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Sei fisicamente presente ma non riesci a finire una frase: le mestruazioni invalidano più della febbre

Il motivo per cui in alcuni Paesi esiste il congedo mestruale non è politico (oddio, anche) ma logico: le mestruazioni abbassano la produttività più di una febbre a 40
 

Non riuscire nemmeno a ordinare un pensiero per rispondere a un messaggio facile, non riuscire a concentrarsi per seguire un filo logico, metterci una eternità per portare a termine un progetto che normalmente si conclude in mezz'ora: ecco cosa succede - spesso - nei giorni delle mestruazioni. Non è stanchezza, è proprio sentirsi addosso una sensazione di confusione mentale che rende letteralmente incapaci.

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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista medica BMJ Open nel 2019 i sintomi legati alle mestruazioni (al netto del dolore) abbassano la produttività di circa 9 giorni all’anno. E non perché ci si assenta dal lavoro, anzi al contrario: perché ci si va. Immaginiamo una persona che durante i giorni delle mestruazioni, riesce a lavorare al 70 per cento delle sue capacità. Se questo accade per 3 giorni al mese, per 12 mesi, sommando le ore di "incapacità" quindi di "improduttività" si ottengono oltre nove giorni. 

Un altro studio pubblicato su Nature Reviews Neuroscience  ha evidenziato come gli estrogeni abbiano un ruolo neuroprotettivo e stimolante sulle connessioni sinaptiche del cervello. Quando gli estrogeni crollano, come avviene nei giorni delle mestruazioni, si osserva un rallentamento nei processi cognitivi, una minore efficienza nella memoria di lavoro e una riduzione dell’attenzione.

Infine, all’Università della California è stata utilizzata la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per monitorare l’attività cerebrale nelle diverse fasi del ciclo. Durante i giorni delle mestruazioni le persone avevano un'attività ridotta nelle aree prefrontali, le stesse aree coinvolte nella concentrazione e nella presa di decisioni. Il cervello in pratica funziona a rilento e non perché manchi la volontà, ma perché il metabolismo neuronale cambia (temporaneamente) influenzando le performance cognitive.

la "brain fog" che impedisce di dire e fare cose sensate

E andando a lavorare in queste condizioni si rallenta tutta la macchina. Colpa del presenzialismo, ovvio: essere presenti ma non riuscire a funzionare al pieno delle proprie capacità. Durante le mestruazioni il corpo è impegnato in uno sforzo al quale non si abitua mai, tra le fluttuazioni ormonali, la perdita di ferro, l’infiammazione e la fatica fisica il risultato è un rallentamento della mente. La "nebbia" che si avverte è reale, è un’esperienza concreta che compromette la memoria a breve termine, la concentrazione e l’attenzione. Ma questa condizione non ha un nome ufficiale nella medicina (figuriamoci), né è considerata nei contratti lavorativi e raramente viene considerata invalidante al punto da rinunciare al lavoro.

Ed è un problema culturale ma anche politico: non si possono sacrificare giorni di ferie o malattia - per chi ha questa opzione - per le mestruazioni: significherebbe mettersi in malattia almeno un giorno al mese e non sono infiniti. Nel senso che chi ha le mestruazioni dovrebbe aver diritto a dei congedi extra: nel 2023 è stata depositata la proposta di legge dell'Alleanza Verdi-Sinistra italiana in merito al congedo mestruale, per consentire alle studentesse e alle lavoratrici di poter essere giustificate due giorni al mese. Ma il dibattito è ancora aperto. 

Alcuni Paesi stanno cercando di cambiare le cose. La Spagna, nel 2023, ha introdotto un congedo mestruale retribuito per mestruazioni dolorose e debilitanti. Anche in Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Taiwan esistono politiche simili che pur tra molte difficoltà, sempre di natura culturale, iniziano a riconoscere che le mestruazioni possono compromettere le capacità lavorative e cognitive.