I padri separati sono i “bancomat” delle loro ex? La verità è nei report
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Di recente è stato sollevato molte volte il tema dei padri separati e divorziati, delle loro condizioni di vita, delle ingiustizie che devono affrontare. Con dati incrociati e conti alla mano sui redditi, sono state diffuse delle storie che non corrispondono sempre alla realtà, anzi, dal momento che molte di queste storie originano da un presunto report della Caritas, vediamo cosa dice davvero.
le bufale sui padri separati e i dati manipolati
Tra gli articoli che cercano di definire i contorni bui e faticosissimi della vita dei padri tornati "single" è stato pubblicato anche questo: Il 46% dei nuovi utenti della caritas sono padri divorziati. 800.000 vivono sotto la soglia di povertà. Nell'articolo si legge che sono 4 milioni i padri separati in Italia e, nel 94 per cento delle separazioni che coinvolgono almeno un minore, il padre è tenuto alla corresponsione di un assegno di mantenimento (il cui importo varia dal 29 per cento fino al 50 per cento del reddito mensile netto). E la casa? Sempre in presenza di minori, nel 69 per cento dei casi viene assegnata alla madre con il mutuo però che resta a carico del padre se ne è intestatario. Quindi assegno di mantenimento, più mutuo più, se non possiede altri immobili, affitto di una casa. Ma ci sono anche le spese per il mantenimento dei figli che – come mutuo - non sono deducibili dalle tasse, nel senso che non fanno gioco ai fini del diritto alla casa popolare o a una delle varie misure di sostegno.
Dicevamo che i padri separati in Italia sono 4 milioni: secondo alcuni calcoli a vivere sotto la soglia di povertà sarebbero 800mila e altri 500mila sono costretti a dipendere dall'aiuto della famiglia di origine o, ed ecco perché siamo qui, dalla Caritas.
i padri separati sono i "nuovi poveri"?
La Nazione ha pubblicato un altro articolo, nel 2021, che racconta dei “nuovi poveri” sostenendo che quasi 1 su 2 è un padre separato i cui figli abitano stabilmente con la madre. Si legge che 7 su 10 – il 66 per cento - non riesce a sostenere nemmeno le spese per i beni di prima necessità.
Ancora su La Nazione si legge che “Le associazioni di padri separati denunciano che spesso gli assegni di mantenimento sono ben al di sopra delle reali disponibilità dell’uomo. Un esempio pratico: con uno stipendio netto di 1.400 euro al mese, si può arrivare a dover pagare anche tra i 400 e i 700 euro, a seconda del numero dei figli. La somma rimanente dovrebbe bastare a coprire le spese di vitto e alloggio per sé, oltre alle piccole spese da sostenere quando si trova in compagnia dei figli.
Ci sono anche i report, come quello di Eurispes (ente privato che si occupa di studi politici, economici e sociali) che segnala pure che, nonostante la legge obblighi entrambi i genitori a provvedere al sostentamento economico dei figli nati da una unione non più in essere, la realtà dimostra che a patire maggiormente le ristrettezze economiche sono gli uomini che sono anche la “parte non collocataria” (cioè i figli non abitano con loro) e che devono trovare anche un'altra casa. Non è la prima volta che l'istituto si occupa della questione: da alcuni anni denuncia che circa l’80 per cento dei padri separati italiani “non riesce a vivere con ciò che resta del loro stipendio”.
Tra chi è costretto a tornare a vivere in casa con propri genitori o a chiedere ospitalità a parenti e amici, non manca chi si trova a dover dormire in macchina, al lavoro o nei centri di accoglienza o, infine, a chiedere aiuto alla Chiesa e ai servizi sociali.
la verità sul report di Caritas del 2023: le più povere sono le donne
Ma cosa dice, veramente, il report della Caritas del 2023? Che il primo gruppo dei beneficiari della Caritas sono effettivamente “genitori” dai 35 ai 60 anni, peccato che nel 97 per cento dei casi sono di genere femminile. Non sono i padri? Beh, no. E non sono i “padri” nemmeno i secondi più poveri: il secondo gruppo di beneficiari della Caritas sono le “famiglie povere” che sono nel 65 per cento dei casi donne adulte, coniugate e con figli minori. In questo gruppo c'è anche la più alta quota dei "working poor” cioè chi, pur lavorando, resta sotto la soglia di povertà.
Terzo gruppo di beneficiari? Nel 62 per cento dei casi sono uomini, oltre la metà sono celibi. Questo è anche il gruppo con la più alta incidenza di disoccupati, con problemi connessi a forme di dipendenza. Ah, e senza figli né assegni di mantenimento da pagare. Ci sono poi pensionati, vedovi e divorziati che nell'86 per cento dei casi non hanno figli. Dove sono i padri separati e divorziati? Non ci sono.
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