Tra sport e attività dei figli: la domenica senza relax dei genitori americani
In America la domenica si trasforma in un giorno operoso come gli altri, possiamo ribattezzarla "domenicadì"
"In America non esiste la domenica." Me lo aveva detto la mia amica Katherine, inglese purosangue arrivata a Seattle un anno prima di me, con il mio stesso bagaglio di cose da far funzionare: un marito trasferito per lavoro e due figli sotto i dieci anni. Me l'aveva detto alla Maggie Smith, con quel movimento della testa che sembrava dire: "È ora che qualcuno dica la verità sui nostri cugini d'oltreoceano." Poi, con il tempo, ho fatto i miei 2+2 e ho ribattezzato la domenica in "domenicadì". Lasciate che vi spieghi.
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L'inattesa scoperta della domenica americana
Gaia aveva 9 anni e Tommi 7 quando siamo sbarcati. Io ne avevo poco meno di 40, non che faccia la differenza, ma se "scendiamo" i numeri, scendiamoli tutti. L'impatto con la scuola fu forte, le differenze sono tante. E permettetemi di condividere da subito la cosa in fondo più banale e importante che ho capito in questi anni: le differenze in generale tra qui e lì sono tante e non sono né giuste né sbagliate, né buone né cattive, sono solo differenze, a ognuno poi l'ardua sentenza di decidere come viverle. E poiché ci sono queste differenze, in questa rubrica ve ne racconto un po' per come le vedo io.
Un vortice di attività extrascolastiche
Arrivo in Usa nel 2017 e ho due figli che vanno alle elementari e che ogni giorno tornano a casa con racconti e parole inglesi nuove, ampliando il mio vocabolario d'inglese e soprattutto di esperienze e conoscenze di un mondo che sino ad ora avevo conosciuto praticamente solo attraverso gli occhi dei telefilm americani.
"Mamma, a scuola c'è lo spelling bee, the battle of the book, il talent show, lo speech team e la Stem competition". Ehi ehi ehi, figli, buoni un momento e ripetete piano, che cosa c'è a scuola??? Lo "spelling bee", che si è visto ad esempio nel film "Una parola per un sogno", è la gara di ortografia, "the battle of the books" è una competizione dove i bambini si sfidano a colpi di conoscenza su di un determinato set di libri, mentre lo "speech team" si riferisce alla gara di oratoria dove vince chi sa improvvisare un discorso o chi al contrario ha saputo prepararne uno coi fiocchi, il talent show per esporsi, e per concludere le competizioni di STEM dove i bambini/ragazzini sono chiamati a inventare con le scienze.
La corsa verso il college
Dovete sapere che tutte queste attività (e sono certa che ce ne siano una gazzillionata di più, queste sono solo quelle a cui sono stati esposti i miei figli) si svolgono a livello locale e prevedono la "scalata" al titolo nazionale. Tanta roba quindi. Anche perché queste attività extra curricolari concorrono a creare un sapere e delle esperienze parallele che tornano poi buone quando gli studenti bussano alle porte al college, sperando che gli venga anche riconosciuto un qualche aggiustamento della retta, dicesi borsa di studio - viste le cifre altisonanti che si pagano qui per la formazione universitaria.
Fin qui, makes sense. Il punto è che nella stragrande maggioranza dei casi queste attività si “costruiscono” domenica dopo domenica, sulla pelle dei genitori che sono coinvolti a vari livelli: c'è chi semplicemente guida e scorrazza i pargoli fino a chi organizza e coordina le merende, le divise o i costumi, le prove serali, i regali per gli altri genitori volontari (ahaha, esatto, per altri genitori volontari!).
E a queste attività dobbiamo sommare gli impegni sportivi dei figli (lo sport è molto importante per accedere al college) e quelli nel campo delle performing arts, dicesi canto, ballo e recitazione perché, non bisogna scordarlo, siamo anche nella terra di Hollywood e Broadway e vuoi non esporre i figli anche a questo bouquet di attività?
