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"Orgoglio voto": in USA la democrazia si mette in mostra

Dal voto festaiolo dell'Ottocento ai selfie con l’adesivo "I Voted": il modo in cui gli americani celebrano la democrazia si è trasformato ma non ha mai smesso di voler essere visibile.

C'era un tempo, nella metà dell’Ottocento, in cui votare in America era uno spettacolo. Gli uomini si facevano crescere la barba per dimostrare di essere maggiorenni, indossavano gli abiti migliori e ai seggi l'alcol scorreva a fiumi. Le elezioni erano una festa che mescolava l'euforia del 4 luglio (festa dell'Indipendenza americana) con l'atmosfera di una fiera paesana. Non servivano simboli per dire "ho votato": il voto stesso era un atto pubblico, fatto sotto gli occhi di tutti.

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Janet Boudreau: la creatrice dell'adesivo "I voted"

Sul finire del XIX secolo, seguendo l'esempio australiano, anche gli Stati Uniti adottarono il voto segreto. Le tende scure delle cabine elettorali calarono come un sipario su quello che era stato un rito collettivo. E l'affluenza crollò.

È qui che entra in scena un'eroina inaspettata della democrazia americana: Janet Boudreau. Nel 1987, questa imprenditrice nel settore delle forniture elettorali ha creato quello che sarebbe diventato il simbolo più riconoscibile del voto USA: l'adesivo "I Voted" con la bandiera americana al vento. "Volevo che le persone vedessero qualcuno con l'adesivo e pensassero 'Oh, dovrei farlo anch'io'", racconta Boudreau, la cui visione era stata forgiata nelle battaglie civili degli anni '60 e '70.

Da quel momento, il piccolo adesivo rotondo ha iniziato la sua rivoluzione silenziosa. Prima sono stati i commercianti di Fort Lauderdale, Florida, a offrire sconti a chi lo mostrava. Poi, come un virus democratico, la pratica si è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Oggi, nell'era dei social media, i selfie con l'adesivo "I Voted" inondano Instagram e Facebook, creando una sorta di festa democratica virtuale.

I simboli silenziosi della democrazia americana

Ma l'orgoglio del voto americano non si limita al giorno delle elezioni. Nei mesi che precedono il voto, i quartieri residenziali si trasformano in una mappa a grandezza naturale delle preferenze politiche. I cartelli elettorali spuntano come funghi nei giardini delle case, un diritto protetto dal Primo Emendamento come forma di espressione politica.

In un'epoca in cui spesso si ha fretta o timore di esprimere le proprie opinioni politiche, questi simboli silenziosi - un semplice adesivo sul petto, un cartello in giardino - continuano a parlare da soli. Non serve alzare la voce o provocare risse come nell'Ottocento: la democrazia americana ha trovato il suo modo di essere visibile, di stimolare il dibattito, di spingere all'azione. È una rivoluzione silenziosa ma contagiosa, dove ogni adesivo "I Voted" vuole diventare un invito a partecipare, e ogni cartello in giardino un punto di partenza per una conversazione sulla democrazia.