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Come fare quando tutto va storto: consigli per gestire il fallimento professionale

consigli per affrontare il fallimento professionale 

Affrontare un fallimento professionale può mettere a dura prova autostima, motivazione e progettualità. Consigli psicologici, tecniche motivazionali e strumenti pratici per accettare ciò che è andato storto, rielaborarlo in modo costruttivo e ripartire con maggiore consapevolezza

Un progetto che naufraga, un contratto non rinnovato, una selezione non superata, o una realizzazione dolorosa, come rendersi conto che la carriera scelta non è quella giusta. La maggior parte delle persone, prima o poi, si scontra con il fallimento nel corso della propria vita professionale. È un’esperienza ampiamente condivisa, quasi universale, che può minare la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Spesso non è solo una battuta d’arresto, ma un vero e proprio terremoto emotivo, che porta a mettere in discussione la propria identità professionale e personale. “Forse questo mestiere non fa per me”, “Ho fatto scelte sbagliate”, “Sono un disastro”: la delusione porta alcune persone ad auto-flagellarsi, ma il fallimento, anche quando è reiterato, non è per forza la pietra tombale di una professione, anzi, a volte si rivela un’opportunità per migliorarsi, per crescere, per acquisire nuovi strumenti. Il fallimento può dare importanti lezioni di vita, se siamo pronti a recepirle ed evitiamo di incolpare gli altri, il mondo, le circostanze ma ci assumiamo le nostre responsabilità. Ma come ripartire? Innanzitutto, gestendo il fallimento stesso e i sentimenti che ne derivano. Ecco alcune strategie efficaci.

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Accetta la crisi e le emozioni che suscita

Il fallimento è spesso accompagnato da un’ampia gamma di emozioni negative, che spaziano dalla vergogna al senso di colpa, dalla rabbia alla tristezza. Sono sensazioni spiacevoli, e molte persone tendono a sfuggirvi, cercando di ignorarle o reprimendole. Ma numerosi studi nonché diverse scuole di pensiero nel mondo della psicologia e del coaching sostengono che ignorarle non è un buon modo di gestirle: al contrario, devono trovare il loro spazio, ed essere riconosciute. Perché le emozioni, anche quelle negative, hanno sempre una ragione di esistere. In questo caso, per esempio, possono spingerci a lavorare di più, o in maniera diversa, per trovare soluzioni e superare gli insuccessi. Perché essere non essere stati selezionati ci fa arrabbiare? Ci sentiamo delusi da noi stessi, o temiamo di aver deluso le aspettative di qualcun altro? O, magari, siamo tristi perché ci sembra di aver subito un’ingiustizia? Accettare la crisi e riconoscere le proprie emozioni senza minimizzarle ('Quel lavoro comunque non mi piaceva') può essere difficile e creare disagio, ma è utile ascoltarle per capire quali sono i nostri punti deboli, e come procedere per ripartire. “Accettazione e autocompassione sono le basi per superare un fallimento”, sostiene Nick Morgan, coach ed esperto di comunicazione, sulle pagine di Psychology Today. “Tu ti conosci meglio di chiunque altro, ma è sempre necessario un qualche tipo di accettazione e perdono verso te stesso, riconoscendoti come un essere umano unico, prezioso e straordinario”. 

Fondamentale è ricordare che nessuna carriera è una linea retta. Ogni settore può subire degli scossoni, ogni individuo può trovare ostacoli o agguerrita competizione, specialmente all’inizio della carriera, basti pensare che Steve Jobs è stato licenziato da Apple, l’azienda da lui stesso fondata, prima di tornare a prenderne le redini e renderla il colosso del tech che è oggi. Anche il mondo letterario è pieno di scrittori oggi famosi che inizialmente si sono visti rifiutare la pubblicazione del romanzo d’esordio: Stephen King, per esempio, incassò diversi pareri negativi prima di pubblicare Carrie,  thriller che in seguito vendette milioni di copie in tutto il mondo. Per non parlare di tutte le star di Hollywood che sono state scartate ai primi provini (Meryl Streep ad esempio non ottenne il ruolo in King Kong nel 1976, e oggi ha tre premi Oscar). Insomma, fallire non è segno di incompetenza, né di scarso talento o valore, ma è parte integrante del percorso professionale, ed è per questo che è necessario ridimensionare la portata degli insuccessi inserendola in una prospettiva di lungo termine. È importante non confondere il proprio valore personale con il ruolo professionale, e di certo non legare il proprio valore umano esclusivamente al successo lavorativo. Le persone fanno un lavoro, non sono un lavoro. 

