Otto milioni di bambini nati grazie a lei: Miriam Menkin, la "creatrice" di vita
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Se si parla di fecondazione in vitro si deve parlare di Miriam Friedman Menkin (1901-1992): la prima persona riuscita a produrre il concepimento fuori da un corpo umano. Era il febbraio del 1944 quando l'esperimento le è riuscito la prima volta dopo anni, e anni, di tentativi e dopo che perfino la facoltà di Medicina le aveva sbattuto la porta in faccia.
Una storia di resistenza e discriminazioni
Il primo bambino della storia nato con la fecondazione in vitro è nato nel 1978, nel Regno Unito. Da allora, sono venuti al mondo 8 milioni di bambini grazie a una procedura sempre più avanzata che è stata immaginata da ogni singola persona di Scienza, ma che è stata creata da Miriam Friedman Menkin.
Miriam Friedman è nata l'8 agosto del 1901 a Riga, in Lettonia, e si trasferirà con la sua famiglia negli Stati Uniti due anni dopo. Nel 1922 ottiene alla Cornell University una laurea triennale in istologia e anatomia comparata. Ha frequentato la Columbia University e ha preso anche un master in genetica. E no, non è una storia di privilegio: Miriam Friedman Menkin ha completato il dottorato di ricerca di Harvard due volte ma non ha ricevuto una laurea perché non poteva permettersi di pagare le tasse del corso. Per sostenersi negli studi ha insegnato, mentre attendeva di entrare alla facoltà di Medicina. Ma non successe mai: era una donna e all'epoca le donne venivano ammesse raramente.
i "conigli senza padre" che immaginava negli anni Trenta
Viene infatti presa come ricercatrice in Patologia alla Harvard Medical School dal 1930 al 1935 e nella stessa Università ha lavorato come tecnica, con l'incarico di preparare degli estratti per far superovulare le femmine di coniglio e creare dei conigli "senza padre". Lavorò nei laboratori statali per un anno e poi ottenne una posizione di ricercatrice presso il dottor John Rock, un medico della fertilità, a Boston. Gli esperimenti che Menkin aveva condotto ad Harvard catturarono l'attenzione del medico e, a partire dal 1938, avviarono insieme un ciclo di ricerca sul corpo umano.
Chiesero alle donne (volontarie, partecipanti allo studio) che dovevano sottoporsi a isterectomia, di avere rapporti sessuali non protetti prima dell'intervento. Scelsero di eseguire le procedure chirurgiche appena prima dell'ovulazione, il che portò a molti ovuli adatti per ciò che avevano in mente: creare le basi per la vita fuori dai corpi. Ma pur apportando variazioni alla procedura, per oltre sei anni non successe niente. Fu soltanto nel 1944, quando Menkin ha lavato il campione di sperma solo una volta e, utilizzandolo nella versione "più concentrata" lo ha lascianto un'ora in interazione con l'ovulo, che la scissione cellulare è avvenuta.
la fecondazione in vitro: Miram Menkin la pioniera ribelle
Durante la fecondazione in vitro, gli ovuli vengono prelevati dalle ovaie e combinati con lo sperma in laboratorio per creare embrioni, che vengono poi crioconservati (congelati) o trasferiti nell'utero: è un'opzione di trattamento della fertilità che aiuta le persone che non possono concepire per vari motivi. In Italia possono ricorrervi soltanto le coppie con una infertilità documentata, di sesso diverso, coniugate o almeno conviventi e maggiorenni ma sempre in una fascia di età in cui normalmente si è fertili (la condizione di infertilità o sterilità della coppia deve essere certificata da un medico).
La strada per comprendere e implementare una medicina riproduttiva avanzata come questa è stata spianata dal duro lavoro e dalla determinazione di molti professionisti e molte professioniste. Naturalmente non dovrebbe sorprendere che le donne siano state al centro di molte scoperte chiave, innovazioni e traguardi che circondano la fecondazione in vitro.
Donne che sono state respinte dagli spazi di lavoro vero, dalle facoltà di Medicina e dai laboratori più innovativi - per l'epoca - solo perché donne. Come Miriam Menkin, che, nonostante tutto, non si è lasciata scoraggiare da questa discriminazione sistemica e ha comunque trovato il modo di costruirsi una carriera in medicina senza di fatto entrare mai a Medicina. E anche ribellandosi agli ordini dei suoi superiori: quella notte del 1944, a Menkin fu dato ordine di lavare un campione di sperma tre volte e di lasciarlo interagire con un ovulo per 30 minuti. Durante una notte insonne con la figlia di otto mesi che stava mettendo i denti, Menkin lavò lo sperma solo una volta e il resto è storia.
Menkin, madre single con la figlia in laboratorio: "ero esausta"
Raccontando la sua esperienza a un giornale dell'epoca, Menkin spiega: "Ero talmente esausta e assonnata, che mentre osservavo al microscopio come gli spermatozoi si aggiravano intorno all'ovulo, ho dimenticato di guardare l'orologio finché non mi sono improvvisamente resa conto che era trascorsa un'ora intera. In altre parole, devo ammettere che il mio successo, dopo quasi sei anni di fallimenti, è stato dovuto - non a un colpo di genio - ma semplicemente a un pisolino sul lavoro!"
Il suo matrimonio con Valy Menkin (e la nascita di due figli) la fece deragliare. Quando suo marito perse il lavoro lei lo seguì alla Duke University, in North Carolina, dove fecondare un ovulo al di fuori del corpo umano era considerato non solo scandaloso, ma sacrilego. Senza le competenze di Menkin, la ricerca sulla fecondazione in vitro a Boston si fermò, sebbene lei e Rock continuassero a collaborare e pubblicare da remoto.
Ottenne il divorzio nel 1949 ma questa scelta le pose ulteriori sfide. Madre single di una figlia con epilessia, tornò a Boston l'anno seguente per iscrivere Lucy a una scuola speciale e accettò un'offerta per tornare al laboratorio di Rock, dove la sua attenzione si era spostata sulla pillola anticoncezionale. Lo aiutò con la sua ricerca e le sue pubblicazioni sulla contraccezione, ma non ebbe mai un'altra opportunità di perseguire la fecondazione in vitro. Ma il suo esperimento fu una svolta: un embrione umano è stato letteralmente prodotto al di fuori del corpo umano, dimostrando che la fecondazione in vitro era possibile.
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