Il sesso a sessant'anni (con chi ne ha la metà): l'inganno, l'ageismo e il sessismo
Le relazioni tra persone con un age gap significativo sono permesse e perfino applaudite quando a essere "vecchio" è lui: l'inganno vero è il sessismo dietro la convinzione che le donne smettano di essere soggetti sessuati dopo una certa età.
Non tutte le relazioni sono oggetto di gossip. Ma sono oggetto di gossip tutte le relazioni intrecciate tra due persone che, socialmente, sono considerate di peso diverso.
E la bilancia su cui le persone vengono pesate, sempre socialmente, è una bilancia che funziona sulla base di stereotipi ormai cementificati, nonostante gli sforzi di chi fa attivismo. E il gossip attorno alle relazioni sbilanciate racconta tantissimo di chi lo fa e molto poco delle persone che vengono "pesate".
L'intervista a Monica Guerritore e Giacomo Gianniotti, protagonisti della serie Netflix "Inganno"
due pesi e due misure: l'age gap va bene (a volte) se il vecchio è "lui"
Le relazioni considerate sbilanciate sono quelle in cui le persone coinvolte hanno esperienze diverse, culture diverse, redditi diversi, aspetti esteriori diversi e, chiaramente, età diverse. E nel grande equivoco intersezionale prodotto dal cattocapitalismo, che misura il potere e il peso delle persone sulla base del genere, del reddito e del relativo successo, un corpo giovane con un reddito basso tenderà a manipolare e ad approfittarsi di un corpo vecchio e con un reddito alto: è la vendita, o almeno il nolo, della propria bellezza e giovinezza in cambio del benessere materiale. Raramente si tiene in considerazione che tra le persone coinvolte ci possano essere sentimenti sinceri e disinteressati: accade quando, per esempio, si scopre che il corpo giovane e attraente è abitato da una persona ricca, per reddito o per eredità; i soldi, insomma, colmano il gap del sospetto, chiudono la voragine della necessità e appianano le distanze.
Subentra spessissimo allora la seconda domanda: e allora perché sta con lui / lei? A riprova del fatto che socialmente si ritiene incredibile e impossibile che un corpo vecchio venga trovato attraente o degno di interesse romantico: serve un motivo vero, pratico. I soldi.
La linea della discriminazione di genere però attraversa le intersezioni: quando il corpo giovane e attraente è quello di una donna è ovviamente una relazione interessata perché lei è una manipolatrice, una profittatrice che pensa ai soldi. Lui non è la "parte offesa", lui nella maggior parte dei casi crederà senza problemi di essere attraente (vorrei l'autostima dei maschi etero), in ogni caso ne approfitta a sua volta: è perfettamente canonico che un cinquantenne lasci la moglie coetanea per stare con una ragazza più giovane, se per tenersela deve comprarle qualcosina che male c'è?
Quando la situazione si inverte, quindi, quando a essere femminile è il corpo vecchio, accade che la colpevole è sempre lei: lei si lascia manipolare, lei non si rende conto di quanto è ridicola, lei è poco seria.
Ed entrano in gioco due fattori, peraltro concatenati: il primo è ovviamente il sesso negato delle sessantenni. Nelle rappresentazioni mediatiche - che sono la maggiore fonte di apprendimento sociale - è rarissimo, praticamente non esistente, il personaggio femminile e sessantenne con una vita sessuale. Quando succede viene raccontato come un caso eccezionale che diventa quindi centrale nella trama. L'incontro della sessantenne con l'amore è una fortuna alla quale non crede nemmeno lei e, nonostante la relazione si intrecci quasi sempre con un coetaneo, resta il margine di incredulità da parte del personaggio stesso: "sono vecchia, come è possibile che mi trovi attraente?".
Il secondo fattore: il potere. Un uomo di potere che esercita il proprio fascino su una giovane donna - o un giovane uomo, ovvio - è normale e normalizzato. Quintali di produzioni cinematografiche e tv hanno fatto involontariamente divulgazione sul diritto dell'uomo cinquanta-sessantenne a concedersi seconde e terze mogli con venti, trenta anni di meno. Dalle commedie tipo Il club delle prime mogli e Basta che funzioni fino ai film polizieschi, azione o thriller come il Caso Thomas Crawford che parlano di tutt'altro mentre normalizzano l'age gap in una coppia. Purché il vecchio sia lui.
L'inganno è credere che si resterà giovani per sempre
La premessa è che seguiranno micro spoiler. Nella serie Netflix Inganno - con Monica Guerritore - si mette in scena la relazione del personaggio di Guerritore, ricca sessantenne che festeggia il sessantesimo compleanno nel primo episodio, con il giovane, attraente e spiantato Elia (Giacomo Giannotti). E la prima scena, quella di apertura, vede Guerritore discutere con il figlio perché questo le ha bloccato i conti in quanto la ritiene vittima del reato di "circonvenzione di incapace".
Ma Guerritore è lucidissima, oltretutto il finale è aperto: il timone lo tiene Guerritore, se poi Elia fosse realmente innamorato di lei o se, come pensano i figli e l'ex marito, ne stesse approfittando a lei non interessa. Il tema però non è la trama della mini serie, che non nasconde gli intenti manipolatori di Elia, anzi, li mette in risalto sin dal minuto zero perché appunto non è quello il problema. Il tema è che le prime persone a commentare la trama come incredibile e inverosimile sono state le sessantenni italiane. Poi le cinquantenni, poi le quarantenni, poi tutte.
La maggior parte delle utenti ha stabilito a priori che "non è possibile che un giovane e bellissimo Elia si innamori veramente della sessantenne Gabriella". E lo stesso personaggio di Gabriella è dotato dello spessore funzionale a raccontare la condizione di sessantenne incredula: la resistenza nell'esplicitare la storia con Elia non nasce dalla vergogna di frequentare Elia in quanto Elia, ma dalla vergogna di mostrarsi come probabile vittima di manipolazione, prima ancora che la manipolazione sia avvenuta. "Vuoi che metta dei manifesti? Le persone mi conoscono come una donna seria", dirà lei a un certo punto. Perché, come ogni donna che si percepisce come "vecchia", la prima a non credere alla possibilità di avere una relazione con Elia è lei, la prima a credere che non sia serio avere una relazione con uno giovane è lei. Infatti la miniserie rappresenta alla perfezione l'ageismo intrecciato con la discriminazione di genere. E la loro interiorizzazione.
Una doppia linea di vergogna, sensi di colpa, inadeguaezza e miseria che colpisce le donne e gli uomini no. Però di tutte le discriminazioni quella ageista è realmente la più stupida: i sessant'anni, i settant'anni, se tutto va bene sono una fase della vita a cui accederemo tutte e tutti, perché inguaiarsi e ingabbiarsi in convinzioni che renderanno i sessant'anni, i settanta, gli ottanta, problematici? Perché continuare ad alimentare quegli stereotipi che - se tutto va bene - renderanno la vita impossibile e infelice a noi per prime?