L’indumento più democratico di sempre: storia ed evoluzione dei jeans
Chiunque ne ha un paio nel proprio armadio. Si, stiamo parlando proprio dei jeans, i pantaloni in denim dai mille modelli e tonalità. Un indumento resistente e confortevole (basta trovare il modello giusto), adatto a qualsiasi look e carico di una lunga storia alle sue spalle, che parte dalla working class americana, passa dalle sottoculture giovanili e successivamente arriva in passerella e nei guardaroba di tutti. In questo articolo rintracciamo la storia di questo capo essenziale e senza tempo e ripercorriamo la sua evoluzione fino ad oggi, in cui l’upcycling e le tecniche di produzione innovative stanno scrivendo un nuovo capitolo per gli iconici jeans.
Jeans o denim? L’origine del nome
Oggi le parole “jeans” e “denim” possono sembrare due sinonimi ma la regola vuole che con il primo termine si indichi l’indumento e con il secondo il tessuto; però, in passato, non è sempre stato così.
L’etimologia del termine “jeans” proviene da un’adattamento americano della parola “Gênes”, ossia il modo in cui i francesi chiamavano Genova. Era infatti usanza in passato dare ai tessuti il nome del luogo da cui provenivano e a Genova nel XVI secolo si esportava una stoffa blu caratterizzata da intrecci di fustagno a tessitura diagonale che veniva prodotta a Chieri. In Gran Bretagna era molto apprezzata dai marinai per la sua resistenza, ideale per creare le uniformi da lavoro e per le navi a vela.
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Il maggior concorrente della stoffa di Chieri era un tessuto francese; a Nîmes, a Sud della Francia, si produceva una stoffa molto simile a quella italiana ma caratterizzata da un intreccio irregolare di fili di cotone e lino bianchi e blu e per differenziare il prodotto ci si riferiva ad esso come “De Nîmes”, che successivamente diventò denim. Nel corso del tempo le differenze andarono ad assottigliarsi: i due tessuti incorporarono l’uno nell’altro le diverse caratteristiche, motivo per il quale oggi siamo arrivati ad un significato comune.
Dalla working class ad uniforme dei giovani ribelli, i jeans nel corso del tempo
Per arrivare al primo paio di jeans, nel senso contemporaneo del termine, dobbiamo spostarci di qualche secolo più avanti. È il 1853 quando l’imprenditore Levi Strauss fonda una piccola azienda a San Francisco specializzata in abiti da lavoro realizzati con materiali importati dall’Europa.
Poi l’incontro che cambia la storia: qualche anno più tardi Levi Strauss conosce il sarto Jacob Davis che, in seguito ad una richiesta di un suo cliente, ha l’idea di inserire dei rivetti in rame per rinforzare i pantaloni e per brevettare l’invenzione chiede in prestito a Levi Strauss 68 dollari di cui non era in possesso.
L’impresario accetta e nel 1873 arriva la registrazione dei jeans più famosi di sempre, i Levi’s. In pochi anni inizia la produzione su grande scala e nel 1890 vengono creati i celebri Levi’s 50, per rispondere all’ingente domanda americana; insieme a Levi’s anche altri brand iniziano a produrre i famosi pantaloni in denim, tra questi Lee e Wrangler. In quegli anni ad indossare i jeans erano prevalentemente i cowboy e la classe operaia ma, con l’avvento della globalizzazione e la nascita della cultura popolare, i jeans si diffusero sempre di più.
Negli anni Trenta sono John Wayne e Gary Cooper ad indossarli con molta frequenza, ma anche attrici del calibro di Ginger Rogers e Carole Lombard nel tempo libero. Negli anni ’50 è il turno di James Dean e Marlon Brando e qualche anno più tardi diventano il capo simbolo della rivoluzione sessantottina, della controcultura hippie e dell’emancipazione femminile con il tipico modello a zampa di elefante.
Poi arriva il mondo della moda, il primo marchio è Calvin Klein, una giovane Brooke Shield viene fotografata per la campagna del brand da Richard Avedon e in seguito a portarli in passerella sono Cavalli, Versace ed Armani.
I jeans oggi e le nuove tecniche di produzione sostenibili
Nel contemporaneo i brand che si dedicano prevalentemente alla produzione di jeans sono molti, così come sono molti i modelli che vengono proposti: stone washed, strappati, decostruiti e personalizzati. L’ultima tendenza, da ormai qualche anno, è quella di acquistare jeans vintage o upcycled (una tecnica creativa che prende i vecchi modelli e li rimette sul mercato rinnovati), anche perché il consumo di acqua per creare un singolo paio di jeans si aggira sui 7000 litri e anche il capo più iconico di sempre merita una svolta in chiave sostenibile. Molti brand come Levi’s, Lee e Wrangler stanno sperimentando tecniche di produzione innovative che permettono di ridurre drasticamente il consumo di acqua e Uniqlo è addirittura riuscito a creare un modello di jeans con zero impatto ambientale. Il nostro consiglio è quello di dare una nuova vita ai jeans che già possediamo e comprare jeans di qualità per sfruttare la loro durata nel tempo.