Come rossetto e intimo maschile possono prevedere l’andamento economico di un Paese
I comportamenti d’acquisto spesso costituiscono strumenti statistici inconsueti per monitorare il clima e lo stato di salute della società
Esistono diversi metodi econometrici in grado di monitorare e anticipare l’andamento e gli effetti delle crisi economiche e sociali. Primo fra tutti, l’inflazione, una condizione che viviamo un po’ tutti dallo scoppio della guerra in Ucraina. Questa si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo e delle loro variazioni nel tempo. Sono riconosciuti però anche altri metri di misurazione che si discostano, apparentemente, dal più rigoroso approccio scientifico.
Non solo rossetto. Dagli strip club all’intimo maschile, i profondi cambiamenti nelle abitudini dei consumatori possono costituire indicatori insoliti e rivelatori di un periodo di crisi. Gli economisti monitorano le scelte della società, dalle quali si può segnalare, anticipare o solo confermare l’avvicinarsi di un periodo turbolento.
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Lipstick effect
Tra i segnali più insoliti, il più noto è il cosiddetto Lipstick effect o Lipstick index. La teoria è nata dalla mente dell’economista e sociologa Juliet Schor, che nel 1998, per la prima volta, notò che le donne acquistavano più rossetti, anche di brand di lusso, durante le recessioni economiche. Nel suo libro, The Overspent American, osservò che in un periodo di crisi, quando le risorse monetarie sono inferiori al solito, l’acquisto di prodotti make-up, come rossetti appunto, vengono preferiti a quelli per la skincare. Si cerca infatti, un lusso accessibile, da indossare e mostrare in un bagno pubblico, ad esempio.
Il lipstick effect è stato propalato nel 2001, quando Leonard Lauder, presidente di Estée Lauder, rilevò che le vendite dei rossetti stavano aumentando nonostante la recessione post-11 settembre. Lo stesso accadde durante la Grande Depressione, tra il 1929 e il 1933. L’indice del rossetto non ha però retto durante la pandemia da Covid 19: con le mascherine, l’acquisto di prodotti make-up per le labbra non avrebbe avuto molto senso.
Underwear index
Un altro importante indicatore non convenzionale per monitorare lo stato di salute economico di un Paese è l’Underwear index, che studia le vendite di biancheria intima da uomo. Il suo ideatore è stato Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve, secondo cui gli uomini aspetterebbero più a lungo, durante i periodi di crisi economica, per sostituire slip e boxer usurati, proprio perché sono capi di abbigliamento che la maggior parte delle persone non mostra quotidianamente.
Strip club index
Qualche mese fa, il tweet di una spogliarellista americana è finito in un articolo del Guardian, poiché controllando le sue entrate, si era resa conto di come quest’ultime fossero calate. Il tweet, diventato virale, confermò la teoria, secondo un’analisi dei dati dello strip club da maggio a giugno: gli affari erano precipitati e le entrate dimezzate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
“Meno persone con un reddito elevato entravano nel club e quando questo accade, sai che sta per succedere qualcosa di brutto”. Per questo, su Twitter, lanciò un avvertimento: “Lo strip club è purtroppo un indicatore delle tendenze e vi assicuro che siamo in recessione”. Un altro, l’ennesimo, indicatore insolito di crisi economica.
Le mance e le presenze negli striptease club sono, insomma, uno di quegli indicatori insoliti che persino i professori di economia considerano come segnali delle crisi economiche. Oltre al Pil e ai posti di lavoro, anche i comportamenti privati possono infatti segnalare, anticipando o anche solo confermando, l’avvicinarsi di una recessione. Succede per ragioni varie, inconsce e misteriose.
Champagne index
Un altro strumento insolito, segnalato dall’agenzia di stampa internazionale Bloomberg è lo Champagne Index, visto come un presagio di belle notizie a metà Anni 80, quando le importazioni aumentarono vertiginosamente durante il boom di Wall Street. Il consumo raggiunse i 15,8 milioni di bottiglie nel 1987, poi crollò durante la recessione che ne è seguita, scendendo a 10 milioni di bottiglie nel 1992, secondo i dati dello Champagne Bureau. Questo schema si è ripetuto durante la Grande Recessione: il consumo salì a 23,2 milioni di bottiglie nel 2006, per poi precipitare a 12,6 milioni entro il 2009.
Hemline index
Sviluppato negli anni ’20, l’Hemline index afferma che gonne e abiti si accorciano quando l’economia va bene e si allungano durante una recessione. Può effettivamente un orlo prevedere una recessione? Quasi certamente no, ma ci sono momenti in cui la teoria è stata dimostrata. La minigonna divenne trendy negli anni '60, mentre l'economia era in forte espansione, ma quando scoppiò la crisi petrolifera negli anni '70, le gonne tornarono ad allungarsi, come ha osservato Bloomberg. E all’inizio del 2022, la gonna ultra-mini, chiamata anche micro mini, era l’indumento “it” per la Spring-Summer. Ora, dopo mesi di inflazione alle stelle e rinnovati timori per una recessione imminente, la maxi gonna alla caviglia è una delle tendenze più hot della primavera.
Più se ne parla, più non possiamo negarla
All’inizio degli Anni 90, l’Economist ha inventato l’R-World Index, cioè l’indice che valuta il ricorrere della parola recessione negli articoli di giornale e lo ha utilizzato per segnalare l’inizio delle recessioni negli Stati Uniti nel 1990, 2001 e 2007. Google Trends offre un indice simile: le ricerche di recessione sono aumentate durante i periodi poi definiti di crisi dal National Bureau of Economic Research e sono in aumento da giugno 2022.