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É tempo di sdoganare la gonna per l’uomo? Le ultime Fashion Week ci dicono di sì

Valentino SS 24 

Perché gli uomini hanno dovuto rinunciare alla gonna? Dietro ad un semplice capo si stratificano secoli di storia e un’ideale di mascolinità che dovrebbe essere stata sorpassato da tempo.Ma qualcosa sta cambiando: negli ultimi Fashion Show,  la gonna è al centro della discussione che ambisce a portare la moda uomo da una concezione stantia verso nuovi orizzonti più inclusivi. In questo articolo ricostruiamo la sua storia nell’abbigliamento maschile, dall’antichità fino all’odierno fenomeno del gender fluid, passando per l’enorme contributo delle sottoculture.

La gonna, da indumento unisex nell’antichità fino alla grande rinuncia dell’abbigliamento maschile.

La gonna, prima ancora che il concetto di moda fosse teorizzato, è stato uno dei primi indumenti creati per proteggere il corpo: i Sumeri la indossavano ricoperta di pellicce e piume, gli Egiziani in lino e i greci e i romani in versione drappeggiata. I pantaloni furono inventati secoli più tardi per agevolare la cavalcata e la gonna per molto tempo è stata usata indifferentemente da donne e uomini e in alcuni casi era anche simbolo di virilità. Nel periodo pre-Illuminismo, oltre alla gonna, l’abbigliamento maschile contemplava anche gli elementi decorativi, le stampe e i tacchi.

Le convinzioni sbagliate che limitano le nostre relazioni

Poi, nel 1700 un fenomeno cambia per sempre le carte in tavola. Un’ideologia,  in seguito chiamata “La Grande Rinuncia Maschile”, stravolge completamente i codici dell’abbigliamento maschile: l’avvento degli ideali dell’Illuminismo rende necessaria la differenziazione del guardaroba degli uomini, coloro che erano al potere e prendevano le decisioni, dalle “frivolezze” dell’abbigliamento femminile. É così che la gonna, insieme ai tacchi, ai colori vivaci e agli elementi decorativi, viene eliminata dai codici dell’abbigliamento maschile e considerata un tabù. Bisogna aspettare l’arrivo delle sottoculture del ‘900 per iniziare a mettere in discussione queste regole.

Il contributo delle sottoculture nel rimescolamento dei codici

Con la rivoluzione sessuale degli anni ’60, i giovani iniziano a liberarsi dai dettami stantii della società mainstream, sorgono le prime sottoculture e nuovi codici di abbigliamento in antitesi con il pensiero comune. Negli anni ’70 si inizia a parlare di androginia e negli anni ’80 la gonna riappare sugli uomini (spoiler: solo in campo di sperimentazione). Lo stylist ante litteram Ray Petri crea la Fashion Factory “Buffalo”, un campo di sperimentazione per creativi e visionari ma anche un vero e proprio stile e attitudine. Ray Petri e i suoi collaboratori adottano un approccio trasversale, mischiano riferimenti provenienti da realtà completamente diverse, dallo sportswear ai brand emergenti, e creano soprattutto una nuova idea di mascolinità: le gonne vengono abbinate a calzettoni in spugna e Dr Martens insieme a cappotti destrutturati e maglie sportive. Nello stesso periodo l’enfant terrible Jean Paul Gaultier propone la gonna nella collezione uomo dell'’85, un fenomeno che viene seguito dai designer più rivoluzionari come Vivienne Westwood, Raf Simons, John Galliano e Alexander McQueen. La gonna inizia così a entrare in un immaginario oltre i generi, anche se solo per una piccola nicchia di creativi e rivoluzionari. Negli anni ’90 è il turno del Grunge: Kurt Cobain indossa durante i suoi live gonne create da sciarpe a fantasia e vestiti a fiori. Un altro piccolo passo, seppur interpretato dai media con un approccio conservativo, che permette alla gonna di insediarsi in un nuovo contesto: quello della musica e del palcoscenico. Siamo però ancora lontani dal consolidare nuovamente la gonna nei guardaroba maschili.

Il fenomeno della moda Gender Fluid e le ultime collezioni Uomo

Da qualche anno i Millennials e la Gen Z si interrogano su quei confini di genere che la società e l’educazione hanno imposto. Così nasce il fenomeno del gender fluid, che parte da una filosofia di inclusione e libertà, allontanandosi dagli stereotipi del genere. Abbiamo visto che anche e soprattutto la moda accoglie sempre di più le istanze gender fluid con un numero sempre maggiore di collezioni genderless o di celeb, come Harry Styles o Billie Eilish, con uno stile che scavalca gli stereotipi di genere obsoleti e rivendica la libertà di espressione. I pantaloni cargo, le t-shirt e camicie oversize entrano nel guardaroba femminile e, viceversa, le gonne, i crop-top e le applicazioni decorative vengono contemplate anche dalla moda maschile. É quello che abbiamo visto concretizzarsi nelle ultime sfilate per la collezione Uomo Spring-Summer 2024: Valentino ripropone la gonna nel tailleur maschile, Prada rivede l’utility wear maschile trasformando gli elementi funzionali in decorativi e Magliano e Dolce & Gabbana, in maniera diversa, propongono una visione più morbida della mascolinità. Chissà se la gonna potrà finalmente rientrare nei guardaroba maschili e non essere appannaggio solo dei giovani o dei creativi. Si sa: si parte sempre dall’arte, dalla musica e dalla moda per modificare e sradicare pian piano i comportamenti obsoleti, e insieme cambiare la società.