Apologia delle infradito, le calzature ugly cool più longeve della storia della moda
Dalla lontana Mesopotamia al Giappone; dal Brasile alla fama internazionale; da emblema del minimalismo anni Duemila alle passerelle Primavera Estate 2024, evoluzione di una scarpa declinata in una varietà infinita di modelli, pattern e colori
Alcuni studiosi le considerano le prime scarpe della storia, ma oggi le infradito, con il loro design basic e funzionale, sono le calzature più gettonate e conosciute di sempre: comode, genderless, irrimediabilmente semplici con la loro suola piatta, tipicamente in gomma, e un cinturino a V, in PVC o nylon, con due appendici tra alluce e ilice a fissare il piede alla scarpa. Una vecchia e desueta credenza li relega a momenti informali e di relax, per la spiaggia o per la doccia, ma le collezioni degli ultimi anni continuano a lavorare sul loro design, a volte stravolgendolo con maxi platform e volumi esagerati per un effetto chunky, altre con kitten heels e materiali preziosi per ri-contestualizzarli in ambienti più formali e fancy.
Com'è la giornata tipo di una modella durante la Fashion Week?
Prime testimonianze
Secondo gli esperti, del primo prototipo mai realizzato nella storia degli infradito si ha una testimonianza in Mesopotamia, tramite una lastra di pietra risalente all’anno 2250 a.C., che ritrae il re Naram-Sin con queste calzature. A quel tempo erano realizzati con legno e sparto (un’erba molto resistente), ma erano riservati comunque solo alle classi superiori, che li indossavano durante gli atti cerimoniali all'interno del palazzo, mentre all'esterno si camminava a piedi nudi. Analogamente, un prototipo simile veniva realizzato in Egitto nello stesso periodo, avvalendosi di suole di legno e strisce di papiro. Li possedevano solo i ricchi e i sacerdoti, primi fra tutti i faraoni e i loro familiari. I modelli più semplici avevano la suola in cuoio oppure in papiro intrecciato, ed erano fermati ai piedi con listelli di cuoio.
Per i regnanti invece, spesso venivano realizzati in oro o impreziositi da gioielli intarsiati, come dimostrano diverse testimonianze iconografiche e fisiche provenienti dalle tombe reali. Una famosa raffigurazione di Tutankhamon e della sua sposa bambina li ritrae mentre indossano un sandalo ciascuno, dall’aspetto prezioso e sorprendentemente simili ai nostri moderni infradito: ciò sembra voler alludere al fatto che condividendo lo stesso paio di sandali, re e regina condivideranno il matrimonio e il potere per sempre, in ricchezza e povertà, con o senza i sandali, simboli appunto del loro status.
Dagli zori alle flip flop
Altre grandi popolazioni li utilizzavano già nell’antichità: nell’Antica Roma, i sandali infradito con suola molto alta venivano usati da attori e attrici in palcoscenico, per sembrare più alti; in Africa, i Masai li realizzavano con pelle animale; in India con fibre di legno, in Messico con yucca e in Asia con fibra di riso. In Giappone, intorno al periodo Heian (794-1192), nacquero gli zōri, una tipologia di infradito dalla tradizione antichissima, realizzato con materiali naturali e tipicamente indossato con i calzini. Guai infatti a mostrare le dita dei piedi: mettere in mostra i piedi era per i giapponesi simbolo di allusione sessuale e totale indiscrezione. La popolarità di queste calzature sopraggiunse dopo la Seconda Guerra Mondiale: i soldati americani arrivati in Giappone familiarizzarono con lo zori e ne rimasero affascinati, a tal punto da portarli in patria. Negli USA degli anni Cinquanta divennero un successo, indossati per lo più in spiaggia, per evitare di bruciare le piante dei piedi. Anche il loro nome presto cambiò, seguendo così la scia del successo: inizialmente chiamati jandals, un termine coniato mixando le parole Japan e sandals, finirono presto per diventare le cosiddette flip flop. Una scelta, quella della lingua inglese, del tutto onomatopeica.
Le Havaianas
Nel 1962, la storia degli infradito visse un nuovo upgrade: l'azienda brasiliana Alpargatas, di cui fa parte Havaianas, ne creò una variante super resistente. Nel 1966, Alpargatas registrò il brevetto del primo infradito in gomma e replicò una texture simile alla trama di paglia di riso sulle fibbie, come omaggio alle sue radici nipponiche. L’origine del nome Havaianas invece è un tributo alle isole Hawaii e alla loro capacità di godere della vita. In pochi anni, i sandali infradito misero letteralmente il mondo ai loro piedi con modelli colorati, divertenti, versatili, diventando le scarpe del popolo ed elevandosi ad archetipo dell’immaginario estivo.
Negli anni Novanta, l’infradito fu estrapolato dalla sua stereotipata condizione e contaminò non solo lo street style, ma anche feste hollywoodiane e contesti più formali. La più contemporanea rinascita dello stile Y2K riporta alla luce un patchwork di tendenze, forme e stili tipicamente sfoggiati tra fine anni Novanta ed inizio Duemila. Un complesso stilistico che ci rimanda indietro nel tempo all’estetica Bratz, alle gemelle Olsen con le loro gonne longuette e infradito platform, a Marissa Cooper nei suoi momenti off-duty che vende il sogno californiano in jeans a vita bassa e flip-flop, a Paris Hilton con minigonne e sottilissime infradito col tacco, ai look di ispirazione China doll, completati da maxi zeppa con cinturino a Y, a Lindsay Lohan in tuta di ciniglia Juicy Couture e flip-flop ai piedi.
Calzature ugly cool, a tratti leziose
Nel 1999 le Havaianas fecero la loro apparizione in passerella: da Jean Paul Gaultier a Valentino a Missoni, che diede vita ad una collezione ad hoc Missoni loves Havaianas. Spinte dalla nostalgia dell’estetica di quegli anni, le passerelle della Primavera Estate 2024 hanno riportato le infradito sotto i riflettori, giocando con le suole, arricchendole di plateau o tacchi, tingendole di pattern, loghi e decori.
Da The Row a Burberry a Chanel, che le ha impreziosite del caratteristico logo a doppia C, incastonato di cristalli su un mono cinturino. Tra i modelli più apprezzati anche il modello Riviere di Miu Miu, in pelle con intreccio di corda; quello ultra essenziale di Coperni, quello con frange e disponibile in colorazioni neon di MSGM o, ancora, quello con effetto metallizzato di Diesel.
Non manca poi l’ultima collaborazione di Dolce&Gabbana con Havaianas, lanciata il 12 giugno in edizione limitata. La capsule prevede quattro modelli tratti dall’archivio di Havaianas, infusi del massimalismo tipico di Dolce & Gabbana, con stampe animalier, floreali e d’ispirazione siciliana.
Da calzature per il tempo libero a sandalo lezioso e di lusso, l’infradito è la scarpa sempiterno dell’estate.