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Quest'anno la pelliccia (rigorosamente faux) trae ispirazione da Crudelia De Mon

Quando le temperature iniziano a scendere, il primo pensiero che affiora alla mente è quello di riportare in vita le giacche, i cappotti e le calde pellicce, ovviamente finte e possibilmente second-hand o ecologiche. La pelliccia, la prima forma di protezione dell’essere umano dalle intemperie e dalle temperature ostili, negli anni ’80 diventa un must-have e soprattutto un indicatore di status sociale. Ma, nel corso degli ultimi decenni, dopo tante campagne ed innovazioni scientifiche, i grandi brand ed e-commerce hanno finalmente rinunciato alle pellicce vere, e le Faux Furs non hanno nulla da invidiargli. Anche quest’anno le pellicce tornano in passerella e le nuove interpretazioni dei designer strizzano l’occhio ai maxi-volumi, alle texture esuberanti e all’iconico contrasto black and white in stile Crudelia De Mon.

L’importanza di scegliere una pelliccia ecologica e cruelty free: le scelte consapevoli dei brand

Da sempre il genere umano indossa pelli e pellicce per proteggersi dalle rigide temperature invernali. Per gran parte del Novecento indossare la pelliccia era un vero e proprio indicatore di status sociale: un capo irrinunciabile per tutte le famiglie ricche, ma a quale costo? Con la rivoluzione industriale, già negli anni ’30 del ‘900 venivano prodotte pellicce finte per le classi meno agiate che non potevano permettersi di acquistare una pelliccia vera. 

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Gli anni ’80 segnano l’inizio della riflessione sulla crudeltà del processo di produzione di pellicce e la nascita di PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) genera un’ondata di attivismo negli Stati Uniti con manifestazioni di protesta a margine delle sfilate e le campagne dalle immagini forti come le celebri “I’d rather go naked than wear fur” di PETA, con le supermodelle che posano nude e lo slogan di Greenpeace e Lynx “It takes up to 40 dumb animals to make a fur coat. But only one to wear it”. I risultati sono immediati: oltre a sviluppare una coscienza collettiva, alcuni brand come Calvin Klein, iniziano a fare a meno di usare pellicce vere nelle collezioni. 

Con il nuovo millennio però la produzione di pellicce ritorna a toccare livelli molto alti, fino a quando qualche anno fa, a causa di nuove proteste ed un pubblico più consapevole, molti brand hanno deciso di fare dietro front. Il gruppo Prada non utilizza più pellicce dal 2020, e così anche Gucci, Versace, Chanel, Armani ed altri brand di lusso, il gruppo Yoox Net-a-Porter ha smesso di venderle nel 2017 e Farfetch nel 2019, la London Fashion Week nel 2018 è diventata Fur Free. Molti Stati nel mondo hanno smesso di produrre pellicce e nel frattempo i brand si impegnano nella ricerca di materiali sostenibili e nello sviluppo di texture sempre più realistiche nel settore delle Faux Fur.

La faux fur è dannosa per l’ambiente?

Nonostante con la pelliccia sintetica si elimini il problema dello sfruttamento e della crudeltà nei confronti degli animali, molti anche in via di estinzione, è giusto riflettere anche sull’altro lato della medaglia: i materiali sintetici derivati dalla plastica che in molti casi finiscono in discarica senza la possibilità di essere riciclati. Questo è sicuro, Fast Fashion e Faux Fur non possono andare d’accordo. 

É però da tenere in considerazione che le Faux Furs non sono tutte uguali: Stella McCartney, da sempre vicina alle tematiche cruelty free, nel 2020 ha creato “Koba Fur Free Fur” la prima pelliccia ecologica realizzata con fibre di origine vegetali. Nel frattempo lo sviluppo di materiali innovativi prosegue e la gamma di stili e tonalità delle pellicce sintetiche è sempre più ampia.

La pelliccia per l’autunno inverno 2023/2024: Crudelia de Mon sta facendo il suo ritorno in versione cruelty free

Anche per questo inverno le pellicce sono in tendenza, i designer hanno puntato sulle forme over e i contrasti di colore, in particolare il Black and White che rimanda all’Art Decò e all’iconico villain de “La Carica dei 101” Crudelia De Mon. Stella McCartney sceglie come location l’interno de L’Ècole Militaire, una delle più antiche scuole di equitazione, con una collezione che esprime l’amore della designer per i cavalli in una versione totalmente cruelty free. Le Faux Furs, in versione over e corta, sembrano ispirarsi al look Crudelia de Mon ma in realtà riprendono il manto pezzato dei cavalli. 

Anche Valentino lavora sul contrasto bianco e nero in una maxi-pelliccia lunga fino alle caviglie ma questa volta con una texture che ricorda le piume dello struzzo mentre Ottolinger e Leonard Paris giocano con i volumi.