Gli uomini sul lavoro sono vittime delle loro stesse emozioni e le donne no. Harvard sfata un vecchio (e dannoso) mito
Una ricerca, pubblicata da Harvard, smonta gli stereotipi di genere sul lavoro: i maschi non sanno gestire le emozioni mentre le donne sì.
Significa che a essere "troppo emotivi" per occupare posizioni di leadership sono gli uomini.
Le donne nelle posizioni di leadership sono meno influenzate dalle emozioni rispetto agli uomini. Soprattutto durante le crisi. Harvard ha esaminato 137 report redatti da altrettanti leader di vari Paesi europei che durante i mesi della pandemia da Covid19 lavoravano in diversi settori: dai servizi alla tecnologia, dall'informazione alle pubbliche amministrazioni. Ebbene, emerge che i leader maschi si lasciano sopraffare dalle emozioni fino a diventare ingestibili.
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finalmente Harvard sfata il mito dell'emotività delle donne
Un recente studio condotto dall'Università di Harvard ha rivelato che gli uomini, contrariamente agli stereotipi consolidati soprattutto nel mondo del lavoro, tendono a essere più emotivi rispetto alle donne. Questa scoperta ribalta una delle convinzioni più radicate, quella secondo cui le donne sarebbero meno capaci di gestire le emozioni rispetto agli uomini. Questo pregiudizio ha per anni alimentato una cultura lavorativa in cui la presenza femminile ai vertici aziendali è stata messa in discussione e pure sabotata a vantaggio di una visione del leader come figura razionale e distaccata, caratteristiche tradizionalmente attribuite agli uomini. E invece.
La ricerca di Harvard ha analizzato un ampio campione di individui, esaminando la loro risposta emotiva in una varietà di contesti, sia personali che professionali. I risultati hanno evidenziato che gli uomini sperimentano reazioni emotive più intense e prolungate con delle ripercussioni anche eccessive proprio negli spazi di lavoro. La differenza principale non sta quindi nella quantità di emozioni provate, ma nel modo in cui queste vengono espresse e gestite (male, dagli uomini).
Mentre le donne tendono a verbalizzare le proprie emozioni, ad affrontarle e a condividerle con gli altri anche per cercare supporto, gli uomini reprimono i loro stati d’animo e li manifestano in modi tossici e violenti come la rabbia o l’aggressività. Soltanto che anche rabbia e aggressività maschili sono "giustificate", sul lavoro. Cioè non vengono identificate come emozioni, ma come reazioni fisiologiche e giustificate di un maschio leader. E paradossalmente è proprio l'abitudine a esprimersi delle donne ad aver permesso al mito dell'emotività femminile di crescere fino a diventare un impedimento culturale alle carriere.
"Nella nostra ricerca - si legge sulla pubblicazione - contestiamo la convinzione laica secondo cui le capacità di leadership delle donne sono compromesse dalle loro emozioni. Al contrario, abbiamo registrato come in tempi incerti, caratterizzati da forti esperienze emotive, le donne sono in realtà meno propense ad agire sulla spinta emotiva rispetto agli uomini. Questo perché le donne sono preparate a gestire l'emotività e si sentono in qualche modo responsabili del benessere degli altri, specialmente se rientra effettivamente nelle loro responsabilità come quando gli altri sono dipendenti o sottoposti".
Gli uomini agiscono sulla spinta delle emozioni perché non sanno gestirle
Al contrario, gli uomini ai vertici di aziende e istituzioni adottano comportamenti definiti da Harvard "abusivi": ridicolizzano, urlano, mentono e manipolano i loro sottoposti quando sperimentano ansia e paura. "Le emozioni modificano i comportamenti sul lavoro dei leader uomini, ma non delle leader donne", si legge ancora sulla pubblicazione.
Questi risultati finalmente mettono in discussione le strutture di potere che abbiamo imparato a normalizzare sia nelle aziende che nelle istituzioni. Per secoli, il mito dell’uomo come essere razionale e distaccato ha impedito di guardare alle sfuriate come sfoghi di una emotività mortificata e mal gestita mentre contemporaneamente nasceva il mito della "eccessiva emotività" delle donne, che banalmente si esprimono, come minaccia per un sano ambiente lavorativo. L'idea che le donne non fossero idonee a gestire situazioni di stress e responsabilità è stata quindi creata a tavolino? Ma probabilmente sì: la ricerca di Harvard ha dimostrato proprio questo. Se gli uomini sono in realtà più emotivi, il minimo che possiamo fare è rivedere i criteri di valutazione delle capacità manageriali e di leadership, spogliandoci dei pregiudizi.
soluzioni e dove trovarle
Le implicazioni di questa ricerca sono molteplici e chiaramente non si limitano solo al mondo del lavoro. La società nel suo complesso potrebbe beneficiare immensamente da un cambiamento culturale che permetta agli uomini di esprimere apertamente le proprie emozioni senza che queste diventino comportamenti abusivi. Ma se gli uomini crescono e continuano a crescere in un ambiente che insegna loro a reprimere le emozioni, è naturale che sviluppino meccanismi di difesa che diventano dannosi per il benessere psicologico loro e di chi sta intorno a loro. In ufficio e non.
E allora la sfida più grande è sempre quella: abbattere i pregiudizi di genere verso ogni identità di genere. Un cambiamento di mentalità che consenta principalmente agli uomini di essere pienamente consapevoli delle proprie emozioni perché imparino a gestirle sarebbe "la svolta" per il benessere individuale e collettivo. La scienza, ancora una volta, ci offre l'opportunità di rivedere i dogmi culturali. Ma non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.