4 minuti di lettura

Coco Chanel: una delle figure più influenti della moda contemporanea

Iconica, rivoluzionaria, complessa. Gabrielle Bonheur Chanel ha lasciato un’eredità stilistica ineguagliabile, stravolgendo i diktat della moda femminile.

I suoi amici artisti la chiamavano “l’angelo sterminatore dello stile del XIX secolo” e la loro influenza fu fondamentale per il suo lavoro. Con loro condivideva lo spirito progressista dell’epoca: il desiderio di libertà, lo stravolgimento dei vecchi codici, l’aspirazione di costruzione e decostruzione del passato e del presente. Le sue creazioni divennero parte di quel revisionismo tipico della Parigi degli anni Venti e Trenta, cuore pulsante di diverse correnti artistiche che scuotevano le menti e le vecchie convinzioni. Tra le sue amicizie c’erano personalità come Mirò, Pablo Picasso e Igor Stravinsky e tra le sue rivoluzioni stilistiche era possibile cogliere riferimenti al Cubismo, all’Art Decò e al Futurismo. Coco Chanel contribuì a scardinare le regole del “bel vestire” dell’epoca, restituendo la libertà alle donne e al loro corpo, che sudava sotto i pizzi, i corsetti, i bustini e le inutili imbottiture.

4 consigli per scegliere il profumo

Gabrielle prima di Coco Chanel

Coco Chanel nacque il 19 agosto del 1883 sotto il segno del Leone, un simbolo che l’accompagnò per tutta la vita, nonché il sigillo biografico di molte sue creazioni. Lei stessa raccontò che si sentiva metaforicamente come tale: “sono un Leone e uso i miei artigli per evitare che la gente mi faccia del male, ma, credetemi, soffro di più nel graffiare che nell'essere graffiata”. La sua profonda forza interiore fu fondamentale durante la sua vita, costellata da eventi non sempre piacevoli fin da piccola: trascorse i primi anni tra un padre assente e appartamenti fatiscenti, per poi essere spedita in un orfanotrofio con le sorelle, dopo la morte della madre. A 18 anni iniziò a lavorare come sarta all'interno di un piccolo atelier di Moulins, mentre di sera cantava alla Rotonde, un café-concert frequentato da militari. Sembra che l’appellativo Coco sia nato in riferimento ad una delle canzoni con cui amava esibirsi: Qui qu’a vu Coco?

Lo stile androgino Chanel

I suoi abiti lineari e mascolini la distinguevano dalle altre e proprio durante una di quelle serate, catturarono l’attenzione di Étienne de Balsan, un ex ufficiale di cavalleria, con alle spalle una solida famiglia borghese nell'ambito tessile. Dal 1908, per 3 anni, visse nel suo castello a Royallieu: lui le insegnò ad apprezzare diamanti, vestiti e perle e la introdusse nella buona società.  Il suo desiderio di autodeterminazione infatti, le impediva di essere una semplice cocotte: ardeva per la propria autonomia di vita, di pensiero e di stile e il suo guardaroba fu lo strumento per ottenerla.  In una direzione diametralmente opposta all'odalisca di Poiret e alla femme fatale della Maison Worth, Coco Chanel indossava abiti androgini, la camicia con la cravatta e abiti monacali neri con il colletto bianco. Iniziò a catalizzare l’attenzione su di sé per il suo vestire insolito, pulito, libero dai fronzoli: nello stesso periodo, sostenuta da Balsan, si dedicò a confezionare cappelli senza l’elaborata struttura di sostegno, chiamata Pompadour, ripulendoli dalle decorazioni eccessive e piumate e rendendoli meno sontuosi e più pratici. 

L'incontro con l'amore della sua vita

Durante una festa conobbe l’amore della sua vita: il capitano Arthur Edward Capel, detto Boy, un ricco esponente dell’alta società inglese, che morì malauguratamente in un incidente d’auto nel 1919. In una confessione all’amico Paul Morand circa 25 anni dopo, Chanel confessò che quando perse Capel, perse tutto.

Capel sostenne Coco anche finanziariamente: le fece un grosso prestito per aprire una boutique nella località turistica di Biarritz, ma gli affari andarono così bene che lo ripagò dopo appena un anno.

