Non solo Barbiecore: tutte le volte che il cinema ha influito sulle nostre scelte di stile
Barbie è nell’immaginario collettivo da sempre, ma ad oggi, dopo 64 anni dalla sua invenzione, si fa portavoce di messaggi più positivi e femministi, veicolando ed influenzando l’estetica contemporanea in maniera autorevole, come solo pochi film hanno fatto
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Nata nel 1959, la bambola Mattel, presenza fissa nei ricordi nostalgici di moltissime generazioni, imperversa il suo stile e un insieme di riferimenti giocosi ed iperfemminili in una tendenza più che attuale, battezzata Barbiecore.
In bilico tra pop e kitsch, l'estetica girly trova l'apoteosi nel suo colore feticcio, il rosa, o meglio in una sfumatura di questa shade, più vicina al rosa shocking. Seppur con una storia controversa, perché da sempre associato ad un'estetica infantile e ad una femminilità stereotipata, questo colore oggi ha subito una decontestualizzazione, assurgendosi a simbolo di una nuova libertà di pensiero, che non appartiene a nessun genere o a tutti i generi come meglio si crede, e di una connotazione più bellicosa quando si associa alla rivendicazione di determinati diritti.
Il live action Barbie
Barbie, diretto da Greta Gerwig, non è ancora stato presentato nelle sale, ma la sua influenza mediatica è già notevolissima. Sarà al cinema il prossimo 20 luglio, ma l’uscita delle prime foto del film ha innescato un’ondata nostalgica per quella estetica anni ‘90, caratterizzata dalla presenza risonante del rosa e di tinte psichedeliche.
Margot Robbie dà il suo volto all’iconica bambola della Mattel insieme a Ryan Gosling, che si presta nei panni di Ken. L'estetica tipica di Barbie, i suoi capelli biondi, il tripudio di rosa fanno parte della cultura pop sin dagli anni ‘50, ma nonostante l’apparente legame con la life in plastic decantata dagli Aqua nel tormentone Barbie Girl, questo ritorno al passato è un guardare verso il futuro: la bambola più famosa del mondo è in grado di evolversi e lo fa combattendo ogni stereotipo.
Barbie è una commedia che tenta, in chiave femminista, di abbattere il concetto di perfezione. La protagonista, giudicata una bambola non perfetta, abbandona il suo mondo per avventurarsi in quello reale, scoprendo durante il viaggio che la perfezione si trova solo dentro di sé.
PInk is the new black
Le passerelle hanno contribuito, senza dubbio, a rafforzare questo filone: da Dior al pink carpet di Jacquemus nella lavanda, da Moschino con la collezione del 2015 interamente dedicata a Barbie all’elogio di Pierpaolo Piccioli all’essenza del rosa, con il suo Pink PP per la Fall/Winter 2022/2023 di Valentino. In collaborazione con Pantone, Pierpaolo aveva tentato di sovvertire l’uso moderato e usuale di questa cromia, ergendola a colore dell’amore, della comunità e dell’energia.
Oggi dal make-up alla cartoleria, dal design alle calzature, le capsule collection dedicate al Barbiecore sono inimmaginabili: persino Burger King Brazil celebra Barbie con un pink burger.
A rendere unico questo trend è una serie di prerogative che ricordano gli outfit identificativi degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000, nonché quel legame indissolubile che la Gen Z perpetua con l’estetica Y2K: minidress e minigonne, jeans a vita bassa, tank top, tute di velluto, gonnelline da tennis, body, pellicce sintetiche, stivali cuissardes e scarpe platform e décolleté fluo; ma anche piume, paillettes, stampe psichedeliche e animalier e dettagli ed accessori vezzosi come borse glitteratissime, bijoux in plastica e resina, fasce e mollette per capelli, tutto estremamente colorato.
Da Barbie al Barbiecore
La tendenza è ironica e volutamente eccessiva, ma dietro questo aspetto apparentemente frivolo, si fa portavoce di un coinvolgimento culturale, che denigra le ingiustizie e lotta per la libertà di essere.
Il Barbiecore non è legato essenzialmente ad una estetica e non è nemmeno una mera operazione nostalgica: è un inno al femminismo e alla bellezza della diversità e rappresenta empowerment, orgoglio, gender equality.
Il mito di Barbie si prefigge di abbattere stereotipi e pregiudizi e sberleffa ogni tipo di misoginia arcigna che predica cosa si dovrebbe o non dovrebbe fare. Il Barbiecore non deve essere concepito come un trend, ma come un'attitudine e una dichiarazione di libertà.
La sua influenza sta avendo un impatto sulla cultura pop senza eguali, considerando peraltro che il film non è ancora al cinema, ma sono numerosissime le pellicole cinematografiche e le serie tv che, nel corso della storia, hanno inciso profondamente sullo stile di intere generazioni.
