Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
Aggiornato il: 4 minuti di lettura

It girls, le antesignane delle nuove influencer

It girls, le antesignane delle nuove influencer
(getty images)

Storia ed evoluzione di un fenomeno sublimato nei salotti degli anni ‘20 del Novecento

di Arianna Chirico

Influencers ante litteram, ma antesignane delle più attuali that girls, le it girls erano modelle, attrici, socialité o tutte e tre le cose insieme. Spesso senza particolari talenti o un vero mestiere, catalizzatrici di gusti e stili, si contraddistinguevano per la loro presenza carismatica, affascinando chiunque con il loro savoir faire incondizionato e magnetico, singolare e peculiare. Non paragonabili alle fashion icon, la cui autorevolezza normalmente perdura nel tempo, le it girls sono state spesso figure aleatorie, a volte cannibalizzate dallo stesso sistema che le aveva rese celebri. 

La storia di Domiziana, influencer e disabile: "Sui social per ricordare a tutti che esistiamo"

La It Girl

Centro gravitazionale del jet-set del proprio tempo, la loro presenza decretava la risonanza mediatica di un evento, le loro scelte stilistiche la diffusione di uno stile e gli episodi della loro quotidianità fotografati dalle riviste patinate orientavano sogni e aspirazioni di generazioni intere. La loro capacità di incarnare lo spirito del proprio tempo concatenata a uno spiccato senso dello stile, alla joie de vivre, trasgressione, personalità, carisma, misto a coolness e magnetismo intrinseco, in grado di attrarre chiunque senza riuscirne ad afferrare a fondo il motivo, erano solitamente le peculiarità che contrassegnavano una it girl e che soprattutto la distinguono dalla pletora di influencers che si emulano a vicenda, monetizzando ogni minima mossa, dal video su Tik Tok alla partecipazione a un evento.

[[ge:kolumbus:alfemminile:870255]]

Le origini del fenomeno

Il fenomeno delle it girls è scoppiato a livello mondiale in tutto il primo decennio degli anni 2000, raggiungendo proporzioni inaudite con figure come Chloë Sevigny e Paris Hilton, Sienna Miller e Alexa Chung, ma il termine ha in realtà origini ben più antiche. Iniziò infatti a circolare nei salotti aristocratici inglesi di inizio Novecento e fu sublimato negli anni Venti dall’estrosa scrittrice e sceneggiatrice Elinor Glyn, che nel libro 'It' and Other Stories per prima si decise a dare una definizione a quel concetto astratto e difficile da carpire che era “it”, ovvero “la qualità, posseduta da alcune persone, che attira tutti con la sua forza magnetica”, in italiano tradotto con “quel certo non so che”. 

 

Il libro divenne un film nel 1927 e la sua protagonista, Clara Bow, fu insignita del titolo di prima vera It Girl, interpretando un perfetto mix di spirito naïf e femme fatale, ammaliando il pubblico per la bellezza non canonica e quel fare da maschiaccio che fece di lei la flapper per antonomasia

media_alt
(getty images)

A lei si ispirò il personaggio di Betty Boop, col suo fascino ingenuo e ammaliante, ma rimase per molto tempo l’unico vero esempio di It Girl nell’immaginario collettivo, poiché la stampa era restia a utilizzare questa denominazione per attrici e modelle. Negli anni Quaranta, il New Yorker definì un’It Girl la giornalista Dorothy Thompson, nota come la "First Lady del giornalismo americano”. Sebbene si trattasse di un gioco di parole, dove “it” si riferiva alla Seconda Guerra Mondiale, che la Thompson stava trattando in prima linea, fu una scelta linguistica importante che aprì i confini di “quel certo non so che” a tutta una serie di nuove interpretazioni e rafforzando l’idea che un’It Girl non si determinasse in base a fattori estetici quanto a quelli mentali e caratteriali

media_alt
(getty images)

La connotazione moderna del termine

Nacque quindi una nuova concezione di It girl, che si apponeva a donne indipendenti e forti, libere di vivere la propria vita senza lasciarsi limitare dalle regole obsolete del buon costume. In questi anni, si registra l’ascesa di una giovanissima Gloria Vanderbilt, sola erede della storica famiglia e anima delle feste che contavano di New York e Los Angeles, che si dice abbia ispirato Truman Capote per il personaggio di Holly Golightly in Colazione da Tiffany. 

