Prima volta: quanti falsi miti!
“La prima volta”, così speciale, così temuta, ma anche così mal tramandata. Quando si parla di prima volta i falsi miti che la circondano sono tantissimi e creano non poche difficoltà. Sfatiamoli una volta per tutte!
Da sempre la prima volta viene narrata come un momento magico e speciale, da vivere con consapevolezza e che sancisce un passaggio. In molte culture (e anche qui in Italia ancora), si parla di sigillo da rompere e di purezza. Molte donne sono state, e sono, sottoposte ai test di verginità, attraverso l’analisi dell’imene. Non entro nel merito del significato sociale di questa pratica e di quanto ci dica sul controllo del corpo femminile, ma vorrei soffermarmi su quanto sia il risultato di un primo falso mito che attanaglia, tutt’oggi, le giovani donne.
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Mito numero 1: la prima volta è un sigillo che si rompe
L’imene è una membrana, uno strato di tessuto che si trova all'ingresso del canale vaginale. Così come ogni vulva ha una forma diversa, anche l'imene può variare da persona a persona in forma, dimensione e flessibilità. Lo possiamo immaginare come un fiore, i cui petali si schiudono delicatamente all’occorrenza per permettere il passaggio (in ingresso e in uscita). Inoltre, si occupa di proteggere l’ambiente vaginale, così come fanno le labbra interne e quelle esterne. Molte pazienti in prima seduta mi raccontano di immaginarlo, a causa di spiegazioni errate, come un sigillo (come quello che chiude il barattolo della Nutella e che di solito si fora con un il manico del cucchiaio) che si rompe al primo passaggio del pene, del dito o di altro. Riesco solo a immaginare quanto dolore le mie pazienti, e non solo chiaramente, si aspettano di sentire. Un lembo di pelle che ci si aspetta si laceri provocando non poca sofferenza.
Tuttavia, non è affatto così. Come scrivevo, l’imene si dilata fisiologicamente per permettere il passaggio, anche la prima volta. Funziona proprio così! Il fatto che alcune persone riportino fastidio o sanguinamento dopo la prima volta, ha a che fare con un imene poco elastico che quindi può andare incontro a microlacerazioni (micro!). Inoltre, alcuni imeni sono conformati in modo tale da non permettere la penetrazione o da renderla difficoltosa e possono richiedere anche un intervento chirurgico. Ma niente paura, non è così comune e, in ogni caso, c’è la possibilità di intervenire.
Chiaramente, delicatezza e lubrificazione devono essere le parole d’ordine. La tensione e la secchezza possono favorire le microlesioni.
Mito numero 2: la prima volta non si rimane incinta e non si rischiano infezioni
Durante la prima volta il rischio di trasmettere infezioni sessualmente trasmessibili e di incorrere in una gravidanza è uguale alle volte successive. Per questo motivo, il preservativo va sempre usato!
Mito numero 3: la prima volta non conta se non c’è penetrazione
La prima volta, sia che si tratti di rapporto eterosessuale, omosessuale o di qualsiasi orientamento, non ha a che vedere necessariamente con la penetrazione. La penetrazione è solo una possibilità su tante altre. La prima volta la potremmo definire così (in modo più veritiero): “la prima volta che si ha un’interazione sessuale”.
Mito numero 4: la prima volta deve essere perfetta
L'aspettativa comune è che durante la prima interazione sessuale tutto debba essere perfetto. Non ci devono essere interruzioni, esitazioni, perdite di erezione, mancanza di orgasmi o bisogno di pause. Tutto questo non ha senso. La prima volta che si è andati in bicicletta si era forse pronti per il giro d’Italia? Io non penso. Ci possono essere cali di erezione, difficoltà nel mettere il preservativo, impossibilità di raggiungere l’orgasmo e molto altro che rende splendidamente imperfetto il momento. Solo una cosa dovrebbe essere perfetta: la comunicazione. Di come ci si sente, dei propri bisogni, del bisogno di fare una pausa, di cosa ci aspetta e anche di cosa non piace.
Mito numero 5: la prima volta è solo per chi ha più di una certa età
La prima volta è in genere normata da regole di tempo. Tali regole, però, sono ambivalenti nella società. Da una parte sembra che chi ha un rapporto prima del matrimonio (e quindi prima di una certa età) sia impuro, mentre dall’altra chi aspetta troppo sia “in ritardo”. Ma quindi qual è il tempo giusto per avere un rapporto? Il tempo giusto non è generalizzabile. Il tempo giusto è quando si ritiene di aver acquisito la giusta consapevolezza e i giusti strumenti per vivere quell’interazione con benessere, sicurezza e piacere. Anche per sperimentare, quindi.
In conclusione, la prima volta è un'esperienza personale, che varia da persona a persona. Sfatare questi miti è necessario perché permette di promuovere un approccio più consapevole e positivo alla sessualità e soprattutto di ridurre il rischio di insorgenza di alcune disfunzioni sessuali che nascono anche da queste false credenze.