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Genitorialità oppure lavoro: in Italia aziende ferme al Novecento, quando le donne stavano a casa

L'osservatorio del Family-Friendly Index di Promama restituisce i numeri di un Paese che non perdona lavoratori e lavoratrici che decidono di diventare genitori.

In Italia diventare genitori resta un gesto di estremo coraggio. Non tanto per il costo dei pannolini o per l’incertezza del futuro (molte persone scelgono di essere childfree a causa di crisi climatiche e sociali), ma perché il mondo del lavoro continua a comportarsi come se la vita familiare fosse un ostacolo.

I luoghi di lavoro in Italia aiutano veramente i genitori adottivi?

Lo raccontano, con precisione, i dati del nuovo Osservatorio 2025 del Family-Friendly Index di Promama, la startup HR tech nata da tre neo-mamme che hanno deciso di trasformare la frustrazione personale in una piattaforma di cambiamento per genitori e soprattutto per aziende. La loro survey, che ha mappato più di 500 aziende italiane, dice che il livello medio di attenzione alla genitorialità non supera il 28 per cento.

È il punteggio del Family-Friendly Index, una metrica che valuta flessibilità, congedi, cultura aziendale e supporto economico. Un’Italia, dunque, che si ferma sotto la soglia della sufficienza: solo poche imprese raggiungono standard virtuosi, mentre la maggioranza resta ferma a un modello novecentesco dove chi diventa genitore paga il prezzo della normalità.

la metà dei genitori non consiglierebbe ad altri genitori la propria azienda

Il dato più inquietante è quello del Parent Employee Net Promoter Score (p-eNPS), che misura quanto i genitori consiglierebbero la propria azienda ad altri genitori: - 44. Letteralmente "meno 44". Significa che la maggioranza sconsiglierebbe il proprio luogo di lavoro a chi ha o vuole avere figli. Mamme penalizzate come sempre, padri più frenati di quanto non immaginiamo: dietro le cifre ci sono storie che si ripetono uguali da decenni.

Ogni anno oltre 40mila neo-mamme si dimettono dal proprio lavoro e abbandonano la carriera, spesso non per scelta, e il loro reddito crolla nell’anno della nascita del figlio per poi impiegare almeno quattro anni a tornare ai livelli pre-gravidanza.

Nel frattempo, quello dei padri cresce fino al 50 per cento in più nei sette anni successivi: sei uomo, diventi papà, l'azienda ti premia e ti offre un sigaro. Ma anche per gli uomini, la paternità resta un terreno fragile: che sia per scelta, che sia per cultura, quasi 4 padri su 10 non utilizzano neppure i 10 giorni di congedo. Dietro c'è sicuramente il timore di essere penalizzati e il non vedere altri padri andare in congedo.

ma quale "lavoro da remoto": in italia si premia la presenza, anche quando non serve

La flessibilità in generale è un miraggio: solo il 63 per cento delle aziende offre orari flessibili e il 40 per cento non prevede alcuna forma di lavoro da remoto. Ancora peggio sul part-time: appena il 27 per cento lo concede senza restrizioni. "Vorrei un’azienda che mi giudicasse per gli obiettivi, non per la presenza", scrive una madre nella survey, sintetizzando il pensiero di molte e l'arretratezza aziendale nazionale.

Le aziende italiane investono - o dicono di farlo - in benefit e welfare, ma trascurano la base: la cultura. Solo il 13 per cento informa attivamente i genitori sui propri diritti e meno del 10% per cento offre corsi o percorsi di accompagnamento al rientro. Insomma se fai figli è un problema tuo. Non servono grandi budget, ricorda Promama, ma chiarezza, empatia e la consapevolezza che la genitorialità non è un’eccezione da imparare a tollerare, piuttosto è una fase della vita da integrare.

Eppure le aziende che hanno scelto un approccio family-friendly dimostrano che si può fare e che conviene farlo. Quelle più avanzate hanno raggiunto un 100 per cento di rientro post-maternità