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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

In fissa con gli anni ‘90: perché non smettiamo di farci ispirare dalle fashion icon di quegli anni

Gianni Versace, Naomi Campbell, Carla Bruni
Gianni Versace, Naomi Campbell, Carla Bruni  (getty images)

In un cortocircuito tra passato e presente, la rassicurante nostalgia dei nineties continua ad infestare l’immaginario pop, con il suo glamour irrefrenabile e la sua capacità di trasformare l’ordinario in straordinario 

di Arianna Chirico

Gli anni ‘90 hanno fatto da sfondo ad alcune delle più determinanti e avanguardistiche rivoluzioni sociali, culturali e tecnologiche. Sebbene molti degli aspetti che oggi condanniamo erano all’epoca socialmente e inconsapevolmente ben accettati, c’è da riconoscere quanto essi abbiano influenzato l’industria culturale, tanto da rappresentare la Golden Age della moda, della musica e del cinema; delle star hollywoodiane, delle celebs e delle super top models. Prima che esistessero i social media o gli smartphone, prima delle influencer o dei brand ambassadors, esistevano solo le riviste, fulcro delle immagini più belle in circolazione. C’erano poi i paparazzi, che “perseguitavano” le celebs più in voga del periodo, da Lady D a Carolyn Bessette Kennedy, da Madonna a Michael Jackson, dalle star del cinema come Julia Roberts e Winona Ryder a quelle del piccolo schermo come Sarah Jessica Parker e Jennifer Aniston, per catturare ogni istante della loro quotidianità.

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Il fenomeno delle top models

Proprio in questa decade, la moda ha vissuto alcuni dei momenti più significativi per il suo successivo sviluppo a fashion system, nella sua accezione contemporanea. Tra i fenomeni più importanti, la nascita del mito delle top models, che contribuì a cambiare le regole di un’industria che fino ad allora aveva fruito delle donne in passerella come semplici manichini senza espressione. Tutto cambiò quando un gruppo di ragazze, da semplici indossatrici e miss nobody, furono trasformate in dee con una personalità, famose in tutto il mondo al pari di celebrità del cinema. Un caleidoscopico melting pot di nazionalità, stili, altezze e bellezze diverse, accomunate dalla voglia di affermazione e di indipendenza. Furono appellate “top” rispetto alle altre, perché la loro carriera attingeva alle passerelle, ma anche ai giornali di gossip, alla musica, alla televisione e al cinema. Non erano solo personaggi pubblici, ma fenomeni culturali che sintetizzavano e influenzavano i canoni estetici e lo stile di vita di quegli anni.

Supermodels
Supermodels  (getty images)

Non solo modelle

Statuarie e indimenticabili, famosissime, ricchissime e di grande personalità, le supermodelle degli anni ’90 sono state un pilastro della storia della moda: da Naomi Campbell a Cindy Crawford, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington; ma anche Carla Bruni, Helena Christensen, Claudia Schiffer, Eva Herzigova, Shalom Harlow e la compianta Stella Tennant

Top models
Top models  (getty images)

Presenti ovunque, dalle cover dei magazine patinati, come quella scattata da Peter Lindbergh per Vogue Uk nel gennaio 1990, divenuta iconica, alle leggendarie passerelle, prime fra tutte quelle di Gianni Versace, che contribuì alla nascita del fenomeno, fino ai videoclip. Quello più celebre? Il video musicale della canzone Freedom! 90 diretto da David Fincher, per cui George Michael scelse alcune top model per riscrivere la storia della musica, trasformandole in attrici. Sullo sfondo c’era il glamour, i party, il denaro, la droga e l’alcol. Le modelle facevano sognare intere generazioni, erano al centro di scandali e le loro love story erano spiattellate in sesta pagina. Erano più famose dei designer per cui sfilavano e tutti le volevano, sborsando cifre a tre zeri. 

Gianni Versace e supermodels
Gianni Versace e supermodels  (getty images)

Fine - o quasi - di un’era

Alla fine degli anni Novanta, però, la moda voltò pagina: nacque il modello dell’heroine chic, incarnato da Kate Moss. Uno stile più introspettivo, più “dark”, meno scintillante e glamour. La moda aveva fatto il suo corso ed era passata ad altro. D’altronde era importante far ritornare l’abito (e non chi lo indossava) al centro dell’attenzione.

Kate Moss
Kate Moss  (getty images)

Tuttavia, quelle cinque ragazze esplose in collettivo, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista, Tatjana Patitz e Christy Turlington, sono riuscite a rimanere in voga anche singolarmente e gli effetti della loro ascesa al successo non sono mai realmente svaniti. Alla fine della sfilata ready-to-wear SS 2018, Donatella Versace, in omaggio a suo fratello Gianni, decise di riunire in passerella top model come Carla Bruni, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Cindy Crawford e Helena Christensen, generando una sorta di lavoro di archeologia emotiva tra gli spettatori e giocando con memorie nostalgiche degli anni ‘90. Il defilè sancì il ritorno delle super model, riportandole alla ribalta. La ciliegina sulla torta di questo magico e iconico comeback è l’ultima copertina di Vogue USA, che ritrae Linda Evangelista, Cindy Crawford, Christy Turlington e Naomi Campbell sotto la lente di Rafael Pavarotti, strizzando l’occhio alla cover degli anni ‘90 di Lindbergh. In aggiunta, le quattro sono anche protagoniste di The Supermodels, una nuova docu-serie, uscita qualche mese fa, che indaga sulla loro storia, amicizia e carriera.

Versace SS 2018
Versace SS 2018  (getty images)

Tra fascinazione e oblio

La loro ascesa al successo è il racconto di un sogno, della possibilità, della realizzazione di se stessi; di un glamour nineties in cui leggerezza, ribellione, voglia di successo, fare e strafare diventano ispirazionali, in un groviglio culturale e performativo. Peculiarità che affascinano, in un periodo storico in cui alla pandemia si susseguono crisi politiche e guerre, in cui alle incertezze del presente si preferisce rispondere con la nostalgia del passato che, invece di invogliare all’esplorazione di nuove prospettive, ci ricorda quante cose sarebbero potute cambiare ma sono rimaste uguali. Quello che dovrebbe far riflettere è che è bastato riportare un attimo in copertina le iconiche top model, per eclissare tutte le battaglie della Gen Z per quanto riguarda quei discorsi di inclusivity e body positivity, contro gli obsoleti stilemi che mirano alla standardizzazione della bellezza a favore di una rappresentazione più diversificata e democratica della società.