Cinema anni’ 50
Negli anni Cinquanta, è stato il cinema, ad esempio, a trasformare la t-shirt bianca da pezzo underwear a capo da mostrare e da sfoggiare per la sua carica sensuale. Hollywood se ne appropria e ne fa uno status symbol: la indossano Marlon Brando in Un tram chiamato dediderio o James Dean in Gioventù bruciata, ma anche Montgomery Clift con le maniche cortissime a mostrare avambracci in bianco e nero in Un posto al sole del 1951. Marlon Brando, sradicandola dal mondo militare, la rende uno dei capi più caratteristici del menswear, nonché uno dei più desiderati al mondo, mentre James Dean nel film iconico diventa il simbolo di una nuova estetica, in cui i giovani sentono la necessità di ribellarsi ai vecchi diktat e iniziano ad insorgere proprio attraverso un nuovo abbigliamento, che li rende cool indossando semplicemente un paio di jeans con una maglietta bianca, una giacca di pelle e un paio di stivali. Quello di Jim Stark, il personaggio interpretato da Dean, è stato uno stile dirompente e, appunto, ribelle.
La dolce vita
Il potere esercitato dal lavoro di Federico Fellini sulla moda è senza dubbio portentoso, riuscendo ad imporre il cinema italiano nell’immaginario collettivo mondiale.
I dettagli sono sempre stati la componente essenziale con cui ha dato forma alle sue percezioni: disegnava e pianificava abiti, che, come una seconda pelle dei personaggi, poi rendeva vivi, stabilendo un'interazione psicologica tra loro e il pubblico. La dolce vita è stato uno dei film più eleganti di sempre. Nell’ambiente glamour della Roma del Dopoguerra, Marcello Mastroianni si staglia nella sua consueta classe, lanciando una moda raffinata e agile al contempo, spontanea e disincantata, dall’abito scuro con taglio sartoriale alla camicia bianca a doppio polsino e cravatta sottile, dagli occhiali da sole Persol 649 al completo total white con camicia nera aperta sul petto e foulard legato al collo. Il termine “dolcevita” definisce proprio l’estetica e l’Italian style di quel periodo.
Quentin Tarantino
Lo stile mod dei criminali professionisti del film Le Iene di Quentin Tarantino con abito nero, camicia bianca e cravatta sottile, è diventato così iconico che ancora oggi numerose aziende continuano ad ispirarsi all’immaginario costruito per i suoi personaggi. Questa estetica ha avuto così tanto successo che il regista decise di adottarla anche per i criminali di un altro suo film, Pulp Fiction.
Matrixcore
In bilico tra cyberpunk e distopia, le sorelle Wachowski hanno ideato il film Matrix negli anni ‘90, provocando un enorme impatto culturale non solo per le numerose reference filosofiche che lo hanno reso un capolavoro, ma anche per la sua rilevanza estetica. Partendo dall’immaginario del cyberspazio e dei canoni sci-fi, il film arriva a ritrarre così fedelmente i concetti di simulazione della realtà, che si può parlare di una vera e propria corrente stilistica conosciuta come “Matrixcore“.
Look futuristici realizzati con materiali tecnici dai colori scuri e dallo styling rigoroso si alternano a tenute essenziali, ricavate da uniformi militari dalle tonalità neutre e organiche. Gli occhiali da sole, elemento essenziale dell’estetica che ha definito Matrix, sono ancora oggi in voga e facilmente associabili a questo determinato stile.
Estetica da Millennials e oggi da Gen Z
I film adolescenziali di fine anni ‘90, come Clueless - Ragazze a Beverly Hills o la serie di pellicole che hanno visto come protagoniste le gemelle Ashley e Mary Kate Olsen, poi diventate icone di stile e oggi fondatrici del brand The Row, sono diventati nel corso degli anni un caposaldo per i Millennial, incarnando l’essenza dello stile teen di fine anni ‘90 e inizio anni 2000 con estetiche sia girly che tomboy (crop top, mollette, mini abiti, bandane e flip flop con zeppa, gilet), grazie all’astuto escamotage narrativo di contraddistinguere le protagoniste attraverso stili diversi, ma sempre coordinati.
Serie Tv 2.0
Non mancano le serie tv che negli ultimi anni sono state le vere detentrici dello stile mondiale: l’impatto di Bridgerton è stato senza dubbio fortissimo, non solo in ambito moda, ma investendo anche il mondo del design e del make up; allo stesso modo anche la serie Mercoledì, che ha visto un riacceso interesse per lo stile dark e gothic. Serie tv come Sex Education e Stranger Things hanno portato in auge lo stile anni ‘80, mentre Euphoria ha innescato un particolare coinvolgimento per la tanto amata estetica Y2K e per un make up eclettico. Succession ha investito su uno dei trend più attuali degli ultimi mesi: il quiet luxury.
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