Lo stile balneare era in grado di dare voce e più libertà allo stile Chanel: abbandonati i corsetti e le crinoline, i suoi abiti erano fluidi e drappeggiati, tutt’al più accompagnati da una cintura o da un cordoncino sui fianchi. Creò una linea composta da maglie marinare, pullover sportivi e blazer di flanella.  Capel, che vestiva come un dandy, influenzò oltremodo Chanel: la celebre borsa 2.55 è infatti ispirata al borsello maschile da lui usato, al quale in seguito dedicò anche un altro modello di borse. La 2.55 come la conosciamo oggi fu introdotta nel 1955, ma fu ideata per la prima volta negli anni ‘20, subendo nel tempo diverse trasformazioni. La sua tipica lavorazione matelassé si ispirò ai cuscini dell’enorme divano in pelle di daino dell'appartamento di Gabrielle al 31 di Rue Cambon, sede anche dell'atelier e della boutique storica della maison.

Le invenzioni più significative della moda femminile

Con l’arrivo della Prima Guerra Mondiale, fu evidente la necessità di un abbigliamento più pratico e di tessuti più morbidi che permettessero più movimento: iniziò ad utilizzare il jersey, in grado di donare un’andatura più agile e comoda alle donne impegnate quotidianamente.

Fu proprio in questo periodo che inventò il famoso pigiama in seta, uno dei suoi pezzi preferiti, che indossava anche di giorno e per uscire. Lo scopo del capo era quello di donare eleganza alle sue clienti, qualora la sirena anti-bombardamento le avesse costrette ad evacuare dalle abitazioni durante la notte.

Nel 1919 ideò il famoso tailleur in jersey, composto da giacca maschile e gonna diritta o con pantaloni in blu scuro, grigio e beige. Nel 1924 iniziò il suo sodalizio con il tweed, trasformandolo in un sinonimo dell’eleganza firmata Chanel. Il tailleur in tweed era composto da tre elementi imprescindibili: una giacca-cardigan con tipica catena e bottoni dorati cuciti all’interno, una gonna (più corta rispetto al primo tailleur presentato) dritta e semplice e una camicetta coordinata allo stesso colore del tailleur.Nel 1926 l’estro creativo di mademoiselle Coco Chanel diede vita al capo d’abbigliamento destinato più di ogni altro a griffare l’eleganza femminile: il tubino nero o meglio la petite robe noire. A favore di un'immagine più dinamica, libera da costrizioni e ampollosità, quel modello, lineare e nero, era l'espressione dei tempi moderni: fu paragonato ad un’altra invenzione fondamentale del periodo, alla Ford T, una macchina semplice e elegante che si diffuse in modo capillare. La petite robe noire doveva essere un must have da ravvivare in base all’occasione con i giusti accessori: una borsetta, una camelia (il fiore preferito di Chanel) e/o molteplici fili di perle finte, altro elemento propizio.

Il mondo beauty e Chanel n°5

La sua influenza fu fondamentale anche nel mondo del beauty.  Fu la prima donna a pensare all’abbronzatura come strumento di bellezza: durante una vacanza a Juan-les-Pins, si espose al sole assumendo un incarnato colorato, mantenendo però le mani protette da guanti pur di non confondersi con una bracciante, e per la quale venne notata e copiata.

A Coco Chanel va attribuito anche la diffusione del profumo concepito come un rituale di bellezza e non più come un escamotage per nascondere il cattivo odore delle cocottes. Il profumo più iconico e storico di sua invenzione fu Chanel n°5, un profumo da donna dal profumo di donna, ideato con Ernest Beaux, chimico di altissima fama presso la corte degli zar di Russia. Questa fragranza rivoluzionò in modo quasi copernicano il mondo olfattivo dell’epoca, in quanto per la prima volta venne fatto uso di molecole di sintesi, chiamate Aldeidi, in grado di rendere il profumo vibrante e persistente. Nel concepimento di questa leggenda Coco pensò a una landa ghiacciata alla quale si arrivava per ammirare l’aurora dopo un viaggio rocambolesco. Il profumo non fu messo in vendita da subito: inizialmente veniva fatto scivolare nelle tasche delle fedelissime clienti come un invito a penetrare in un clan segreto. Fu una strategia vincente, poiché la fragranza divenne un feticcio prima ancora di essere commercializzata. 

La sua eredità, testimonianza del gusto incrollabile e della sua visione lungimirante, subisce un appannaggio nello scoprire che personalità così influenti e progressiste su alcuni aspetti, siano state profondamente conservatrici su altri. Fu accusata di essere una spia dei servizi segreti tedeschi, di essere omofoba e di nutrire ideologie antisemite. La couturier negò sempre queste accuse e in cuor nostro possiamo solo sperare che sia stata davvero sincera.