3 minuti di lettura

Altro che consenso (e lotta alla violenza di genere) in Italia a scuola si fa "prevenzione dell'infertilità"

Mentre in Italia la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili come la Gonorrea sono aumentate del 50% in un solo anno, nelle scuole arriva la "prevenzione dell'infertilità". 
 

La decisione di dirottare il fondo da mezzo milione di euro inizialmente destinato a promuovere la salute e l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie verso iniziative focalizzate sulla "prevenzione dell’infertilità" è un cambiamento di rotta abbastanza discutibile. E merita una riflessione critica da parte di tutti e tutte, oltre che da parte dei genitori. Il fanatismo anti-gender e la celebrazione della riproduzione come unico obiettivo della sessualità sono scelte anacronistiche, inefficaci e pericolose per la salute pubblica.

"I ragazzi chiedono l'educazione sessuale nelle scuole, non lasciamola al porno": Luciana Littizzetto vs Valditara al secondo round

Educazione sessuale vs prevenzione dell'infertilità

L'umanità non ha mai avuto bisogno di avere insegnato come ci si riproduce. Anzi, oggi come nei secoli passati, è più probabile che si diventi genitori senza volerlo, prima dell'età del consenso o della consapevolezza. Infatti è per questo che tradizionalmente l’educazione sessuale non è legata alla trasmissione di nozioni biologiche sulla fertilità e sulla riproduzione. Piuttosto si tratta, ovunque nel mondo, di fornire ai giovani strumenti per comprendere e vivere la propria sessualità in modo consapevole, sicuro e rispettoso del proprio corpo e del corpo altrui, del proprio sentire e del sentire altrui.

Temi come il consenso, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (IST), la conoscenza del proprio corpo e la costruzione di relazioni sane e paritarie sono al centro di qualsiasi modulo di educazione sessuale perché sono fondamentali per preparare gli adolescenti ad affrontare le relazioni e i rischi della vita da adulti.

Tuttavia, l'Italia preferisce fingere di non vedere: secondo l'Istituto superiore di Sanità nel 2021 ci sono stati 5.761 casi di IST: la gonorrea è aumentata del 50 per cento in un solo anno, dal 2021 al 2022. E la sifilide del 20 per cento. Promuovere quindi un discorso unicamente centrato sull’infertilità riduce e distorce il concetto di educazione sessuale a una prospettiva puramente riproduttiva in un Paese che, oltretutto, ha un serio problema di gravidanze precoci, altro che infertilità.

mettere a rischio la salute pubblica

La prevenzione dell’infertilità, come la prevenzione del cancro, è certamente un tema importante, ma è un tema di natura medica. Non culturale. Affrontarlo in isolamento, ignorando altri aspetti cruciali della sessualità e dell’affettività, riflette un approccio a dir poco limitante, per non dire pericoloso.

Le politiche educative dovrebbero essere pensate per rispondere a un insieme più ampio di bisogni, soprattutto in un’epoca in cui i giovani sono esposti a informazioni spesso distorte su cosa sia il sesso, su cosa sia una relazione sana, attraverso i social media e altre piattaforme digitali che frequentano senza alcun controllo. 

Ma in ogni caso, la volontà è di utilizzare mezzo milione di euro per formare gli insegnanti sull’infertilità. Non gli studenti e le studentesse. Ed è preoccupante il fatto che non sia stato chiarito come o se verranno integrati temi altrettanto rilevanti, come il rispetto per le diversità di genere e orientamento, la prevenzione della violenza di genere e l’educazione al consenso. Perché probabilmente non c'è alcuna intenzione di prevenire la violenza di genere né di promuovere il consenso.

Che brutta cosa, il fanatismo

Questa scelta sembra parte di una strategia più ampia che celebra la riproduzione come valore centrale, ignorando il fatto che le nuove generazioni stanno sempre più allontanandosi dall’idea di maternità e paternità per ragioni che con l'infertilità non c'entrano ma che si legano a ragionamenti consapevoli, a una libertà di scelta rispetto alla genitorialità non più considerata una tappa obbligatoria, ma anche a una mancanza di prospettive economiche, sociali e culturali. E poi, mancano i servizi all'infanzia

La retorica anti-gender, utilizzata per giustificare questo approccio riduttivo, tradisce una visione miope e ideologica che antepone pregiudizi a evidenze reali. La demonizzazione di un'educazione sessuale moderna e inclusiva viene spesso mascherata da preoccupazioni inesistenti, come l’idea – sbandierata dal deputato Rossano Sasso – che "bambini di cinque anni" possano essere educati su temi complessi come il coito o la masturbazione. Questa narrazione volutamente fuorviante e falsa serve solo a fomentare paure infondate.

la realtà italiana, soprattutto rispetto alla riproduzione

Nel frattempo, i dati parlano chiaro: l’Italia è tra i Paesi con il tasso di natalità più basso in Europa, e non è certo un’educazione sessuale ridotta alla prevenzione dell’infertilità a risolvere il problema. È evidente che la scelta di non fare figli è spesso una conseguenza di condizioni socioeconomiche difficili, instabilità lavorativa, mancanza di politiche a sostegno delle famiglie e un generale senso di insicurezza sul futuro. Concentrarsi sulla fertilità senza affrontare queste questioni strutturali equivale a ignorare le cause profonde e a proporre soluzioni che non vanno al cuore del problema. Dirottare un fondo destinato all’educazione sessuale e affettiva verso un ambito così specifico e ridotto non è solo una scelta discutibile dal punto di vista educativo, ma anche un’occasione mancata per investire in un’area di primaria importanza per la salute pubblica.

La mancanza di un approccio realistico e laico rischia di lasciare irrisolti problemi urgenti, anzi di aumentarli: come la già scarsa consapevolezza sui metodi contraccettivi, la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili e la mancanza di educazione al consenso, che sono aspetti direttamente legati al benessere delle giovani generazioni.