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La ballerina da uomo firmata Balenciaga è l’ultima provocazione della SS23

Amate, odiate, ricontestualizzate. Dopo quasi un secolo dalla loro nascita continuano a suscitare clamore. Questa volta lo scalpore è più reboante, perché le ballerine in questione sono firmate Balenciaga e sono da uomo.

Indice 

  •  Le ballerine Leopold 

  •  Proposta di normalizzazione 

  •  Confini immaginari e brand inclusivi 

  •  Balletcore maschile 


Indossate sui palcoscenici più famosi al mondo, da Vaclav Nižinskij a Rudol’f Chametovič Nureev, da Baryšnikov fino a Roberto Bolle, le ballerine nascono come calzature genderless per il mondo della danza, poi decontestualizzate negli anni ‘50 per Brigitte Bardot da Madame Rose Repetto, che realizzò la prima ballerina Cendrillon da indossare fuori dal palcoscenico, durante il tempo libero. 
Per questa Spring Summer 2023, Balenciaga le fa sfilare ai piedi dei modelli in una location rivestita di fango e le contamina, le sporca, le distrugge, per rompere ancora una volta gli stereotipi di genere
 

Le ballerine Leopold 

Dopo gli ultimi mesi non proprio sereni per la maison, buttata sotto i riflettori per una campagna decisamente non politically correct, Balenciaga è di nuovo al centro del mirino per il lancio delle scarpe Leopold. Prendono il nome da Leopold Duchemin, collaboratore di Demna, che, come da lui stesso riportato, ha consapevolmente giocato con i modelli di genere per suscitare delle reazioni tra i fruitori. 
Già disponibili in store, sono prodotte in raso pregiato, lavorato da mastri artigiani toscani. Si declinano in tre varianti di colore (nero, turchese e beige) e hanno un vezzoso fiocchetto sulla punta arrotondata, come le più classiche ballerine da donna. 
Quelle Balenciaga presentate in passerella hanno un’aria distressed e vissuta, quasi un po’ trasandata, a richiamare le sneaker volutamente distrutte, presenti anche in pelle intrecciata, leggermente più aggressive rispetto al satinato dal finishing opaco. 

Proposta di normalizzazione 

Non è sorprendente che siano state innescate delle discussioni: le ballerine sono le calzature più dibattute della storia e anche tra il pubblico femminile il consenso non è mai unanime. 
Quello che dà origine alla polemica, chi appoggiandola con entusiasmo e chi denigrandola, è la volontà di Demna di intervenire periodicamente sugli stilemi prefissati di un codice stilistico che non rispecchia più la realtà e che segue delle regole che non abbracciano la libertà totale d’essere. 
Il suo approccio è sicuramente anticonformista e distopico, ma non sembra essere una provocazione, bensì una proposta di normalità e normalizzazione: ognuno è libero di indossare quello che desidera, anche accessori e abiti appartenuti a lungo solo al guardaroba femminile. 
È in questo modo che riassume le sue scelte: “Odio le scatole e odio le etichette e odio essere etichettato e messo in una scatola. La società, Internet e il mondo in generale adorano farlo, perché in questo modo ci si sente al sicuro. Bisogna avere coraggio e tenacia per assumere veramente la propria identità e chi si è veramente.” 
 

Confini immaginari e brand inclusivi 

Demna da Balenciaga non è l’unico a sentire la necessità di creare nuovi codici stilistici, dal momento che sono molti i brand che negli ultimi tempi propongono collezioni dissacranti nei confronti dei confini immaginari, supposti e posti come linea di demarcazione tra uomo e donna. 
Tra i primi a realizzare una ballerina da uomo, in ordine cronologico, c’è Dries Van Noten, che per la sua collezione SS15 introdusse in passerella le ballerine da uomo, seguito da Alessandro Michele per la SS 2016 da Gucci. La capacità di rendere le sue collezioni dei dialoghi concettuali e profondamente innovativi è stata una destrezza tipicamente Micheliana, sempre al di sopra degli standard e oltre le certezze dei benpensanti, ma probabilmente così aulica e sentimentale da essere la sua stessa condanna. 
Dopo di lui anche Jil Sander per la SS20, così come Miu Miu per la FW22 e Maison Margiela e Comme Des Garçons, che per la SS2023 hanno contribuito al trend con due modelli, rispettivamente in versione Tabi e square-toe. 
A convergere e a dare forza all’estetica del Balletcore, Harry Styles è stato tra i primi a scegliere delle ballerine firmate Molly Goddard, per il look della foto di copertina dell'album Harry's House

Balletcore maschile 

Sull’impulso della tendenza Balletcore, virale da qualche stagione, le ballerine, scarpe basse da sfoggiare senza impegno, diventano il must have definitivo per la città. 
Se inizialmente la danza orbitava attorno a una figura maschile, definita come danseur noble, dai tempi della Rivoluzione Francese i ballerini sono stati vittime di pregiudizi che li hanno progressivamente resi marginali. Così di conseguenza, per perpetuare e preservare i canoni di assoluta virilità maschile, anche i costumi del balletto si sono concentrati principalmente sulle figure femminili, relegando questa disciplina, per molto tempo, a un’attività prevalentemente da donna. 
Agli inizi del ‘900 però, il fascino esotico del Balletti Russi, portati in Europa da Sergei Diaghilev e da ballerini come Vaclav Nižinskij, plasmò abiti dalle linee fluide e morbide, che in breve tempo fecero breccia anche nella moda femminile dell’epoca, preannunciando il dialogo verso una moda genderfluid
Oggi, numerosi brand, che si assumono la responsabilità di captare la contemporaneità, virano le proprie scelte stilistiche verso una moda che sia, almeno apparentemente, più inclusiva, e che offra, a chi lo desidera, di rompere le barriere tra menswear e womenswear. 

I benpensanti le hanno condannate a priori, con lo stesso atteggiamento usato per qualsiasi altra novità di questo genere. Non per la loro estetica, che potrebbe oggettivamente risultare poco piacevole alla vista, ma per il concetto che queste ballerine racchiudono. 
A criticarne l’immagine numerosi Tik Tokers, che si allineano alle accuse storiche mosse verso questa calzatura, che ha sempre suscitato amore e odio, maschile o femminile che sia. 
Le ballerine potrebbero non rappresentare le scarpe perfette da sfoggiare, ma ancora una volta ci pongono di fronte a un quesito: chi è che ha davvero il potere di giudicare i nostri gusti? Dai tempi di Giulio Cesare, testimoniato da Plutarco, ci viene data una massima: de gustibus non est disputandum