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Le invenzioni fatte dalle donne (nella moda e non solo) che hanno influenzato lo stile di vita contemporaneo

Dal brevetto del primo reggiseno alla creazione della prima Barbie, le donne, nel corso della storia hanno combattuto per rivoluzionare e migliorare la vita di ciascun individuo

In una società fortemente patriarcale, le donne sono state a lungo relegate a vivere in subordinazione di una figura maschile, che potesse limitarne in qualche modo la libertà. La loro condizione economica, così come il cognome, dipendeva sempre da un uomo che se ne assumeva le responsabilità: dal padre al marito, la loro vita era posposta alla volontà di una figura a cui spettava ogni decisione. Così, confinate nell’ambiente domestico, gli unici lavori che venivano loro concessi erano quelli considerati troppo femminei per gli uomini, ai quali invece non erano intimate particolari  imposizioni. Se oggigiorno siamo in grado di aspirare ottimisticamente a una parità professionale, che è tristemente ancora poco solida, è proprio grazie alle conquiste ottenute negli anni da donne esemplari che hanno lottato, affinché il nostro ruolo, in una mentalità spesso ottusa e fallocentrica, ottenesse dei riconoscimenti nei rapporti paritetici tra uomini e donne.

Arianna Vignetti e la campagna contro le molestie sui mezzi pubblici: "Noi, in quanto donne, speriamo che ci rubino solo il portafoglio"

La moda come strumento di liberazione

Spesso, nel corso della storia, i loro nomi sono stati offuscati da figure maschili che mascheravano la presenza e il loro contributo in nuove ideazioni e scoperte, ma le donne che hanno contribuito a cambiare il mondo sono numerosissime: da scrittrici a studiose a scienziate, da creatrici ad artiste, il desiderio di emancipazione ha innescato la necessità di facilitare e di migliorare la vita, rivoluzionando un mondo costruito a misura e a prospettiva esclusiva dell’uomo. La moda, ad esempio, usata per molti secoli come strumento per limitare la libertà estetica e il movimento del corpo, dalle scarpe col tacco create nel medioevo per impedire che le donne percorressero lunghi tragitti in assenza di una figura maschile al corsetto che occludeva la cassa toracica ostacolando una buona respirazione, è diventata nel corso del XX secolo il mezzo per riscuotere una libertà da sempre negata.

Qui, una serie di invenzioni che hanno inciso positivamente sul nostro stile di vita.

Mary Jacobs e il reggiseno

Sebbene oggigiorno sia una tortura per molte, il reggiseno è un indumento essenziale per chi vuole sostenere il proprio seno, in particolare se abbondante, e avere piena libertà nei movimenti. La sua invenzione fu rivoluzionaria rispetto ai terrificanti corsetti di ossa di balena che comprimevano il corpo fino a causare, per un utilizzo prolungato, seri problemi di salute.

La nascita del primo reggiseno come lo conosciamo oggi risale al 1912, quando la scrittrice newyorkese Mary Phelps Jacobs decise di costruire per sé un modello adatto a un abito particolarmente scollato e trasparente. Diede il via ufficiale al primo rudimentale prototipo, utilizzando due fazzoletti, un po’ di nastro rosa di pre-battistiana memoria, ago, filo e inventiva ingegneristica ante litteram. Così Mary, conosciuta anche come Caresse Crosby, cambiò completamente la storia della lingerie, ottenendo nel 1914 il brevetto per il primo reggiseno: attraverso di esso offrì alle donne un sostegno più flessibile, meno pesante e che non generasse problemi strutturali. Da allora l’industria della corsetteria si è sbizzarrita nel confezionare i modelli più disparati. Quello che ha sbaragliato la concorrenza più di tutti rimane il reggiseno push-up, inventato dalla Wonderbra. 

Da lì, l’innovazione è decollata. I reggiseni di oggi possono essere ad aria o ad olio, termici, invisibili, perfino intelligenti e hi-tech. In Giappone c’è un modello della Triumph che opportunamente ripiegato si trasforma in un sacchetto per la spesa. Tra i modelli più insoliti, Anti Smoking Bra, che grazie a delle capsule alla lavanda e al gelsomino trasforma il sapore della sigaretta in un sapore sgradevole al palato; il reggiseno intelligente si espande e si contrae per assecondare i movimenti di chi lo indossa e tra quelli hi-tech ce n’è uno in grado di aumentare la misura del seno tramite un leggero ma costante meccanismo di “trazione” dei tessuti.

Elsa Schiaparelli e il maglione

Elsa Schiaparelli ha segnato la storia della moda con il suo stile surrealista e la sua lettura del mondo rivoluzionaria: tra le prime a rompere le barriere tra moda, arte e musica, introdusse il concetto di sfilata inteso nella sua accezione contemporanea, come commistione di più branche e come spettacolo concettuale e non solo espositivo. Intuì le potenzialità del prêt-à-porter, puntando alla nobilitazione del maglione: lo trasformò in un capo da sfoggiare anche fuori le mura domestiche, promuovendo la sua comodità come una qualità adatta a qualsiasi stile. Visto come un capo relegato al mondo del lavoro e privo di eleganza, Elsa Schiaparelli lo innalzò a bestseller in Europa e negli Stati Uniti.Tra le creazioni che hanno reso riconoscibile lo stile Schiaparelli, nel 1927 il maglione trompe-l’œil, pullover nero decorato con bianche geometriche déco e un grosso fiocco surrealista rosso disegnato. A Elsa Schiaparelli si deve inoltre l'introduzione della zip (cerniera lampo) in evidenza, un elemento che si integra perfettamente con l'abito e che non necessita più di essere occultato e nascosto tra la stoffa.

