Fendi Baguette: storia e curiosità di un fashion item diventato un oggetto di culto
Ispirata da un gesto francese pratico e quotidiano, “this is not a bag, it’s a Baguette”!
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Forma rettangolare, linee pulite e manico da spalla: sono queste le peculiarità principali della Baguette di Fendi, soffice ma solida, preziosa ma anche quotidiana, che prende il suo nome proprio dall’uso tipicamente francese di portare la baguette di pane sotto il braccio. Tra le più iconiche della borse, la mitica Fendi è oggetto delle più longeve e continue reinterpretazioni: nei suoi quasi 27 anni, la maison l’ha reinventata e declinata in numerosissime varianti, rendendola protagonista di tutte le sue collezioni e sempre espressione dello zeitgeist. Senza mai perdere il suo sense of glamour, si impreziosisce ora di paillettes ora di frange, bottoni e pellami; diventa maxi o super mini; è in pelle o in denim, in tela o in seta, in lana e in tessuti sempre nuovi.
Genesi di una it bag
La Baguette di Fendi nasce nel 1997 dalla mente di Silvia Venturini Fendi, che dal 1994 era diventata creative director degli accessori. Lavorando gomito a gomito con Karl Lagerfeld, direttore creativo della maison dal 1965, che aveva reinventato la pelliccia e il logo Fun Fur, danno vita ad una borsa diventata l’emblema di Fendi e del made in Italy. L'idea fiorisce con grande spontaneità, durante una presentazione stampa, quando Carla Fendi mostra alcuni modelli morbidi da indossare sotto il braccio che spuntano dietro la spalla. L’analogia con il più classico dei gesti parigini che trasportano sottobraccio le baguette francesi è così lampante da battezzarla proprio con questo nome.
La sua silhouette geometrica e ben strutturata e le sue dimensioni contenute esprimono il minimalismo tipico degli anni Novanta, ma la creatività di cui è investita urla massimalismo. La skin di questa it bag è tutta un logo; ornata di ricami, frange, paillettes, borchie, dettagli gioiello o ancora da maglie metalliche, jacquard, micro perline, cristalli, bottoni; in denim o in lana; in pelliccia, in coccodrillo, in lucertola, in velluto o in cavallino; con pattern monocromatici o ipercolorati. Declinata nel corso degli anni in migliaia di versioni differenti, la storia della Baguette di Fendi è stata riassunta anche in un libro monografico edito da Rizzoli e curato dalla stessa Silvia Venturini, nelle cui pagine viene illustrata l’evoluzione di un mito intramontabile.
This is not a bag, it’s a baguette!
La consacrazione definitiva della Baguette di Fendi a it bag è stata resa possibile dalla mole di celebrities che l’hanno scelta per completare molti look, da sfoggiare per eventi ufficiali o privati, red carpet e occasioni speciali, poi immortalate dai tabloid di gossip prima ancora che esistessero i social.
Da Naomi Campbell a Madonna, da Julia Roberts a Gwyneth Paltrow, fino alle star del nuovo millennio da Paris Hilton a Sharon Stone, da Kim Kardashian a Rihanna, la Baguette è tra le borse più desiderate del fashion system.
A renderla internazionale, la serie tv cult Sex and The City e la sua protagonista Carrie Bradshaw, tra le fashion victim più famose degli anni Novanta e Duemila. In un episodio, la protagonista viene assalita e derubata da un ladro in una stradina di Manhattan: per convincerlo a lasciar andare l’iconica borsa, un modello ricoperto di paillettes viola, diventata a seguito della scena del furto una delle più ricercate di sempre, Carrie urla: “this is not a bag, it’s a Baguette!” (questa non è una borsa, è una Baguette!). Una scena replicata dalla stessa Sarah Jessica Parker, alias Carrie Bradshaw, in una delle ultime campagne pubblicitarie di questa it bag.
Happy birthday Baguette
A settembre 2022, la Baguette ha compiuto 25 anni e la maison ha celebrato il genetliaco con una sfilata in suo onore durante la Fashion Week di New York. Un fashion show che ha coniugato la creatività di Kim Jones, creative director del womenswear di Fendi, di Delfina Delettrez Fendi, direttore creativo dei gioielli del brand di famiglia, e quella di Marc Jacobs e di Tiffany&Co, che insieme hanno moltiplicato le versioni della Baguette, declinandola in modelli minuscoli da applicare alle caviglie o al collo o da accompagnare alle midi size, o addirittura inserita in un blouson come scaldamani preziosi; ma anche in trittici di Baguette in formati differenti; parka con dietro la Baguette incorporata; longuette marroni e Baguette azzurro Tiffany&Co: cromia non a caso essendo la Maison di gioielli co-autrice di questa collezione vorticosa di citazioni tra passato e futuro, grandi classici ed innovazioni. Al tempo Kim Jones aveva dichiarato: “volevo celebrare il periodo in cui la Baguette è diventata famosa: gli anni legati a un senso di libertà e divertimento, qualità che questa borsa continua a possedere orgogliosa. Rispecchia anche un senso di utilità, perché negli anni ‘90 gli oggetti di moda avevano dettagli pratici come i pantaloni cargo con i tasconi, e così oggi cito ancora quella funzionalità con un impermeabile che può essere riposto nella sua maxi tasca a forma di Baguette”.
It bag senza tempo
La febbre da Baguette non è mai sparita e in un momento storico in cui la Gen Z è ossessionata dal valore ineguagliabile del vintage, la ricerca per i pezzi firmati negli anni Novanta e Duemila è ossessiva.I collezionisti sono disposti a spendere cifre assurde per limited edition e pezzi fuori produzione.
Non c’è dubbio che ne siano state prodotti tantissimi modelli, forse più di mille, ma la più speciale sembra essere quella presentata per il decimo anniversario: in pelle bianco ottico, in vendita con un set di pennarelli e l’invito a scatenarsi per trasformarla e personalizzarla. Famosa anche l’edizione dedicata alle regioni italiane, chiamata Hand in Hand: ogni modello ricalcava un’eccellenza del territorio, dal pizzo abruzzese alla granulatura della tradizione orafa laziale; dal broccato veneto ai rami di salice marchigiani. La più preziosa (e introvabile) è quella siciliana, realizzata con oro e coralli trapanesi.
Non possono mancare le limited edition realizzate in collaborazione con artisti come Damien Hirst, Richard Prince, e Jeff Koons.
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