Le radici della domenicadì
Ma come nasce, dove affonda le sue radici la domenicadÌ? La risposta a questa domanda è complessa, composta da tanti elementi che si intrecciano. Viene un po' da chiedersi "nasce prima l'uovo o la gallina?" e certamente non ho la risposta con certezza, ma ora, con quasi 8 anni di vita americana sulle spalle, ne ho un buon sentore. La domenicadì nasce su un tessuto sociale diverso, caratterizzato dall'assenza di altri elementi che sono invece i pezzi forti della cultura italiana. I nonni, su tutti. Qui spesso le famiglie vivono lontane dai nonni perché si spostano sin dal college e seguono il lavoro di città in città. Niente nonne che fanno "spippettare" il ragù fin dalla mattina, niente nonni per i quali mettersi la camicia buona e da cui farsi raccontare il mondo dei tempi passati, niente zie che passano a sorpresa, appioppandoti un bacio e un pizzico e magari portando in dono una tortina. E così, in questo quadro quasi privo di radici e legami familiari, i genitori del calcio, le mamme del teatro e i genitori dei boy scout diventano un surrogato di famiglia, quella che qui chiamiamo "community".
Poi, un altro elemento alla base di questo giorno di non relax sta nel fatto che la scuola qui chiede ai ragazzi meno in termini di studio e compiti. E questo viene anche a sua volta dal fatto che la scuola in America deve gestire una popolazione studentesca molto diversificata, con ragazzi che spesso arrivano senza parlare inglese. E non mi riferisco ai ragazzini expat che come i miei arrivano con un bel kit di privilegi, quanto più alle famiglie di immigrati che magari a casa non parlano inglese e non hanno avuto le stesse opportunità di studio. In questo scenario, le attività extra curricolari diventano un modo per compensare, completare e arricchire la formazione e nel lungo periodo, per costruire lo storytelling con cui entrare nel mondo della formazione universitaria e poi del lavoro. E così torniamo sul tema della corsa al college e al lavoro.
La domenicadì è lo specchio di una società che compete e che mette al centro la performance. Se poi ci aggiungiamo che il fine settimana rappresenta anche il tempo per la spesa (che per gli italiani ahimè va fatta girando almeno due supermercati per trovare tutti quello che serve per cucinare all'italiana), i mestieri di casa, anche perché avere qualcuno che aiuti con le pulizie è un vero e proprio lusso, e che è raro trovare una buona pasticceria con cui consolarsi un po’, vien da sé che la domenicadì è un giorno in salita!
La mia personale domenicadì all'italiana
Se vi state chiedendo se anche io mi sono creata la mia community della domenicadì, la risposta è poco, direi. I miei ragazzi hanno partecipato a diverse attività ma nessuna li ha presi alla follia e così io stessa ho scelto di non farmi tirare troppo matta. E da italiana quale sono, la mia community è sempre stata per gran parte tricolore. Mi ricordo bene quando a Seattle, una ragazza italiana che avevo conosciuto da poco, mi ha coinvolta in una merenda italiana. La merenda italiana era bellissima: ci ritrovavamo in una casa che a turno mettevamo a disposizione. Ognuna portava un manicaretto: torte dolci, salate, formaggi, salumi, paste al forno, stuzzichini, pizze e focaccia, vino e prosecco. Insomma era una merenda che si trasformava in cena, che aveva l'obiettivo di sfamare anche i pargoli. Ho cercato di prendere il buono della domenicadì, ma non ho mai perso quel gusto anche per il ricaricarmi, per stare in famiglia e per vedere le amiche. Va detto che l'ho fatto per me e per non attaccare troppo stress e ansia ai ragazzi.
Un nuovo senso di comunità
E volete sapere una cosa? Oggi, mentre scrivo questo pezzo, è domenicadì, ma per me è una domenicadì sui generis perché i miei ragazzi sono entrambi via per un'attività extrascolastica che, per una volta tanto, non ha richiesto la presenza di genitori volontari. Meno male, per loro e per me. E quindi cosa fanno i genitori americani quando i figli escono di casa e cambiano magari città? Se sono fortunati come me, si ritrovano a vivere in un quartiere dove di tanto in tanto si organizza un block party, una piccola festa di quartiere, dove chi vive nello stesso isolato si riunisce portando qualcosa da condividere. Io mi sono presentata con una bella pizza - alla mia community è piaciuta!