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Analizza e impara

Una volta fatti i conti con gli aspetti psico-emotivi del fallimento, è importante riacquisire la lucidità e iniziare a riflettere su cosa è successo. “Possiamo imparare molto dai fallimenti”, afferma lo psicologo e ricercatore Gary Klein. “Tuttavia, l’apprendimento non è automatico: dipende dalla nostra capacità di analizzare le cause del fallimento. Questa analisi può essere dolorosa, ma lo è anche il fallimento stesso. Dare un senso al fallimento ci permette di crescere”. Per ottenere qualcosa dagli insuccessi occorre riuscire a diagnosticare cosa è andato storto. Qualcosa nelle nostre azioni non ha funzionato, ma perché? Quali sono stati i punti deboli del progetto? Cosa avremmo potuto fare diversamente? Cosa invece non dipendeva dal nostro controllo?

Può essere molto utile prendere carta e penna e buttare giù una lista di ciò che è andato male, e cosa si può imparare dall’esperienza. Inoltre, è importante dedicare del tempo a mappare le proprie competenze, chiedendosi in quali contesti potrebbero essere valorizzate, e quali invece vanno implementate. Non sottovalutiamo poi l’importanza del networking: contattare persone che stimiamo professionalmente per chiedere loro un confronto, un parere, un consiglio, può rivelarsi uno strumento preziosissimo. La psicoterapeuta Amy Morin sottolinea l’importanza di “Elaborare un piano per andare avanti”, sottolineando come “Rimuginare sui problemi o rivivere continuamente i tuoi sbagli ti terrà bloccato. Smetti di pensare: ‘Sono un fallimento’ e inizia a pensare ‘Posso riprovarci’. Con ciò che hai imparato, rifletti su cosa farai in modo diverso la prossima volta. Crea un piano che ti permetta di mettere in pratica le informazioni acquisite. Hai bisogno di seguire qualche corso per migliorare certe competenze? Devi cercare lavoro in un ambiente diverso? Hai bisogno di trovare nuovi colleghi o partner professionali?”.

come fare quando va tutto storto sul lavoro 

Rielabora

Il fallimento non è un passo indietro, è uno step verso il miglioramento, e quindi il successo. In un articolo sui suoi fallimenti personali, la scrittrice Siobhan Curham scrive sul Guardian: “Una volta, mentre cercavo di affermarmi come autrice, inviai circa 20 proposte a giornali e riviste, cercando opportunità di lavoro. Solo una di quelle 20 proposte si trasformò in un incarico, il che significa che avevo collezionato 19 fallimenti. Ma quell’unico successo mi portò a scrivere una rubrica settimanale per un quotidiano, durata due anni. Spesso, il successo è una questione di numeri. Se hai appena vissuto un fallimento di qualche tipo, non considerarlo un passo indietro: impara la lezione e consideralo invece un passo avanti, che ti avvicina al successo”.

In psicologia si parla di positive reframing, ovvero di riformulare in maniera positiva una situazione, un pensiero o un evento negativo, cercando di vederne un aspetto costruttivo, utile. Un pensiero come 'Non ho passato questa selezione, sono un disastro', può essere riformulato in 'Non ho passato questa selezione, ma è stata una utile esperienza per capire come funziona questo settore'. Non si tratta di negare la realtà, né di fingere che tutto vada bene, ma di cambiare prospettiva per ridurre la negatività e tornare ad essere propositivi.

Ricordiamo infine che un career coach, una psicologa del lavoro o un terapeuta possono offrire strumenti concreti per superare il blocco, riformulare obiettivi e rafforzare l’autostima: non siamo obbligati a farcela da soli.