A diciassette anni si trasferì a Hollywood, iniziando subito a posare per i fotografi di moda più celebri al mondo tra cui Richard Avedon, incassando una serie di matrimoni fallimentari e intrattenendo flirt con Marlon Brando e Frank Sinatra. "Ogni sera avevo un appuntamento con qualche star del cinema. Per attirare la mia attenzione dovevano essere famosi e molto più anziani. Era assolutamente inappropriato, oltreché pericoloso", dichiarò in seguito. Dopo di lei, Edie Sedgwick fu la It Girl degli anni ‘60, mai definita tale finché in vita.

media_alt
(getty images)

Grazie al suo fascino underground, al makeup grafico, all'atteggiamento scomposto e allo spirito ribelle, il termine iniziò ad acquisire la connotazione moderna, arricchendosi di quella componente sociale che fa dell’It Girl il centro nevralgico della scena che conta. Tra gli anni ‘60 e ‘70, il titolo di It Girl fu ereditato dalla modella e attrice Marisa Berenson, nota come “la regina della scena” nella nightlife newyorkese, una vera e propria socialite che presenziava a tutti gli eventi di spicco del proprio ambiente. Scoperta dalla leggendaria Diana Vreeland, divenne in poco tempo una delle modelle più ricercate e pagate al mondo, definita da Yves Saint Laurent “la ragazza degli anni Settanta”. Nello stesso periodo, Bianca Jagger dava lezioni di stile, clubbing e stravaganza allo Studio 54, seguita dall’iconica Grace Jones negli anni Ottanta.

media_alt
(getty images)

Chloë Sevigny e nuovi canoni estetici

Nel 1994, un articolo de The New Yorker firmato da Jay McInerney segnò l’inizio di una nuova era, conferendo l’epiteto di It Girl all’attrice Chloë Sevigny, che appena diciannovenne era stata scritturata per il film Kids di Larry Clark, destinato a diventare un cult. Chloë impersonava un ideale estetico diverso e intrigante: la sua bellezza non canonica non rispecchiava l’idea di sex-symbol per i canoni dell’epoca, ma il suo viso slavato e gli outfit eccentrici combinati senza particolare attenzione misti a una dose di menefreghismo le donavano un fascino calamitico non solo estetico, ma anche intellettuale.

media_alt
(getty images)

La cultura pop degli anni 2000 vide l’insorgere di It Girls diverse, permettendo a chiunque di avere il proprio idolo da seguire e a cui ispirarsi: da un lato Paris Hilton, Nicole Richie e Lindsay Lohan con sfarzo glamour e party sfrenati, dall’altro Sienna Miller con i suoi look boho, promotrice dello stile indie, Alexa Chung con il suo mix di stile sofisticato e inclinazione underground e Sky Ferreira con il suo fascino trasgressivo. Nel ruolo della "perfettina", invece, Olivia Palermo, fino ad arrivare alla modella Cara Delevingne, forse l’ultima vera It Girl nel senso stretto del termine.

media_alt
(getty images)

Da It Girls a That Girls

L’avvento dei social ha sancito in qualche modo il declino dell’It girl e la nascita della That Girl,  icone femminili che propongono un ideale di bellezza che rinuncia al mistero e punta sull’iper condivisione e sulla routine replicabile. Le “That Girl” sono in trend perché rendono romantico ogni attimo della quotidianità, ponendosi come esempi di bellezza ma anche come portatrici di uno stile di vita ammirevole. Si tratta di una tendenza basata sulla produttività, ma con una forte costante estetica che affascina chiunque osservi. Da Kim Kardashian ed Emma Chamberlain ai creators di TikTok, le “That Girl” hanno sostituito l’ideale carismatico ed impenetrabile delle It Girl degli anni passati, rivestendo di bellezza ogni istante – pubblico – della loro vita.