Menopausa e lavoro: un tabù che pesa sulla carriera
La menopausa arriva spesso nel pieno della vita professionale, e può incidere sulla produttività. Eppure nei luoghi di lavoro resta un tema poco discusso: tra sintomi difficili da gestire e timori di essere giudicate meno efficienti, molte donne la affrontano in silenzio
Per molte donne la menopausa arriva proprio mentre la carriera entra in una fase di piena maturità. Sono gli anni in cui l’esperienza è consolidata, le responsabilità si gestiscono con meno ansia rispetto a un tempo, e spesso si ricoprono ruoli chiave nelle organizzazioni. Eppure per milioni di lavoratrici questo significa attraversare cambiamenti fisici ed emotivi mentre si cerca di mantenere gli stessi ritmi e le stesse aspettative professionali. Senza parlarne apertamente, perché, per quanto si siano fatti passi in avanti, la menopausa è ancora tabù, specialmente nei contesti non prettamente medici. Molto spesso le donne la attraversano senza alcun supporto: nelle politiche aziendali, la menopausa resta un argomento invisibile. Ignorarla però non la rende meno presente.
Rompere i tabù sui cambiamenti ormonali: scopriamo il ruolo degli ormoni nella vita della donna
Quando i sintomi entrano in ufficio
La menopausa è un processo naturale che segna la fine del ciclo mestruale. Di solito si verifica intorno ai 50 anni, ma in alcuni casi può manifestarsi precocemente, prima dei 45, o tardivamente, oltre i 55 anni. Non è un evento istantaneo, ma una fase di transizione che può durare mesi o anche anni. Durante la menopausa, così come nel periodo che la precede, noto come perimenopausa, il corpo femminile subisce cambiamenti significativi, dovuti principalmente agli ormoni, e questi si possono manifestare in modi molto diversi, anche se alcuni sintomi sono piuttosto comuni (vampate di calore, insonnia, stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, cambiamenti dell’umore). Non sempre sono gravi, ma possono rendere più complicata la quotidianità, soprattutto in ambienti di lavoro molto stressanti o poco flessibili.
Non sorprende quindi che molte donne temano conseguenze anche sul piano professionale: secondo un recente sondaggio condotto negli Stati Uniti, circa il 40% delle lavoratrici pensa che la menopausa possa metterle in una posizione di svantaggio sul lavoro. Il timore più diffuso è quello di essere percepite come meno efficienti o meno affidabili, soprattutto in contesti dove parlare apertamente di salute femminile non è ancora la norma. Per questo motivo molte scelgono di non dire nulla.
Anche quando sono pervasivi e debilitanti, i sintomi vengono gestiti in silenzio, cercando di adattarsi alle difficoltà senza coinvolgere colleghi o responsabili. In alcuni casi questo porta anche a ridimensionare le proprie ambizioni professionali, a ridurre il carico di lavoro o a rinunciare a opportunità di crescita. Un sondaggio realizzato nel 2023 nel Regno Unito ha rilevato che quasi un quarto delle donne tra i 40 e i 60 anni valuta di lasciare il lavoro a causa degli effetti della menopausa sul proprio benessere. Un’altra ricerca, condotta nel 2021, evidenzia che le donne intorno ai cinquant’anni che presentano sintomi menopausali intensi hanno il 43% di probabilità in più di abbandonare il lavoro entro i 55 anni. E anche chi decide di non lasciare del tutto la propria occupazione spesso deve ricorrere a giorni di malattia, permessi non retribuiti, ridurre l’orario di lavoro o rinunciare a opportunità professionali.
Ripensare il lavoro in chiave menopausa-friendly
Considerando che le donne tra i 45 e i 55 anni sono circa il 20% della forza lavoro nel mondo, è tempo che le aziende si interroghino su come rendere i luoghi di lavoro più attenti anche a questa fase della vita. Come sostiene la Menopause Society, organizzazione americana che si occupa di salute delle donne in età matura, anche piccoli adattamenti potrebbero fare una grande differenza.
Consentire maggiore flessibilità negli orari alle donne che attraversano questa fase, o dar loro la possibilità di lavorare da remoto renderebbe più facile gestire stanchezza o disturbi del sonno. Allo stesso modo, si potrebbero riorganizzare alcuni aspetti molto concreti degli ambienti di lavoro, offrendo spazi per pause rinfrescanti, bagni con servizi ad hoc, stanze con temperatura regolabile. Sebbene siano ancora poche, alcune aziende stanno iniziando a includere la menopausa nei programmi di salute e benessere, offrendo consulenze mediche, supporto informativo o linee guida interne dedicate. Non si tratta di privilegi, ma di riconoscere che la salute delle lavoratrici ha un impatto diretto sul loro benessere, sulla loro produttività e sulla loro permanenza nel mondo del lavoro.
Prima ancora che organizzativo, però, il cambiamento deve essere culturale. Parlare apertamente di menopausa nei contesti professionali aiuta a ridurre imbarazzi e stereotipi, e permette alle professioniste di sentirsi meno sole. In pratica significa formare manager e team su cosa comporta questa fase della vita, aderire a programmi dedicati e creare spazi in cui le dipendenti possano parlarne senza timori. Portare la menopausa nella conversazione sul lavoro significa, in fondo, rendere gli ambienti professionali più realistici e inclusivi. Se le carriere si costruiscono nell’arco di decenni, è inevitabile che attraversino anche i cambiamenti del corpo e della vita, e dato che le donne intorno ai cinquant’anni rappresentano un gruppo demografico in rapida crescita, il loro contributo alla vita professionale - e alla società nel suo complesso - non può essere sottovalutato.