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Che lavoro i tuoi genitori pensano che tu faccia?

Ogni settimana facciamo una chiacchierata sui temi del lavoro. Ti accompagnerò in un percorso che parte da cosa fai (e sei) adesso e insieme cercheremo di organizzare o riorganizzare obiettivi e ambizioni, per dare valore a ciò che sai, che fai e immaginare quale potrebbe essere il tuo - e il mio - passo successivo. Chissà dove possiamo arrivare!

In cosa credo? Che quasi tutto ciò di cui potremmo avere bisogno è disponibile e probabilmente più vicino di quanto spesso siamo inclini a pensare. Hai un obiettivo? Io ho un metodo: audit, action plan & time planning. E poi il follow up, ovvero: dimmi se hai fatto i compiti e a che punto di svolta sei. 

 

Partiamo da qui. 


 

 

Facciamo un gioco*: descrivimi che lavoro fai e poi… chiedilo ai tuoi genitori e poi raccontamelo nei commenti. 

Manda loro un messaggio breve, tipo:
 

 

 

Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario... Lei mi crede pianista in un bordello è la traduzione del titolo di un libro pubblicato nel 1979 in Francia. A scriverlo Jacques Séguéla, classe 1939 fondatore di una delle più importanti agenzie pubblicitarie al mondo. Un libro del 1979 e un titolo ancora così attuale a 44 anni di distanza. Perché il punto è sempre lo stesso: ci sentiamo dire di continuo che siamo quello che facciamo, anzi: ce lo diciamo da sole. Io sono…
Che lavoro faccio?
Ad aiutarmi a rispondere è sempre Séguéla: «Il mio mestiere non è di avere opinioni, ma di avere delle idee». Non è vero, poi ho anche delle opinioni e non le tengo quasi mai per me. Ecco perché sono qui a scrivere questa rubrica, per condividere un po’ delle mie idee e per darti - ogni tanto - un parere, un consiglio se riesco. Iniziamo: giocare con le parole è utile a trovare, anche nelle etichette, una descrizione. 

Cosa sappiamo fare vs. quello che facciamo
Come si chiama il lavoro che facciamo? Come hanno deciso di chiamare il ruolo che ricopriamo nell’azienda in cui lavoriamo? Cosa pensano del nostro lavoro le persone con cui siamo in contatto? 

 

La risposta è più importante della domanda: spesso neppure i miei colleghi - devo dire più in passato che ora - sanno esattamente cosa faccio. Il mio team è sempre soprannominato “i ragazzi del marketing” e - anni fa - “quelli di Internet”. 

Che poi il maschile sovraesteso lo abbiamo anche iniziato a superare, eppure sempre ragazzi siamo. 

 

Il mondo del lavoro cambia, è cambiato e sta cambiando ancora. Ruoli e posizioni cambiano nome e molti recruiter cercano anche per “parole esatte”. 

Serve esercitarsi, anche se non stai cercando lavoro o non vuoi cambiarlo perché raccontare meglio quello che fai, le tue competenze e conoscenze anche ai colleghi male non fa.

  
Oggi inizia questa rubrica che - per un po’ - mi farà passare tra le scrivanie a conoscere uffici e aziende che, sì, ogni capo vorrebbe fossero diverse, ma si sa alla fine sono tutte uguali, fatte di persone come me, come te.
 

Impariamo a raccontarci meglio insieme? 

Sono qui per questo. 

Ci leggiamo ogni lunedì. 

 

*Anche Facciamo un gioco è la citazione di un libro, di un altro francese, Emmanuel Carrère. Era quel gioco un po’ più sexy, però. Se ti va cercalo: il racconto è contenuto in La vita come un romanzo russo (Einaudi). Anche se non c’entra niente mi piaceva suggerirtelo.