Nel 1963 fu inoltre ideato il rosa schiaparelli, un rosa particolarmente brillante conosciuto successivamente come rosa shocking. Il colore, solo un esperimento inizialmente, ebbe così tanto successo da divenire il colore iconico della stilista.

Coco Chanel e le petite robe noir

Iconica e rivoluzionaria, Coco Chanel contribuì a scardinare le regole del “bel vestire”, restituendo al corpo delle donne la propria libertà nascosta a lungo dalle costrizioni vestimentarie.

L’introduzione del jersey per le sue creazioni concorse a una comodità che fino ad allora non aveva avuto eguali, donando un abbigliamento pratico ma comunque elegante. Inventò il pigiama di seta, uno dei suoi pezzi preferiti, che indossava anche di giorno e per uscire; il tailleur in jersey e quello in tweed. Tra i capi da lei inventati, destinati più di ogni altro a griffare l’eleganza femminile, la petite robe noir o il tubino nero, che fu considerato un must have dei tempi moderni, che racchiudesse l’immagine di una donna semplice e dinamica, ma sempre di gran classe.

Mary Quant e la minigonna

Sebbene rivendicata da André Courrèges, che ne ha spesso reclamato la paternità, la mini è irrimediabilmente associata alla designer londinese e, se in termini di tempistiche si può lasciare la fantomatica ombra di dubbio, in termini d’impatto il paragone non sussiste e Mary Quant resta madre di quel capo che, dagli anni ’60 al 2023, riesce ancora a suscitare scalpore. La data canonica del suo lancio è stata stabilita dagli storici di moda nel 1963, anno nel quale la designer accorciò per la prima volta l’orlo di una gonna. Il momento si riferisce a una corsa dietro un autobus che stava rischiando di perdere proprio per la lunghezza della gonna che ne intralciava e limitava i movimenti. Da lì l’idea di accorciarla.

Non avevo il tempo di aspettare la liberazione delle donne, e così ho fatto da sola” amava ripetere.

Elizabeth arden e il total look

Elizabeth Arden fu la donna che tinse di scarlatto le labbra delle donne - dalle suffragette in poi - e che studiò il make-up e le creme per il viso non come forma di abbellimento, bensì di emancipazione. Il suo nome, Arden, lo scelse da sola, pensando alla magia delle atmosfere post-vittoriane racchiuse nel poema Enoch Arden di Alfred Tennyson di cui si innamorò da ragazza. Nel 1912, si spostò in Francia per apprendere le tecniche del massaggio del viso nei saloni di bellezza parigini e quando tornò poi a New York rivoluzionò il mondo dei cosmetici, fondando una sua azienda.Tra le invenzioni che le hanno donato un'aura immortale, la crema Venetian Cream Amoretta, proposta insieme alla Arden Skin Tonic, che anticiparono la nascita del trattamento completo di bellezza. Abbinò inoltre il rossetto al fondotinta e allo smalto, creando così il “total look” per cui labbra, unghie e incarnato venivano truccati in nuance.

"Il rosso è il colore della rivoluzione", disse il giorno dell’apertura del suo negozio di New York, "e le armi possono essere anche gentili, come il make-up".

Estée Lauder e la prima crema per la cura del viso

Estée, nome di battesimo Ester, mise a punto le prime ricette per le creme viso nella cucina di un ristorante di Manhattan, producendo la prima crema per la cura del viso. 

Dopo essersi formata nella bottega dello zio farmacista, Lauder passò a studiare e creare formule perfette per pomate e polveri fino al 1946, anno in cui fondò insieme a suo marito la Estée Lauder Companies Inc., con la quale furono proposti quattro prodotti iconici. Pioniera del marketing di settore, lanciò un un servizio innovativo, il "Talk and Touch", una modalità di promozione incredibilmente moderna, che consisteva nel far provare i cosmetici direttamente sul viso alle clienti, così da avere un feedback immediato. Il successo dell’imprenditrice fu rintracciabile nella filosofia da lei ideata, che poneva la donna e il suo benessere come focus principale,  con lo scopo di offrire prodotti che ne migliorassero l’autostima e l’aspetto.

Ruth Handler, le protesi e Barbie

Ruth Handler è universalmente conosciuta per aver inventato il 9 marzo 1959, la prima fashion doll della storia, Barbie, dal nome della figlia Barbara. L’idea nacque proprio da sua figlia, che era solita giocare con bambolotti a cui spesso affibbiava ruoli da adulto. Sebbene Barbie sia stata nel corso della storia vittima di controversi meriti e critiche, la sua invenzione suscitò una sorta di rivoluzione ludica tra le bambine, che non erano più vincolate a giocare esclusivamente con bambole baby, assurgendo al ruolo che ci si aspettava avrebbero occupato nella società in età adulta: mogli e madri in miniatura, già pronte ad accudire, rassettare, obbedire. Con Barbie, l’aspirazione delle bambine non era relegata a una veste sociale precostituita, ma si apriva a infinite e svariate possibilità.

A Ruth Handler va però attribuita un’invenzione che cambiò in quegli anni la storia di moltissime donne. Nel 1970 le venne diagnosticato un tumore mammario; fu operata in tempo, ma le venne asportato uno dei seni, lasciandole segni che le protesi dell’epoca non riuscivano ad attenuare.

Così elaborò una linea di seni artificiali, proprio perché “queste cose sono fatte da uomini, che non devono indossarle”. Il prodotto si chiamò “Nearly me” e fondò una società, la Ruthton Corp., per aiutare altre donne nella sua condizione. Ruth Handler divenne una sostenitrice della cura al cancro al seno, andando in televisione e chiedendo controlli preventivi: “non lo faccio per i soldi, ma per ricostruire la mia autostima e quella delle altre donne”.