2 minuti di lettura

Chi è Jill Stein, "l'altra donna" delle elezioni Usa: la candidata outsider dei Verdi che vorrebbe battere Harris e Trump

Chi è Jill Stein 

Cresciuta nell'Illinois da una famiglia discendente da ebrei russi, sta diventando l'incubo di Kamala Harris ed è la candidata outsider delle presidenziali Usa. Stiamo parlando di Jill Stein.

C'è un video che gira sui social, in cui il manifesto elettorale di una Kamala Harris sorridente viene strappato per far posto all'urlo di un bambino di Gaza. La scritta 'Forward', avanti, diventa 'For war', per la guerra. La donna che l'ha pubblicato, una medica 74enne di Chicago, sta diventando l'incubo di Kamala Harris. Cresciuta nell'Illinois da una famiglia discendente da ebrei russi, Jill Stein è la candidata outsider delle presidenziali Usa. Ha frequentato la North Shore Congregation Israel di Chicago e si è laureata con lode all'Università di Harvard, lavorando per 25 anni come medica al Beth Israel Deaconess Medical Center, al Simmons College Health Center e all'Harvard Pilgrim Health Care di Boston.

Kamala Harris ha vinto il dibattito televisivo contro Donald Trump?

Il popolo di Stein

Già stata nella corsa per le presidenziali nel 2012 e nel 2016, da leader del 'Green party', Stein sta conducendo una campagna contro i due candidati principali, accusati di essere entrambi a favore della guerra a Gaza. "Votare il meno peggio non ha senso - scrive sui suoi profili social - un voto per Harris o Trump è un voto per il genocidio”. 

Negli Stati Uniti delle università occupate per la guerra a Gaza, dell'Hind's Hall e delle proteste degli ebrei statunitensi antisionisti al Congresso, Stein sta raccogliendo consensi non indifferenti tra i giovani, tra le persone di origine araba e tra i musulmani. Ed è proprio il voto di questi segmenti di popolazione, insieme a quello delle persone nere, che potrebbe rivelarsi decisivo il 5 novembre.  

ANCORA I DUE PARTITI? 

Per come sono costruiti il meccanismo di voto statunitense e quello dei finanziamenti in campagna elettorale, le elezioni Usa sono storicamente segnate dal sistema dei “due partiti”, una contrapposizione tra Democratici e Repubblicani che lascia poco spazio ai candidati outsider, che però possono rivelarsi una spina nel fianco per i candidati principali. Già nel 2016 Stein ricevette quasi 1,5 milioni di voti in stati decisivi come Michigan, Wisconsin e Pennsylvania, e fu accusata allora dai Democratici di aver favorito la vittoria di Trump.  

All'epoca la leader dei Verdi finì nell'occhio del ciclone anche per i suoi presunti rapporti con il presidente russo Vladimir Putin, e per la partecipazione ad alcuni eventi per la campagna elettorale in Russia.  Ora, secondo alcuni sondaggi, potrebbe riconfermarsi attorno a un 1% sufficiente per fare la differenza, togliendo elettorato a Harris negli “swing States”, gli stati chiave in bilico tra i due big parties.  

Jill Stein, L’AGO DELLA BILANCIA 

Le persone tra cui la campagna Stein sta facendo più breccia sono estremamente riluttanti nel votare i Democratici a causa della politica tenuta dall'amministrazione Biden sulla guerra a Gaza. I giovani elettori sconvolti dal sostegno degli Stati Uniti a Israele, ma anche ex sostenitori di Bernie Sanders delusi dal Blue party, come scrive anche il New York Times. Insomma, anche se Jill Stein non vincerà le elezioni, non vuol dire che non possa diventarne l’ago della bilancia.