi la borsa The Knot, minaudière dagli angoli stondati, simile a una pillola, naturalmente decorata da intrecci e lavorazioni preziose, dotata di chiusura metallica di design a forma di piccolo nodo. Super fotografato sui red carpet di quegli anni, viene declinata in innumerevoli versioni e colori.

Daniel Lee

Dopo di lui, il testimone passa a Daniel Lee e la trama intrecciata vive una nuova vita, assumendo un’identità fresca, contemporanea e trasformandosi presto in un item di culto. Tra gli archivi della maison, rispolvera un modello intrecciato, più simile per capienza a un beauty case di lusso, che a una pochette, prestato negli anni ‘80 al guardaroba di Michelle Stratton, Lauren Hutton in American Gigolò, sotto braccio della stessa sulla passerella PE 2017 per il cinquantesimo anniversario del brand celebrato nel 2016. Così per creare un ponte tra passato e presente, Daniel Lee rispolvera la clutch The Pouch, ridandole nuova vita e contribuendo ad accrescere la Bottega Veneta-mania.

Per la pre-fall 2019, Viene presentata la Padded Cassette Bag in verde lime o smeraldo, ottanio, bianco o nero, finendo in cremose versioni color cioccolato. Responsabile della deflagrazione di Bottega Veneta nello street style e in quei feed cui dobbiamo l’andamento delle nostre scelte di styling, nasce dall’ispirazione di Lee per gli interni delle auto di lusso anni ‘70. L’intrecciato viene declinato sull'Arco Tote, che cela un estro ingegnoso sotto un 'apparente semplicità, una tote bag dai colori più neutri ideata da Lee come richiamo alla milanesità, riprendendo i tratti architettonici proprio dell'Arco della Pace; e sulla borsa Jodie, una hobo con manico decorato da un maxi nodo laterale, occasionalmente sostituito da un rivestimento in eco-fur. 

Daniel Lee ha il merito di aver introdotto la trama intrecciata nel mondo delle calzature, creando la linea scarpe Bottega Veneta Stretch, peraltro copiatissima senza pietà, dove i modelli di sandali a fascia e i sandali a listini attraggono più per l'estetica pop e surreale, che per una promettente praticità. 

Matthieu Blazy

Dopo di lui, Matthieu Blazy debutta con la FW 22-23, introducendo nuove it bag: la Kalimero, in versione piccola, media o grande, doppia o Bucket con un intreccio in grassetto, ricorda il design del cestino in vimini in chiave moderna; la Sardine, una sorta di mezza luna compatta e funzionale, da portare a tracolla o a mano, dotata di un manico in metallo dorato, una sardina dalla forma allungata, unico vezzo di eccentricità di un pezzo disegnato per essere immune allo scorrere del tempo, a darle carattere; l’Andiamo Bag, dalle linee pulite, ben strutturata e dalla morbidezza garantita dalla scelta della pelle paper calf che viene intrecciata ad arte. Un dettaglio? Il  gancio in ottone nella guisa di un fiocco annodato. È questo l’elemento che la identifica come ultima stella della galassia Knot di Bottega Veneta, un vezzo all’apparenza minimale ma che diventa identitario e protrae lo storytelling del quiet luxury. Per l’estate 2024 viene declinata anche in versione canvas.

On The Rocks

Sotto la direzione creativa di Blazy, la trama intrecciata diventa protagonista anche di una collaborazione che la maison ha sancito con Cassina, in occasione del Salone del Mobile 2024 come omaggio a Le Corbusier. Con l’installazione On The Rocks, Bottega Veneta offre una rilettura del celebre sgabello/tavolino LC14 Tabouret Cabanon di Le Corbusier, già usato durante l’ultimo fashion show della maison come sedute. 

Per questa occasione Matthieu Blazy veste il Tabouret LC14 di pelle lavorata con la tecnica Intreccio e ne colora la superficie con tonalità come il rosso, il giallo, il turchese e quella particolare nuance che chez Bottega Veneta chiamano raintree green, per completare il tutto con un tocco di nero, in modo da creare un effetto a contrasto e aggiungere tridimensionalità all'intreccio. 

La lavorazione della pelle è stata eseguita negli atelier di Bottega Veneta a Montebello, vicino a Vicenza, e, dato l'elevatissimo grado di perizia artigianale richiesto, non sorprende che si tratti di un'edizione molto limitata: 100 pezzi per la versione in legno bruciato, 60 per quella rivestita in pelle intrecciata.