Tra tacchino e tradizioni: cronache di Thanksgiving dagli States
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Non è ancora Thanksgiving e Alexa mi mette “Last Christmas”, ma va bene così. In fondo la Festa del Ringraziamento e il Natale non sono festività vicine solo sul calendario, ma lo sono anche nel significato più profondo e io ho da scrivere sia dei biglietti di auguri di Natale (che voglio spedire con destinazione Italia) che di Thanksgiving, e così andrà benissimo anche Last Christmas. La verità è che, secondo me, se Thanksgiving fosse una canzone credo che sarebbe “Aggiungi un posto a tavola”, perché quel “dividi il companatico, raddoppia l’allegria” è la vera essenza della festa. Condividere il raccolto, celebrare tanto la natura quanto le braccia che si sono messe al suo servizio nei campi, unirsi tra diversi. Un inno alla solidarietà.
Il primo Thanksgiving non si scorda mai
Il mio primo Thanksgiving fu proprio così. Sbarcati da pochi mesi a Seattle, eravamo ancora una famiglia nuova a scuola e fortunatamente non eravamo la sola nuova famiglia. Poiché era una scuola gesuita, dove alcuni valori cristiani si riflettono in certe pratiche, c'era (e immagino ci sia ancora) un comitato di accoglienza che, prima dell'inizio della scuola, riuniva al parco le nuove famiglie e quelle già presenti, per favorire i primi contatti e l'inserimento di bambini e genitori. Morale della storia, a uno di quegli incontri al parco, conoscemmo una famiglia che aveva due figli maschi esattamente dell’età di Gaia e Tommi. Diventammo amici in modo naturale. Era una famiglia mezza inglese e mezza americana. Scoprirò solo dopo che la nonna dalla parte della mamma, ovvero la parte inglese della famiglia, era molto vicina alla Regina Elisabetta - ma questa è un’altra storia, ve la racconto un’altra volta. Beh insomma, questa famiglia mezza brit e mezza americana aveva già vissuto a Seattle, si erano solo assentati per un anno e così, tornando, tornavano ad alcune tradizioni, una delle quali era il pranzo di Thanksgiving dove invitavano anche quei loro studenti universitari (sono entrambi professori alla University of Washington) che non rientravano a casa per le feste e che, detta papale palale, non avevano un posto dove andare.
Pane e gratitudine
E così la mia amica aggiunse 4 posti a tavola e invitò anche noi. Un onore e un sollievo anche, essere inclusi, evitare di dover festeggiare da soli una tradizione che non conoscevo. Avevamo tutti gli occhi pronti a catturare i dettagli di questa festa e anche le papille gustative italiane erano schierate in prima fila per assaggiare questo fantomatico tacchino e la torta di zucca. Ma aspettate, le cose vanno - almeno ogni tanto- come si vede nei film. E così prima di poter addentare qualcosa, la mia amica padrona di casa ci guarda tutti e ci chiede di condividere qualcosa di cui siamo grati. Io dissi che ero grata per l’accoglienza che trovammo arrivando a Seattle e che prendeva vita anche in quell’invito. Forse qualche studente ringraziò per la mano con lo studio - ma va là, non mi ricordo, sto solo inventando. La mia parte era vera, me la ricordo e resta valida anche oggi. Dopo 5 anni a Seattle, ci siamo spostati nella zona di SF e sono grata a un’altra famiglia, questa volta mezza americana e mezza italiana, che da allora ci fa posto alla loro tavola per il giorno del ringraziamento. Grazie Massi, grazie Paula.
L’ABC del Thanksgiving
La festa del Ringraziamento nasce nel 1621, quando i primi coloni inglesi, i Padri Pellegrini, giunti a bordo della Mayflower, dopo un difficile primo inverno in America, festeggiarono il raccolto abbondante con i nativi americani della tribù Wampanoag. Questo incontro amichevole tra coloni e nativi è spesso considerato il primo Thanksgiving della storia. Durante questa celebrazione, si narra che i coloni e i nativi abbiano condiviso cibo, inclusi tacchini, mais, zucca e altri alimenti locali. La pratica del ringraziamento per il raccolto abbondante si diffuse tra i coloni e, nel corso degli anni, divenne una tradizione celebrata in vari modi. Tuttavia, il Thanksgiving Day come lo conosciamo oggi fu ufficialmente istituito dal presidente Abraham Lincoln nel 1863, nel bel mezzo della Guerra Civile. Lincoln proclamò il quarto giovedì di novembre come giorno nazionale di ringraziamento, stabilendo così una data fissa per la celebrazione. Ed è subito tacchino.
Tra tacchino e tradizioni
Per gli Americani è la festa più importante, è la festa per la quale tutti si mettono in aereo o in macchina per ricongiungersi alla propria famiglia. Basti pensare che è il momento dell’anno per il quale vengono venduti più biglietti aerei. Eh si, perché gli States sono grandi, mica come da noi che puoi fare andate da nord a sud o da est a ovest in uno spostamento di qualche ora. Torniamo al punto. A tavola si celebra con il tacchino (che impiega ore e ore e altre ore ancora a cuocere) e la pumpkin pie. Devo dire che io non ho mai cucinato né l’uno né l’altra e meno male. Il tacchino avrebbe la meglio su di me e sulla mia pazienza. Dicono che ci vogliano ore di forno, di continua irrigazione per renderlo morbido, qualcuno addirittura lo massaggia prima dell’ultimo saluto in forno e tutto questo non fa per me. La torta di zucca invece non mi finisce. Il purè che si compra in lattina non è una consistenza che m’ispira, anzi probabilmente mi evoca la paura di diventare vecchia e di restare senza denti.
Un ponte tra culture
Prima una famiglia mezza inglese e mezza americana a Seattle, poi una mezza italiana e mezza americana a San Francisco. E ogni volta la domanda è la stessa: "Cosa posso portare?". La risposta è sempre "Qualcosa di italiano!". E così, mentre loro si occupano del tacchino che non saprei proprio come affrontare, io porto una torta salata e dei salatini, e la tavola si allunga un po' di più, mescolando sapori e tradizioni.
Ecco perché, più ci penso e più vedo come Thanksgiving e Natale si specchino l'uno nell'altro: il Ringraziamento celebra il raccolto dopo un inverno difficile, il Natale celebra una luce che nasce nella notte più lunga dell'anno. Entrambe le feste arrivano quando le forze sembrano mancare - che sia per il freddo che avanza o per le scorte che si assottigliano - e ci ricordano che la speranza ha il volto della solidarietà. Che sia attorno a un tacchino o a un panettone, diventiamo più forti e umani al tempo stesso quando ci uniamo e condividiamo. Un pezzo di pane, un posto a tavola, un po' di calore. E allora sì, va bene anche Last Christmas mentre scrivo i biglietti per i miei cari. E poi si sa: a tavola non si invecchia!
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